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No Tav arrestate, ecco le pericolose armi: Maalox, maschera antigas e guanti
News imageNo Tav arrestate, ecco le pericolose armi: Maalox, maschera antigas e guanti

Da La Stampa del 13 settembre: “Ho tre bambini a casa. Non sono una violenta”. Parla dal carcere una delle No Tav arrestate a Chiomonte
L’emozione è intensa, ma non sfocia mai nel pianto. «Sono una pacifista io, non è giusto bollare come violenta una No Tav come me. Sono madre di tre bambini e ho un lavoro regolare dove oggi temo di risultare assente ingiustificata».

Elena Garberi, 39 anni, operaia all’Azimut di Avigliana e volontaria del 118 a Giaveno, parla guardando dritto negli occhi Eleonora Artesio, la consigliera regionale della Federazione della Sinistra che ieri mattina è andata a trovarla in carcere. Accanto c’è Marianna Valenti, studentessa torinese di 20 anni. Entrambe arrestate da Digos e carabinieri durante gli scontri di venerdì notte a Chiomonte per resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. «Ma non abbiamo fatto niente» dicono d’un soffio, gli aspetti relativi alle indagini non possono essere approfonditi durante i colloqui tra esponenti politici e detenuti.

Il colloquio avviene al secondo piano delle Vallette, nella stanza degli ispettori di polizia penitenziaria. Entrambe in jeans e T-shirt colorata, le due attiviste No Tav chiedono di poter avere qualche effetto personale e «se fosse possibile, ci piacerebbe stare nella stessa cella. Se qualche altro politico vuole venire a trovarci, per noi va bene: vogliamo che si sappia che il movimento dei No Tav è composto da persone pacifiste». Concetto ampiamente ripreso e rimarcato anche dai loro difensori, gli avvocati Gianluca Vitale (che assiste la Garberi) e Laura Cargnino (Valenti). «Le due giovani sono entrambe incensurate – osservano i legali -, impegnate nel sociale e non ci sono elementi che le inquadrano come persone così pericolose. Eppure non sono stati concessi loro neppure gli arresti domiciliari».

Di tono opposto la tesi della pubblica accusa. Secondo il procuratore aggiunto Andrea Beconi e il pm Nicoletta Quaglino, Elena Garberi e Marianna Valenti venerdì notte erano lì, davanti al varco 4 del cantiere della Maddalena di Chiomonte mentre questo era preso d’assalto da un lancio di sassi, palline d’acciaio, bombe carta. Elena Garberi, inoltre, aveva con sé uno zaino con una sorta di kit di pronto soccorso: Maalox per attenuare l’effetto dei lacrimogeni allo stomaco, guanti da lavoro e una maschera antigas. Secondo l’avvocato Vitale «li aveva portati perché spesso durante le manifestazioni le forze dell’ordine ricorrono ai lacrimogeni, che possono causare malesseri ai dimostranti».

Ma la Procura e il gip Giuseppe Salerno non hanno creduto a questa versione, puntato il dito contro la maschera antigas e i guanti da lavoro, strumenti di chi sembra pronto più a combattere che a curare. Non solo. I domiciliari sono stati negati dal giudice perché si teme che le due attiviste, una volta a casa, possano mantenere i rapporti con le frange violente del movimento No Tav. Secca la replica dell’avvocato Vitale: «La mia assistita e l’altra ragazza sono solo vittime di un clima politico incapace di gestire il problema della reale necessità dell’Alta velocità». Le due detenute ieri si sono informate sulla possibilità si «spedire lettere e telegrammi». Ieri sera, in piazza Castello, 300 No Tav hanno manifestato per chiedere la loro scarcerazione, bloccando anche il traffico in via Po.
Nella foto: L’arresto di Elena Garberi, 39 anni.
(GRAZIA LONGO, LaStampa)
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