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Università, i punti chiave della riforma
Slitta a martedì 30 novembre il voto finale del disegno di legge per la riforma dell'Università. Il via libera definitivo della Camera (il sì del Senato risale allo scorso luglio) era atteso per giovedì 25 novembre, ma le proteste degli studenti in tutta Italia e la fragilità della maggioranza ne hanno rallentato l'iter. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha dunque stabilito di sconvocare la sedute del pomeriggio e quella notturna del 25 novembre e di proseguire l'esame della legge martedì 30, con il voto finale in serata. L'approvazione alla Camera di una parte degli oltre 400 emendamenti ai 25 articoli non ha stravolto l'impianto base della riforma, che rimane sostanzialmente invariato: cda costituiti da maggiori rappresentanze di privati, più spazio al merito, ricercatori a tempo (massimo 6 anni), le valutazioni dei docenti con obbligo di relazione triennale, gli ordinari potranno rimanere dietro la cattedra non oltre 70 anni, nuove modalità dei concorsi con rappresentanza minima dei commissari interni, fusione e federazione degli atenei più piccoli.

Ecco i punti chiave del ddl:

RICERCATORI. Passano a tempo determinato con il cosiddetto "tenure-track" per 3 o massimo 5 anni. A quel punto potranno ottenere solo un contratto triennale rinnovabile una volta. Quindi, se superano il concorso diventano associati, altrimenti sono esclusi definitivamente dagli atenei. I ricercatori di ruolo devono riservare ogni anno alla didattica integrativa un massimale di ore. Per quelli di lunga data l'immissione in ruolo è ad esaurimento. Scende da 36 anni a 30 l’età minima per essere assunti.

CONCORSI. Il ministro Gelmini promette concorsi per il passaggio da ricercatore a professore associato. Per questa posizione, però, ha parlato della possibilità di assumere soltanto 1.500 docenti per l'anno accademico 2012-2013.

ABILITAZIONE. Per diventare docente ordinario o associato sarà indispensabile ottenere l'abilitazione scientifica tramite un concorso unico a cadenza annuale. I vincitori saranno inseriti nell'albo nazionale degli idonei da cui le università dovranno attingere. Le commissioni saranno composte da ordinari e questo punto è stato oggetto di molte critiche. Fra chi protesta c’è chi chiede il ruolo unico per la docenza.

PRECARI. È l'esercito dei docenti a contratto, che da anni tengono i corsi gratis o pagati pochissimo e che spesso mandano avanti i corsi di laurea coprendo i buchi. I contrari alla riforma ricordano che si tratta di decine di migliaia di persone ma il ddl non affronta la questione.

FONDI. Nella riforma non ci sono certezze sui finanziamenti e gli atenei non hanno ancora ricevuto i fondi per il 2010. Tremonti annuncia che nella legge di stabilità in via d'approvazione ci sarà un finanziamento di 800 milioni di euro.

RETTORI. Tra le modifiche al testo più importanti approvate nelle ultime ore figura quella riguardante i futuri rettori: la norma in vigore prevede che possano rimanere in carica fino a 16 anni; la riforma votata a fine luglio al Senato prevedeva un massimo di 8 anni (due incarichi da 4 ciascuno); l'emendamento approvato in Aula alla Camera prevede invece che potranno restare in carica solo un mandato e per un massimo di sei anni. I rettori potranno essere sfiduciati in qualunque momento dal Senato Accademico, ma a questo organismo servirà una maggioranza qualificata (3/4 dei membri) per poter proporre la mozione al corpo elettorale.

GOVERNANCE. La riforma introduce cambiamenti quadro, saranno poi gli statuti dei singoli atenei a stabilire le regole. L’organo di governo più importante diventa il Consiglio d'amministrazione, cui potranno essere ammessi anche componenti esterni fino al 40% del cda. Molte le nomine che spettano al rettore

VALUTAZIONE. Introdotti criteri di valutazione per i singoli atenei collegati a una quota di finanziamenti premio che si aggira intorno al 7%. Del monitoraggio si occuperà l’Agenzia nazionale di valutazione dell’università (Anvur). Arrivano criteri di  valutazione anche per i singoli docenti: ogni 3 anni dovranno presentare una relazione e se il voto sarà negativo salteranno gli scatti.

PICCOLE UNIVERSITA' ADDIO. Previsto l'accorpamento degli atenei più piccoli e la razionalizzazione delle facoltà che non potranno essere più di 12 per università. Saranno eliminati i corsi seguiti da pochi  studenti. Per gli atenei con problemi di bilancio si può arrivare al commissariamento. Le università che utilizzeranno più del 90% dei finanziamenti statali per le spese fisse (personale e ammortamenti) non potranno bandire concorsi per nuove assunzioni.
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