Siddi (FNSI) risponde a Travaglio: “lo sciopero è il segnale estremo contro la censura”

di Alessandro Bongarzone
ROMA - Mentre il governo e lo stesso presidente del consiglio appaiono ogni ora più precari, il fronte opposto non sembra immune da polemiche al punto che, invece di unire le forze, sulla scia della splendida mobilitazione del 1° luglio contro a legge “bavaglio”,
nascono le prima discussioni proprio fra le diverse anime che hanno dato vita a quella protesta.
Il motivo del contendere, lo “sciopero” di una giornata che la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (il sindacato dei giornalisti) ha indetto, a sostegno delle ragioni del “no” alla legge sulle intercettazioni, per il prossimo 9 luglio, lo stesso giorno in cui anche il Popolo Viola, insieme ad altre associazioni della rete, dovrebbe scendere in piazza in diverse piazze italiane.
Proprio da una di queste realtà, il gruppo di Facebook “Valigia Blu”, è arrivato - questa mattina - l’invito ai giornalisti a ripensare alla forma di protesta scelta "che - spiega l’appello - potrebbe apparire come un auto imbavagliamento”.
Nella lettera recapitata virtualmente alla FNSI, il gruppo afferma che: “se si vuole dare un segnale forte per contrastare una legge che vuole i cittadini non informati e i giornalisti imbavagliati forse non è questa la risposta giusta anzi - affermano gli estensori del testo - ci vorrebbe ancora più informazione. Per questo - conclude il testo indirizzato al sindacato giornalisti - vi chiediamo di non scioperare venerdì 9 luglio ma di pensare a una forma di protesta più forte e originale: regalate ai vostri lettori i vostri giornali. O fateli pagare la metà”.
Una linea alternativa - senza ombra di dubbio colorita, ma stravagante in quanto confonde ruoli e competenze - che però, mutatis mutandis, sembra essere condivisa anche da Marco Travaglio il quale, sulle colonne de “Il Fatto Quotidiano”, dopo aver premesso di non voler in nessun caso “spaccare il fronte”, chiede ai colleghi: “siamo sicuri che la forma più efficace di protesta contro il bavaglio sia quella di auto imbavagliarci per un giorno?”.
Travaglio, quindi, invita la FNSI a riflettere sullo “spettacolo” non bello che saranno le edicole del 9 luglio “quando i lettori troveranno soltanto i giornali crumiri, cioè berlusconiani di destra (Il Giornale, Libero, Il Tempo, Il Foglio) e di sinistra (Il Riformista) e quando il “Banana”, avvertito in anticipo, ne approfitterà per intensificare le vergogne l’8 luglio, ben sapendo che l’indomani ne parleranno (anzi, non ne parleranno) solo i suoi house organ. Non sarebbe meglio - scrive ancora Travaglio - uscire tutti in edizione straordinaria, listata a lutto, in forma di dossier con le intercettazioni e gli atti d’indagine più importanti di questi anni che, col bavaglio in vigore, non avremmo potuto pubblicare?. Chi protesta - conclude - contro il bavaglio lasciando campo libero ai trombettieri dell’imbavagliatore ricorda quel tale che, per far dispetto alla moglie, si tagliò… bè, ci siamo capiti”.
Si tratta, a ben guardare, di una posizione coerente e dignitosa che, però, sottovaluta la portata comunicativa che il black out dell’informazione dovrebbe avere su un Paese troppo abituato a ignorare i problemi fino a quando questi non hanno effetti evidenti e palesi sulla vita quotidiana di ognuno.
E, proprio a tale effetto “shock”, dunque, fa riferimento Franco Siddi, segretario del sindacato dei giornalisti, quando - dopo aver dichiarato che “allo stato attuale non esistono le condizioni per sospendere lo sciopero” - rispondendo alle “perplessità” espresse da “Valigia Blu”, riprese da Travaglio, afferma che “non è uno sciopero tradizionale ma è il segnale straordinario, estremo, necessario per respingere un provvedimento che instaura la censura preventiva sulla stampa e cancella il diritto dei cittadini ad essere informati. La giornata del silenzio - prosegue Siddi - ha questa motivazione, altre iniziative sono possibili e saranno altrettanto necessarie, ma al momento non ci sono risposte in questo senso da FIEG (associazione degli editori) e da molti direttori di giornali per un’iniziativa comune e fortemente visibile”.
“I giornalisti italiani sentono il dovere di dare comunque un segnale forte, sacrificando per un giorno la propria risorsa professionale, per garantire a tutti la libertà d'informazione. La FNSI - conclude, dunque, il segretario di FNSI - valuterà nelle prossime ore tutte le proposte che vengono dalla società civile e dalla categoria, ma finché non ci saranno elementi certi e concreti che trasformeranno queste proposte in forti iniziative comuni e concordate, la giornata del silenzio del 9 luglio non solo è confermata, ma diventa per questo sempre più indispensabile”.





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