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Intervista a Piergiovanni Alleva: "Sono norme incostituzionali, non c'è referendum che tenga"
di Andrea Milluzzi (Liberazione del 16 giugno 2010)
Quindi referendum sarà. Il 22 giugno le tute blu i cui sindacati hanno firmato l’accordo con la Fiat saranno chiamati ad esprimersi. Ma sarà un passo falso in partenza: «E’ una consultazione che viene proposta in un clima di forte intimidazione, in sostanza sotto la minaccia del licenziamento. Vorrei però fare presente che la Cassazione con una recente sentenza ha rilevato che la minaccia di licenziare un lavoratore affinché lavori più del previsto è reato. Solo che quando l’ha fatto un “trucidon”e di un capofficina finisce sotto processo penale, adesso perché è la Fiat...». Sono parole di Piergiovanni Alleva, giuslavorista che ieri, insieme al segretario generale della Fiom Landini, si è studiato il testo di Marchionne. E ne ha tratto due conclusioni: ci sono norme anticostituzionali e anche il referendum potrà non avere valore.

Professore, ci spiega cosa non va in quel testo?
Sicuramente contiene dei peggioramenti della condizione operaia: per esempio le pause (da che erano due da 20 minuti sono diventate 3 da 10) ma soprattutto l’orario di lavoro è molto oneroso perché la pausa netta viene portata a fine turno e spesso può saltare e poi si può comandare lo straordinario nella pausa mensa, messa alla fine. Le ore di straordinario obbligatorio passano da 40 a 120, il recupero in caso di extralavoro viene fatto senza limiti, si può demansionare un operaio tranquillamente, mentre si potrebbe fare solo in caso di una procedura di mobilità aperta... insomma, l’organizzazione produttiva viene rovesciata sui lavoratori, contro tutto quello che è contenuto nel contratto nazionale.

Poi ci sono gli attacchi ai diritti dei lavoratori...
E qui, nelle clausole finali, si ha veramente il segnale: la 14 e la 15 fissano un dovere di pace, cioè una responsabilità diretta del lavoratore nel caso che si apra una lotta o che ci sia una disobbedienza sui contenuti appena detti. I sindacati dovrebbero sottoscrivere l’obbligo a non riaprire un contenzioso e addirittura perderebbero i loro diritti se un iscritto dovesse aprire un conflitto. L’articolo 15 dell’accordo poi è la vera e propria norma di rinuncia allo sciopero: se il lavoratore non la segue si espone a sanzioni.

E’ costituzionale?
Diciamo che è sicuro che la giurisprudenza dice che il diritto di sciopero è un diritto individuale seppur a indirizzo collettivo. I lavoratori scioperano non perché lo dicono i sindacati, ma perché è una decisione loro e quindi non possono essere rimproverati o sanzionati. Se il diritto di sciopero non fosse individuale non potrebbero esistere gli scioperi politici o quelli di solidarietà.Pretendere che i lavoratori firmino una clausola di pace che li investa direttamente è un’assoluta novità. Diciamo che lo sciopero è più vicino a un diritto di espressione. Per questo motivo, se si volesse dire che una volta che questo accordo sia stato stipulato solo con alcuni ma venisse applicato. con tanto di sanzioni, anche ai lavoratori non iscritti al sindacato o iscritti alla Fiom, ecco, saremmo di fronte ad una incostituzionalità massima.

Cosa ne dice di quanto prevede l’accordo sulla malattia?
Prevede che la ditta potrebbe non pagare la sua parte di trattamenti contrattuali qualora ci fosse un assenteismo maggiore alla normalità. E’ una cosa contraria al contratto nazionale e al buon senso: già oggi ci sono sanzioni per chi simula. La giustizia sommaria lascia francamente basiti.

E se i “sì” vincessero al referendum?
Chiediamoci perché questa volta è la Fiat che vuole il referendum. Lo fa perché si rende conto che deve trovare una fonte giuridica di legittimazoone a una vincolarità verso tutti. Sarebbe una fonte di legittimazione politica e forse anche giuridica sulla base del concetto che se alcune materie sono indivisibili (come si organizza un turno, per esempio) c’è un criterio di maggioranza che potrebbe legare tutti. Ma il referendum ha un valore consultivo, non vincolante. E in nessun caso un accordo, anche se confermato da un referendum, può prevedere qualcosa di incostituzionale. Sarebbe come se facessimo un referendum per pagare le donne la metà degli uomini. C’è di più: se si volesse dare a questo referendum un valore di atto giuridico obbligatorio allora non sarebbe valido, perché si sarebbe svolto sotto minaccia. Ci troviamo di fronte a un utilizzo falsato di un grande strumento di democrazia qual il referendum. Se la Fiat lo avesse invocato proponendo una trattativa in caso di bocciatura sarebbe stato diverso. Ma qui dice: o lo fate passare o vi licenzio...

Allora cosa può succedere? La Fiom deve impugnare l’accordo?
Possono succedere tante cose: arriverà il momento in cui un lavoratore a cui viene comandato lo straordinario dirà di non essere vincolato e non lo farà. Allora salterà fuori tutto il pasticcio: se non è iscritto ai sindacati firmatari che succede? E se c’è “sì” avesse vinto il referendum sarebbe valido? Le risposte già le sappiamo.

A livello politico è comunque una forzatura importante...
Sì ma secondo me è importante che si chiarisca in sede politica e giuridica due cose: non riguarda i lavoratori che non firmano e il referendum non cambierà niente finché sarà fatto sotto minaccia. E comunque non potrà sanare una norma incostituzionale.
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