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Prezzo della Crisi del 15-04-2011: 'CIAO VIK, GRANDISSIMA TESTA DI CAZZO!'
News imageMi dispiace, ma lavorare “su di te” proprio non ci riesco. Raccontare i fatti, freddi, non è possibile in questo momento.

Conosco Vik, “grandissima testa di cazzo” come lo saluto sempre su skype, facebook o via mail, da un incontro sulla Palestina a Roma qualche anno fa. Il 2006 o il 2007. Non ricordo. Lui non era dietro il tavolo a raccontare e denunciare, come sarebbe stato poi da lì in avanti, ma ad ascoltare i racconti, con me, che attivisti palestinesi facevano della loro quotidianità. La sera stessa, davanti a una birra a San Lorenzo, mi ha spiegato perché ha deciso di vivere questa vita. Mi ha raccontato del suo mal di stomaco ogni volta che solo immaginava un check point. «Chiediamo solo che alcune semplici imbarcazioni approdino a Gaza con il loro carico di pace, amore, empatia, che a tutti i palestinesi siano concessi gli stessi diritti di cui godono gli israeliani e qualsiasi altro popolo del pianeta». In questa frase, alla fine di una sua lettera dell’agosto 2008, c’è tutta l’utopia semplice e concreta di Vik. Il suo “restiamo umani” non è solo esortativo: è un monito che Vik ripete a se stesso. Restare umani è difficile quando vedi uomini trattati come animali da altri uomini. Restare umani è un’impresa quando vedi bambini presi a calci o donne che fanno la spesa vittime di sassaiole da parte di bambini dal lato opposto una linea senza senso. «Soffiate sulle nostre vele» scriveva Vik nel 2008 «remate con noi, la giustizia e la libertà sono diritti spogliati di cittadinanza, riguardano l’intera comunità di esseri umani senza esclusione alcuna». Nessun riferimento politico. Nessun richiamo a una guerra inumana, ad anni di propaganda antipalestinese, ad anni di abusi e soprusi su una popolazione inerme. Giustizia. Cittadinanza. Vik racconta di comunità di “esseri umani” «senza esclusione alcuna». In questo momento non riesco a interrogarmi sui perché, sui come, sui chi di questa assurda azione. In questo momento voglio solo ricordarmi il Vik amico. Il Vik compagno. Il Vik che qualche giorno fa mi ha scritto «Hola Dan, mentre mi scrivevi qui dietro l’angolo saltava in aria un’auto. Per il momento si contano almeno due morti. Sti cazzo di droni (…) Ti sto ancora aspettando qui per farti vedere con i tuoi occhi quello che le parole non possono raccontare. Un abbraccio. Vik».

“Ormai non c’è più niente da fare” è stato il mio primo pensiero questa mattina. Ma voglio dare spazio al secondo pensiero: per ricordare Vik, andiamo tutti in libreria (o facciamolo online) e compriamo almeno una copia del suo libro “Restiamo Umani” (i cui proventi sono devoluti al Palestinian Center for Democracy and Conflict Resolution per finanziare una serie di progetti ludico-socio-assistenziali per i bambini feriti o traumatizzati). Regaliamola a qualcuno che oggi non è più umano per far si che torni a essere umano. Regaliamo a noi stessi per restare umani. “Costringiamo” la casa editrice, che poi à Il Manifesto, a stampare nuovamente il libro di Vik. Non per ricordare Vik o le sue parole. Semplicemente per finanziare, con questo acquisto, la causa dei bambini di Gaza. Affinché, come ha scritto Vik, «le loro ferite possano rimarginarsi presto». Che la nostra ferita, invece, ci mantenga umani. Io, da parte mia, prometto che verrò a Gaza quanto prima.

Ciao Vik.

Mi mancherai, grandissima testa di cazzo!

Dan

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