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Agile, i lavoratori dopo gli arresti: “Torna la speranza”
Otto arresti per bancarotta fraudolenta, nella vicenda che ha portato al fallimento di Agile (ex Eutelia). Questa la notizia arrivata sabato 10 luglio: su disposizione dei magistrati di Roma, è finito in manette l’ex direttore dell’Unione Sarda, Antonangelo Liori, per il crac costato circa 11 milioni di euro. Insieme a lui, sono stati fermati l’ex presidente di Eutelia, Leonardo Pizzichi, e gli azionisti Isacco Landi e Samuele Landi, l’ad di Omega, Pio Piccini l’amministratore di Agile-Omega, Claudio Marcello Massa, il tesoriere, Marco Fenu, e l’amministratore unico di Agile, Salvatore Riccardo Cammalleri. Samuele Landi al momento dell'emissione del provvedimento si trovava a Dubai. L’accusa per tutti è aver causato il fallimento della società attraverso operazioni finanziarie con il gruppo Omega. Le società sarebbero “scatole cinesi”, secondo i magistrati, e avrebbero rilevato imprese del comparto in crisi, per poi lucrare crediti e commesse quindi scaricare i debiti su altre società avviate verso il fallimento.

Subito i lavoratori hanno commentato la svolta, esprimendo la loro soddisfazione sul blog che tengono dall’inizio della vertenza. La giornata, scrivono nell’ultimo post, “per gli informatici della Agile ex Eutelia, è stata un ottovolante di emozioni, euforia, gioia, speranze rinnovate”. E aggiungono: “La situazione sembrava a un punto morto, con il presidio permanente alla Camera dei deputati, appoggiato da 120 deputati del Pd in sciopero della fame, per ottenere un tavolo di trattative da Gianni Letta, inesorabilmente ignorato”.

“L’azienda Agile era (ed è tutt’ora) avviata a morire d'inedia – ricordano inoltre -, per il progressivo esaurirsi delle commesse. A incancrenire ulteriormente la situazione, la scellerata gestione del personale, da parte di manager della sede di Roma, che hanno dichiarato in cassa integrazione lavoratori in piena attività di assistenza presso i clienti rimasti, mantenendo in ‘attività’ dipendenti assolutamente inutili e improduttivi, sia per la vertenza che per le sorti dell'azienda”.
 
IL PUNTO / Ipotesi amministrazione controllata
La Agile può salvarsi attraverso lo strumento dell’amministrazione controllata. È quanto sostengono i commissari straordinari nella relazione che hanno inviato al governo e depositato al tribunale fallimentare lo scorso 30 giugno. La vicenda tiene inchiodati a un destino incerto da più di un anno 1.600 (all’inizio erano 1.920) informatici, operai e tecnici tra i migliori che il comparto conosca. Da aprile, i tre commissari sono al lavoro per scongiurare il fallimento della società, ceduta nel giugno 2009 dalla Eutelia al gruppo Omega, in una delle operazioni più opache e spericolate nel settore informatico degli ultimi anni.

Ora tocca al tribunale giungere entro un mese, dopo aver sentito il parere dell’esecutivo, a una sentenza che appoggerà le tesi delineate nel rapporto o avviare il fallimento. Anche se, con i risultati della relazione, è probabile che prevalga la prima ipotesi. Nel documento emergono anche gli imbrogli contabili che prima i proprietari dell’Eutelia e poi gli amministratori del gruppo Omega perpetrarono ai danni di Agile, portandola sull’orlo del default, con 117 milioni di debiti, che lievitano però a 162 se si considerano anche i 45 milioni di Tfr dei dipendenti (che con lo stato d’insolvenza vanno a carico dell’Inps). Il passo successivo, una volta giunto l’ok del tribunale, dovrebbe essere quello di recuperare i crediti, per ridurre il debito.

