In piazza contro il bavaglio - I ragazzi dell'Aquila: «Con questa legge non avremmo mai saputo della "cricca"»

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News imagedi Luciana Cimino (www.unita.it)
308 morti. Una città distrutta e annientata. No, non c’era nulla per cui ridere all’Aquila la notte del 6 aprile 2009. Eppure, la storia è nota, l’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli a poche ore dal sisma si sfrega le mani «pronto a buttarsi sul denaro per la ricostruzione del martoriato Abruzzo», come scriverà il gip di Firenze, e parlando al telefono con il cognato Pierfrancesco Gagliardi dirà: «io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto».

Della "cricca" pronta a mettere le mani sul devastato capoluogo abruzzese e del sistema che faceva capo a Balducci e al costruttore Anemone non si sarebbe saputo nulla senza le intercettazioni telefoniche. Per questo domani la presenza sul palco della manifestazione contro la legge bavaglio (indetta dalla Federazione nazionale della Stampa a piazza Navona, a Roma, alle ore 17) dei ragazzi del Comitato 3:32 («l’ora del terremoto, certo, ma anche l’ora della rinascita dell’Aquila») è più che simbolica.

Sarà Ettore Di Cesare, 44 imprenditore aquilano, a parlare dal palco. «Abbiamo tanto da dire agli italiani», dice, e comincia ad elencare. La disinformazione, innanzitutto. «All’Aquila – dice – è stata fatta una gigantesca operazione di mistificazione perché tutta l’Italia pensa sia stata già ricostruita e invece non è finita nemmeno la fase dell’emergenza, visto che centinaia di persone, soprattutto anziani, ancora vivono a centinaia di chilometri fuori la città, negli alberghi». E questo non è innocuo. «Serve a nascondere il fatto che l’esecutivo non ha stanziato i fondi necessari per la ricostruzione, questa è invece l’evidenza». E poi c’è un altro motivo per il quale saliranno sul palco a portare tutto lo sdegno degli aquilani nei confronti della legge che blocca le intercettazioni. «Se la legge fosse entrata in vigore mesi fa noi, e tutto il paese, non avremmo mai saputo che c’erano imprenditori interessati alla ricostruzione che quella notte ridevano e soprattutto la magistratura non avrebbe mai saputo che dentro la Protezione Civile esisteva una vera e propria cricca di affari. A quel punto sicuramente sarebbe passata la legge che istituiva la Protezione Civile s.p.a., dove ci troveremmo oggi?».

E poi l’ultimo punto, dolente. «Il 16 giugno all’Aquila si è tenuta la più grande manifestazione che la città ricordi dalla sua fondazione, nel 1200. C’era il centrosinistra, così come il centrodestra, tutti uniti sotto la bandiera nero verde, vessillo della città. Persino i parroci hanno esortato i fedeli a partecipare al corteo. C’erano 20 mila persone su 55 mila abitanti, un’enormità. Eppure non è stata giudicata notiziabile dal TgUno, Minzolini non ne ha dato notizia».

«Domani - conclude - oltre a manifestare la nostra avversione per la legge bavaglio chiederemo ancora una volta al governo fondi reali e una legge organica sulla ricostruzione, la nostra situazione è paradigmatica di un federalismo che dovrebbe essere solidale e invece è solo egoista».

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