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Strage Viareggio, indagati assenti: è polemica

All´udienza per l´affidamento delle perizie solo i familiari delle vittime. Che accusano: "Qualcuno non ha il coraggio di guardarci negli occhi". I parenti con le foto dei 32 morti appese al collo "Temiamo la prescrizione, se il processo saltasse scoppierebbe la rivolta"

LUCCA - La rabbia, il dolore e un po´ di speranza. I familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009 hanno appese al collo grandi foto delle 32 vittime: bambini, ragazzi e ragazze che ridevano alla vita e che l´hanno perduta perché un treno è deragliato e una nube di gas ha preso fuoco e ha distrutto tutto ciò che ha incontrato. Al Centro Fiere di Lucca è il giorno dell´affidamento delle perizie in incidente probatorio: il gip Simone Silvestri incarica due docenti di ingegneria, Dario Vangi e Riccardo Licciardello, di analizzare - alla presenza dei consulenti dei 38 indagati e delle 349 parti lese - l´asse che si è spezzato, la cisterna che si è rotta e gli "oggetti" che potrebbero aver causato la tragica lesione: un elemento dello scambio oppure un picchetto per la regolazione delle curve. Il 2 novembre la perizia sarà discussa in aula e sarà decisiva per delineare le responsabilità della strage. Nel 2012 il processo: «Ma nessuno mi potrà restituire mia moglie e due dei miei bambini, per me ogni giorno è difficile» ha detto Marco Piagentini, il cui viso ancora segnato dalle ustioni è protetto da una maschera opaca. I familiari delle vittime sono accorsi in massa, mentre non si è visto nessuno dei 38 indagati, fra cui l´amministratore di Ferrovie Mauro Moretti. «Se fossero stati presenti, sarebbe stato un atto di rispetto», ha detto il sindaco di Viareggio. «Non hanno il coraggio di guardarci negli occhi, non hanno umanità», ha commentato Daniela Rombi, madre di Emanuela, morta a 21 anni. «È normale che in un´udienza del genere gli indagati non siano presenti», hanno spiegato invece i difensori. Ora l´essenziale, dicono i familiari, è che la giustizia sia rapida. «Abbiamo paura del processo breve e della prescrizione breve», ha detto Daniela Rombi: «Se non si facesse il processo per la strage di Viareggio sarebbe la rivolta».
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