Martedì 19 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento 10:37
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Ripartiamo da Teano, di Tonino Perna
La crisi economica-finanziaria sta mettendo in fibrillazione l’Unione Europea e rischia di far saltare non solo l’Unione Monetaria , ma di dividere il nord dal sud , di creare una frantumazione anche all’interno degli stati nazionali. Wallerstein intervenendo su questo quotidiano ha messo in evidenza come il Belgio sia ormai sull’orlo della separazione definitiva tra valloni e fiamminghi. Anche altri paesi europei, tra cui la Spagna e l’Italia, rischiano di trovarsi di fronte a profonde lacerazioni interne i cui esiti non sono prevedibili. Si sta affermando un sentire comune che si fonda sulla paura e si chiama “si salvi chi può” , che può diventare un grido di battaglia che mette gli uni contro gli altri i lavoratori, le regioni, le diverse popolazioni europee.
Il nostro paese tra i più fragili , sul piano economico e dell’identità nazionale, è già nell’occhio del ciclone . I 150 anni dell’Unità d’Italia non potevano cadere in una fase più difficile e delicata. Per questo le celebrazioni dell’Unità- una normale ricorrenza in altri tempi- stanno assumendo la valenza dello scontro politico, mettendo a nudo la fragilità della nostra identità nazionale. Di fronte ad una crisi economica profonda, strutturale, sistemica, le scorciatoie razziste, xenofobe, etniche rischiano di moltiplicarsi e creare una inarrestabile frantumazione del nostro paese.
Al di là della strategia politica della Lega nord, la nostra identità ed unità nazionale è da tempo in crisi profonda. Possiamo dire che in questo secolo e mezzo abbiamo avuto pochi momenti di vera unità nazionale . Sono state le grandi lotte dei lavoratori e degli studenti degli anni ’60 e ’70 ,del secolo scorso, che hanno costruito una unità reale e materiale del paese, superando i pregiudizi e la discriminazione nei confronti dei meridionali (terroni). Poi siamo ripiombati in quel “particulare” che Guicciardini già indicava come patologia di questa terra. Oggi, la Crisi Globale funziona da acceleratore di processi in atto da tempo.
Crediamo che tra la retorica nazionalista e le spinte secessioniste esista un’Altra Italia che possa far sentire con forza la sua voce, che ha preso atto che un modello economico-sociale e politico sia fallito e che sta cercando e sperimentando altre strade per rispondere alla crisi , che non è solo economica, ma culturale, morale , è soprattutto “crisi di prospettiva, di orizzonti, di costruzione di un futuro sostenibile”.
Con questi presupposti, insieme a tanti compagni di strada, con cui abbiamo condiviso le grandi battaglie –per la pace, per la difesa dell’ambiente, per la giustizia sociale e la democrazia- abbiamo pensato di organizzare un grande evento a Teano , dal 24 al 26 ottobre.
Questa volta non ci saranno né Re, né Garibaldi, né sultani , né regine, ma i rappresentanti degli enti locali, a partire dai Comuni, del mondo dell’associazionismo,del movimento dei lavoratori, della cooperazione nazionale ed internazionale, dei movimenti – ambientalisti, pacifisti, antimafia, ecc. – del mondo dell’Altreconomia ,dai G.A.S. alle imprese “responsabili”.
L’obiettivo è quello di portare 1000 sindaci da tutto il paese , a partire da quelli che fanno parte delle reti tra municipi (Recosol, Comuni Virtuosi, Comuni dei Parchi, Avviso Pubblico, Nuovo Municipio, ecc.) . Nella giornata finale leggeremo il decalogo di principi e valori su cui vogliamo rilanciare l’Unità d’Italia. Unità nelle diversità e nel rispetto delle autonomie locali che vanno rafforzate all’interno di un progetto-paese. Abbiamo bisogno di un grande progetto-paese che risponda alle domande : quale ruolo debba avere l’Italia nella nuova divisione internazionale del lavoro ? quale contributo può dare oggi il Mezzogiorno per rispondere alla crisi ? quale società vogliamo costruire , su quali valori e su quali basi di solidarietà ?
Insieme a intellettuali, tecnici, esperti e tanti cittadini impegnati nel sociale e nell’altreconomia partiamo fin da oggi , con tante iniziative, per costruire insieme un orizzonte comune che ci faccia uscire dalla G.D.E. (Grande Depressione Esistenziale) in cui siamo finiti, per ritrovare l’orgoglio di essere cittadini di questo paese. Del paese che vogliamo: ricco di storia e culture diverse, accogliente e solidale con altri popoli, capace di immaginare un altro modello di società che ci faccia uscire dalla gabbia dell’economicismo , del consumismo triste, degli egoismi territoriali.

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