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Prezzo della Crisi del 25-02-2011: 'ROMA 2020: UNA CORSA GIA' VISTA...'
di Daniele Nalbone
Ventuno anni. Tanti ne sono passati dai Mondiali di Calcio di Italia ‘90. Meno di due anni, invece, ne sono trascorsi dai Mondiali di Nuoto di Roma 2009.
Italia 90 ci ha lasciato, come romani, un inutile oggi fatiscente e per questo in via di “riqualificazione”, Air Terminal, nel quartiere Ostiense e di servizio all’omonima stazione. Costo: 150 miliardi di lire. Ebbene, dall’estate del 1990 quel terminal è stato abbandonato. Come questo, anche le stazioni ferroviarie di Farneto e Vigna Clara, costate in tutto 80 miliardi. Lo stesso dicasi per il sottopasso, inutilizzato o quasi, di via Cristoforo Colombo che collega (o meglio, collegherebbe) la Colombo, appunto, con la via Ostiense. Queste le infrastrutture “a servizio” del Grande Evento.
Venti anni dopo, ecco i Mondiali di Nuoto di Roma 2009, evento per i quali il Comune di Roma è in rosso (almeno questo il debito certificato) di nove milioni di euro. Senza contare che le tre piscine pubbliche (Ostia, Valco San Paolo, Pietralata), costate oltre 50 milioni di euro a fronte di una spesa prevista di circa 30 milioni, sono ancora un cantiere o inutilizzate. Per lo stesso evento la Giunta Veltroni progetto e iniziò i lavori della Città dello Sport dell’archistar Santiago Calatrava in quel di Tor Vergata. Duecento milioni la spesa prevista. Seicento i milioni necessari, alla fine, per terminarla. Terminarla, esatto, perché sebbene progettata per ospitare i Mondiali di Nuoto del 2009, questa immensa cattedrale in un deserto, quello di Romanina-Tor Vergata che ora Alemanno vuole cementificare definitivamente con la Città della Musica e dei Giovani, è ancora un cantiere. Così, alla fine della fiera, per i Mondiali di Nuoto, costati circa 25 milioni di euro (tra lavori di ristrutturazione degli impianti esistenti del Foro Italico, organizzazione, allestimento, etc.), sono stati spesi oltre 200 milioni di euro. Tutto questo, tramite la “governance” del commissariamento, dei poteri “assoluti” di Protezione Civile, di “emergenza grande evento”.
Ora la domanda che ci si pone, visto che Roma si appresta a correre per le Olimpiadi del 2020, guidata da un team di politici e imprenditori di primissimo piano a livello nazionale è: «perché nel 2020 dovrebbe essere diverso»? La nomina di Mario Pescante come presidente del Comitato promotore non è certo segno di discontinuità rispetto alla precedente gestione dei Grandi Eventi. Mario Pescante è plurindagato per reati contro l’interesse pubblico. Travolto dallo scandalo doping nel mondo del calcio con la gestione dei laboratori dell’Acquacetosa, si è dovuto dimettere dalla presidenza del Coni. Già condannato per l’affidamento di appalti a costante rialzo di spesa per l’adeguamento dello Stadio Olimpico di Roma, è stato indagato anche per l’assunzione di ben 959 persone, senza concorso, al Coni. Certo, da quest’ultima accusa è stato prosciolto, ma solo perché nel frattempo è cambiata la legge sull’abuso d’ufficio. Nella squadra guidata da Mario Pescante, poi, l’unica atleta (impegnata comunque in politica, fronte Pdl) è l’ex sciatrice nordica Manuela Di Centa. Gli altri sono, a parte Gianni Petrucci (presidente del Coni), politici (i vicepresidenti Gianni Alemanno e Renata Polverini) ma soprattutto imprenditori: Luigi Abete, Nerio Alessandri, Azzurra Caltagirone, Luca Cordero di Montezemolo, Aurelio de Laurentiis, John Elkann, Cesare Geronzi, Andrea Guerra, Giovanni Malagò, Emma Marcegaglia, Giuseppe Recchi e Aurelio Regina. Buona corsa olimpica.

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