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I cinesi comprano pure la Spagna
ALLEANZE Aiuto economico e affari per Zapatero
Ognuno fa i suoi conti e alla fine sono tutti contenti: un mezzo piano Marshall per il debito spagnolo in cambio di un amplio canale per gli investimenti cinesi in Europa e in America Latina. L'accordo raggiunto ieri a Madrid tra Cina e Spagna è di quelli che dimostrano ancora una volta come Pechino, forte del fondo sovrano più imponente del pianeta, intenda approfittare bene della situazione di debolezza creata dalla crisi economica nella Ue per guadagnare nuove posizioni strategiche nel mondo. Il tutto con ricadute non solo economiche, ma anche politiche. Non è un caso che il governo Zapatero sia stato uno dei più tiepidi, e in assoluto tra gli ultimi, nel reclamare la scarcerazione del premio Nobel Li Xiaobo. A inizio dicembre, alla cerimonia di Oslo, l'accordo siglato ieri, era già cosa praticamente fatta. E non si tratta di poca cosa.
Il vecepremier cinese Li Keqiang, da molti indicato come il futuro capo del governo, arrivato a Madrid ha aperto con decisione i cordoni della borsa e donato un po' di ossigeno alle finanze spagnole. «Sono venuto con un messaggio di fiducia - ha detto Keqiang - la Cina ha fiducia che il popolo spagnolo supererà con successo la crisi». Un messaggio pubblico - e come tale importantissimo per contrastare l'attacco dei mercati - ma non fatto di sole parole. Keqiang ha condito infatti la retorica con molto sale, ossia con l'impegno ad acquistare nel mercato primario e secondario tanti titoli spagnoli quanti la Cina ne ha già comprati da Grecia e Portogallo. Fatti due conti, il ministero delle finanze spagnolo fissa l'asticella intorno ai 6 miliardi di euro.
Un investimento non nuovo quello di Pechino, che detiene già il 20% del debito iberico piazzato all'estero per una cifra pari ai 43 miliardi di euro. Un intervento di sostegno che non guarda solo alla difficile situazione attuale, ma assai più lontano. «Non solo arriviamo in tempi di crisi - ha affermato l'ambasciatore cinese in Spagna - ma saremo un investitore duraturo e responsabile nei mercati finanziari europei».
Oltre al sostegno al debito, Cina e Spagna hanno parlato molto di affari, siglando 16 accordi commerciali, di cui 12 con imprese private, per un totale di 5,65 miliardi di euro. Si va dalle energie rinnovabili, settore in cui Madrid è all'avanguardia soprattutto in campo eolico e solare, ai sistemi di controllo del traffico aereo, dai servizi bancari al settore petrolifero (Pechino ha comprato il 40% della filiale brasiliana di Repsol, mettendo un altro piede oltre atlantico) per finire con l'esportazione di vino, olio e prosciutto. Per provare a raddrizzare almeno un po' la bilancia commerciale, il ministero dell'industria spagnolo ha lanciato un vero e proprio piano per calamitare turisti cinesi. L'obiettivo, ambizioso, è quello di passare dalle 90 mila presenze del 2009 alle 300 mila nel 2012 per poi toccare un milione di visite nel 2020 il tutto agilizzando i visti, ampliando il numero dei voli diretti e adattando l'offerta a una tipologia di turista un po' particolare. Tanto per dirne una è difficile vedere un cinese in spiaggia.
Insomma la Spagna vende alla Cina tecnologia, vino, olio, prosciutto e turismo, prodotti punta anche del made in Italy, ma Keqiang ha scelto Madrid e non Roma, come prima tappa di un viaggio che lo porterà anche a Berlino e Londra. «La Spagna è il miglior amico della Cina nella Ue», ha affermato ieri il vicepremier. I diritti umani sono messi da parte - «questo tema non è oggetto del dialogo bilaterale, ma viene trattato nel quadro delle relazioni Unione europea-Cina», diceva ieri la diplomazia spagnola - l'Italia rischia di fare la stessa fine.
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