Giornalisti che tacciono e non acconsentono

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10/07/2010 14:46 | CONOSCENZA - ITALIA | Fonte: Luca Fazio - il manifesto

News image STAMPA Per la Fnsi lo sciopero è riuscito al di là delle aspettative
Gli imbavagliati, verso sera, tirano un liberatorio respiro di sollievo. «Lo sciopero dell'informazione contro la legge bavaglio è andato bene, benissimo, al di là delle nostre più rosee aspettative, il nostro giudizio è ampiamente positivo, anche se alcuni giornali hanno aderito con qualche distinguo...». Siamo alla solita formula di rito che vuole sempre soddisfatti i promotori di qualsivoglia agitazione? Non proprio.
Insieme ai giornali, ieri sono rimaste mute anche le televisioni, molte radio di informazione e le agenzie di stampa. Ma la soddisfazione vera e propria si deve a qualche elemento di novità che mai si è registrato nel corso di uno sciopero della carta stampata. Per esempio, hanno scioperato anche i quotidiani del Gruppo Riffeser (il Giorno, il Resto del Carlino e la Nazione); e, a cose fatte, non è che i «distinguo» di alcune più o meno autorevoli testate abbiano poi compromesso la riuscita del primo sciopero espressamente convocato per difendere la libertà di stampa.
Ha avuto poca importanza (più o meno lo stesso peso che ha in edicola) l'uscita del quotidiano diretto da Antonio Polito, il Riformista - «non è proprio la forma di lotta più intelligente», aveva dichiarato il giorno prima. Né può aver impressionato il simpatico tentativo de Il Secolo d'Italia di spacciarsi come free-press nel tentativo di allargare il bacino dei lettori raffinando le strategie di marketing. E, poi, aggiungono alla Fnsi con un sovrappiù di soddisfazione, «anche il Fatto l'ha fatto»... nonostante l'incazzatura di Marco Travaglio che alla fine è stato costretto ad abbozzare - «non ha alcun senso protestare contro il bavaglio imbavagliandoci per un intero giorno», aveva ripetuto per cercare di convincere i suoi a un'uscita straordinaria col botto. Alla fine anche il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, ha scelto una giornata di silenzio, seppure «a malincuore». Quasi senza «se e senza ma», invece, le adesioni allo sciopero di quasi tutti i maggiori quotidiani nazionali, compresi i pesi massimi la Repubblica e Corriere della Sera (e anche noi de il manifesto, nel nostro piccolo, questa volta abbiamo dato soddisfazione alla Fnsi).
E gli altri, le solite e solide corazzate del centrodestra? Quelli che non sciopererebbero nemmeno sotto tortura hanno dovuto mantenere un certo contegno. Nel senso che sono usciti regolarmente - e ci mancherebbe altro - ma invece di ridicolizzare i colleghi che hanno incrociato le braccia, come dicono alla Fnsi, «hanno fatto ampi riferimenti allo sciopero scrivendo che la legge sulle intercettazioni è una schifezza anche per loro». Insomma, loro malgrado, hanno coperto la «notizia» pur senza aderire allo sciopero. Unica (ma influente) voce fuori dal coro, quella di Grillo, che si è ferocemente felicitato per la mancanza di quotidiani in edicola: per lui dovrebbe esistere solo la Rete, e suoi amici de il Fatto, perché il resto è «carta inchiostrata di balle».
Ora, considerando che i lettori di quotidiani in Italia oggi sono meno che ai tempi del fascismo (quello con la camicia nera), e che la Rete è piena di smagliature insidiose, non è impossibile sottrarsi dal leggere la giornata di ieri con una punta di malcelato pessimismo. Chi ha avuto la sventura (milioni di persone) di sintonizzarsi sui telegiornali degli imbavagliatori alla vigilia dello sciopero dei giornalisti - Tg1, Tg5, Tg4, Tg2 e Studio Aperto la sera dell'8 luglio - si sarà accorto della strana sinergia editoriale che ha deciso di trasmettere il Berlusconi-pensiero a reti unificate in difesa della sua legge «sacrosanta». Solo il Tg1 di Minzolini ha saputo fare di meglio, mettendo in copertina la vicenda di due turisti italiani che pensavano di sbarcare a Sydney e invece erano in Canada. Beati loro.

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