Nel complesso, Agile vanta oltre 36 milioni di euro di crediti nei confronti dell’Eutelia (25) e del gruppo Omega (9,5). Anche se appare operazione ardua la restituzione di risorse utili al rilancio di Agile, a causa del commissariamento di Eutelia sopraggiunto all’inizio di giugno. Tira un sospiro di sollievo Fabrizio Potetti, della Fiom: “È un passo significativo per il salvataggio della società – spiega –, anche se non siamo d’accordo con l’ipotesi di cedere una parte delle attività, convinti che l’Agile per sopravvivere deve mantenere tutto il suo potenziale di professionalità”.

Il riferimento è a quelle righe della relazione in cui viene evidenziato che il volume di commesse serve a impiegare 400 persone, mentre per gli altri sono richiesti gli ammortizzatori sociali. Un passaggio che il sindacato non condivide, perché potrebbe aprire la strada a una riduzione degli organici, per correggere i forti squilibri finanziari dell’azienda. Il caso Agile è legato a doppio filo al processo in cui sono stati rinviati con l’accusa di frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio i proprietari della Eutelia, i fratelli Landi, per aver fatto sparire dal 2002 al 2006 100 milioni di euro dal bilancio aziendale. Innanzitutto, perché ad architettare le due operazioni sono state gli stessi imprenditori senza scrupoli.

Poi perché la cessione di Agile fu premeditata dai vertici dell’Eutelia, per cercare in modo disperato di sopravvivere ai disastri finanziari che loro stessi avevano creato. In terzo luogo perché i dipendenti della Agile rappresentato gran parte dei quasi mille lavoratori che insieme al sindacato, si sono costituiti parte civile proprio in quel processo. Saranno i giudici a stabilire il prossimo 27 luglio se è valida la costituzione di parte civile. “È la prima volta – evidenzia Potetti – che il sindacato persegue l’obiettivo di essere parte civile in un dibattimento giudiziario di questo tipo. La Agile e l’Eutelia rischiano il fallimento non per ragioni di mercato, ma per le criminali operazioni dei fratelli Landi. Queste persone devono sapere che non la faranno franca e che siamo pronti a rivalerci sulle loro proprietà”. Non a caso, la Agile fu costituita in società a responsabilità limitata, proprio per evitare guai sicuri agli imprenditori aretini.

Nelle 130 pagine della relazione, i tre commissari straordinari ricostruiscono le vicende che hanno portato prima allo stato d’insolvenza e poi a un passo dal fallimento la Agile, società costituita poche settimane prima della vendita dalla Eutelia. Da quello che emerge, si rimane sconcertati dalla premeditazione, dalla condotta cinica della Eutelia e, in seguito, della Omega, a cui passò la proprietà della Agile. Quest’ultima, quando venne costituta, fu intenzionalmente sovradimensionata, per liberarsi in un colpo solo del ramo informatico: quell’assetto determinerà un grande passivo fin dall’inizio.

All’atto della cessione sia i crediti vantati che il valore delle commesse furono sovrastimati, per dare l’impressione che le future entrate pareggiassero i debiti accollati alla nuova azienda. E di debiti di Eutelia passati in modo illegittimo, anche attraverso scritture private, ce ne furono veramente tanti. Non solo: una volta venduta la società, molti dei contratti rimasero incredibilmente in capo all’Eutelia, che non avendo comunicato ai committenti che la Agile non faceva più parte del proprio gruppo, continuava a incassare i proventi delle commesse che l’azienda aveva in carico.

Per questa via, i proprietari della Eutelia hanno intascato milioni di euro. Non meno rilevanti, i danni che il gruppo Omega ha arrecato all’azienda. I proventi commerciali derivanti dalle attività della società informatica confluivano su un conto corrente unico, che poi gli amministratori del gruppo Omega usavano per ripianare i debiti di altre imprese controllate o per acquistare partecipazioni di altre aziende, come la Ambro Investimenti. Tutto questo accadeva quando il gruppo Omega già da mesi non versava più gli stipendi ai lavoratori della Agile.
(a cura di Antonio Fico)

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