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BERLUSCONI INVECE CHE "SCHIERARE" LA PROTEZIONE CIVILE, VADA ALL'AQUILA E CHIEDA SCUSA.
Berlusconi oggi ne ha dette tante, come al solito in tempo di finanziaria per nascondere le prime pagine sulle pensioni qualche titolo occorrerà pur metterlo. Ma una tra le tante di quelle che ha detto merita una veloce riflessione. Il presidente ha annunciato che la protezione civile i cui vertici sono finiti sotto inchiesta per mancato allarme, non andrà più all'Aquila altrimenti qualcuno rischia di prendersi spari in testa. Ecco, questa frase dimostra cosa il premier pensi della protezione civile. Berlusconi la considera una sorta di corpo politico dell'emergenza, legato alla sua immagine che può schierarsi o meno, a seconda del suo volere della sua persona e non dei bisogni sociali degli italiani.
Con queste dichiarazioni il premier schiera l'intera struttura, fatta di volontari e personale pubblico, all'interno di una questione che ne investe i vertici e le loro "presunte" mancanze rispetto ad accuse che vengono mosse dai pm. Berlusconi, se fosse un politico corretto, per proteggere l'immagine della protezione civile poteva e doveva sospendere i vertici che per varie ragioni sono finiti sotto inchista a partire da Bertolaso. Questo avrebbe permesso di evitare di esporre l'intera struttura al pubblico pronunciamento, invece ha fatto esattamente l'inverso, mettendo nello stesso calderone il cuoco volontario dei campi con chi ricopriva altri incarichi con stipendi dello stato.
Gli aquilani, a differenza di ciò che pensa il premier sanno distinguere, e nessuno di loro si sognerebbe di accusare i volontari della protezione civile. L'Aquila è stata saccheggiata socialmente e territorialmente dopo il terremoto, socialmente perchè l'anima sociale della città è stata distrutta da chi ha pensato allo spot del piano case senza riflettere su come salvare il lavoro ed il destino del luogo. Territorialmente perchè le New Towns di Berlusconi hanno ferito mortalmente quel territorio ridisegnando comunità disperse consumando territorio. Così al terremoto si è aggiunta la crisi della ricostruzione mancata. Berlusconi invece che schierare tanti volontari incolpevoli nelle sue beghe e nei suoi fallimenti, uomnini e donne che hanno dato il loro tempo e lavoro per l'Aquila, si assuma le proprie responsabilità ed abbia lui il coraggio di andare dagli aquilani a chiedere scusa. Sicuramente nessuno gli sparerà ma i fischi saranno tanti, anche perchè con l'ultima finanziaria non gli ha risparmiato nemmeno una lira di tasse.
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