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Crisi Grecia - Scure su stipendi e pensioni, licenziamenti più facili. I sindacati: "Le condizioni di vita tornano indietro di venti anni"
di ETTORE LIVINI (Repubblica del 3 maggio 2010)
ATENE - Stipendi più bassi, tasse più alte, licenziamenti più facili ed età pensionabile alzata di quasi cinque anni. I greci hanno scoperto ieri che il biglietto per partecipare alla nuova Odissea di Atene (copyright del premier Giorgos Papandreou) sarà, come prevedibile, salatissimo. Ue e Fondo Monetario garantiranno al governo i 120 miliardi «necessari per salvare il Paese dalla bancarotta», ha spiegato il primo ministro. I suoi concittadini però dovranno garantire in cambio «grandi sacrifici». Una cura lacrime e sangue da 30 miliardi per tagliare il rapporto deficit-Pil dal 13,9% attuale al 3% entro il 2014 che nei prossimi giorni - dopodomani è convocato lo sciopero generale - affronterà l´inevitabile esame della piazza. «La nostra condizione di vita tornerà indietro di vent´anni - ha detto Spyros Papaspyros, segretario di Adedy, il sindacato dei dipendenti pubblici - temo un´esplosione sociale».
Bruxelles, Washington e Bce verificheranno ogni tre mesi il rispetto degli obiettivi del piano, condizione necessaria per tenere aperto il rubinetto dei fondi internazionali. «Lo scudo degli aiuti ci consente di fare le riforme senza essere costretti a chiedere soldi al mercato nei prossimi tre anni» ha spiegato il ministro delle Finanze Papakonstantinou.
La pillola più amara del piano dovranno mandarla giù i dipendenti del pubblico impiego. Stipendi e pensioni saranno congelati fino al 2014. Non solo: le misure concordate con la Trojka prevedono un colpo d´accetta ai bonus (-28% in tutto) che costituivano una parte importante dei loro salari. Il Governo ha salvato dall´austerity tredicesima e quattordicesima - una piccola vittoria per il fronte sindacale - riducendole però a un massimo di mille euro. Niente extra per i compensi superiori ai 3mila euro e le pensioni oltre i 2.500. La prossima busta paga del settore sarà inferiore del 30% a quella di dicembre scorso.
Per i dipendenti del settore privato Papandreou ha annunciato misure che faciliteranno i licenziamenti (sarà alzato il tetto del 2% al mese per le grandi aziende) e un´iniezione di flessibilità. In cambio ha ottenuto l´ok al varo del salario minimo per giovani disoccupati e disoccupati.
Rivoluzionate anche le pensioni: l´età minima sarà portata a 65 anni ed equiparata tra uomini e donne. Entro il 2015 per lasciare il lavoro ci vorranno almeno 40 anni di contributi (oggi sono 35) e il valore dell´assegno mensile sarà calcolato sull´intera vita lavorativa e non solo sugli ultimi dieci anni. Falcidiata a poche unità la lista delle professioni usuranti che garantivano le baby pensioni, un surreale elenco di 600 attività tra cui i trombettisti (a rischio di reflusso gastrico) e i conduttori tv minacciati dai batteri nei microfoni.
I tagli non sono però l´unico sacrificio chiesto ai greci. La terapia d´urto della Trojka farà decollare il costo della vita: l´Iva salirà dal 21% al 23%, balzeranno del 10% le imposte su sigarette, alcol e benzina. Atene chiederà un «contributo straordinario» alle imprese (leggi le banche) che guadagnano di più. La cura, come ovvio, non sarà espansiva: il Pil ellenico è stato rivisto a meno 4% nel 2010 e tornerà a crescere nel 2012. Il debito pubblico arriverà al 149% del Pil per iniziare a scendere solo dal 2014. Il numero più delicato (su cui non a caso Atene e Ue glissano) è quello della disoccupazione già arrivata all´11,3%. «Sono sacrifici pesanti - ammette il ministro Papakonstantinou - ma dovevamo scegliere tra il collasso e la sopravvivenza. Da questo elettrochoc uscirà una Grecia più credibile e trasparente. E sono certo che la maggioranza del Paese sarà con noi». I prossimi giorni diranno se ha ragione.
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