Ricercatori universitari e degli enti pubblici insieme in un'assemblea nazionale

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

26/07/2010 11:42 | CONOSCENZA - ITALIA | Fonte: dazebao

di Valeria Nevadini

ROMA - Si terrà lunedì 26 luglio, alle ore 15, presso il vecchio istituto di Fisica dell'università La Sapienza, la prima assemblea nazionale del movimento dei precari universitari, che vedrà la partecipazione di alcuni referenti della Rete29Aprile (neonata rete dei ricercatori universitari) e della "Rete  ricerca pubblica", libera aggregazione di lavoratori della ricerca pubblica per la salvaguardia dell’autonomia e dell'’indipendenza della ricerca in Italia.

 

La Rete Ricerca Pubblica è nata e cresciuta per rispondere al violento attacco sferrato dall’ultima manovra finanziaria contro il sistema della Ricerca Pubblica prevedendo la soppressione di alcuni di molti enti pubblici di ricerca, definiti improvvisamente inutili.Ricercatori universitari e degli enti pubblici di ricerca da domani saranno uniti in un fronte comune per difendere la libertà, lo sviluppo e l'autonomia della ricerca italiana.
Le loro storie hanno origini diverse, vissuti differenti, ma un unico, inquietante, scenario futuro: la mancanza di autonomia e la “stabile” precarietà che, tradotto in altri termini, non significa solo un contratto di lavoro a tempo determinato o un co.co.pro o peggio un assegno di ricerca ma, più in generale, la consapevolezza di non poter fare progetti futuri, la frustrazione per non riuscire a far valere i proprio diritti, precari anch'essi, la sensazione di non appartenere mai, fino in fondo, all'ente per il quale si lavora, l'amara certezza di spendere il proprio ingegno per un tempo necessariamente circoscritto, passato il quale si è fuori dal mondo del lavoro, non più in grado di offrire un contratto a tempo indeterminato ma solo di "affittare" per un certo numero di anni le capacità di un ricercatore, per poi abbandonarlo al suo destino. Il peggio è arrivato a fine maggio, quando i lavoratori di molti enti di ricerca si sono svegliati  una mattina e hanno scoperto che l'ente pubblico per il quale lavorano da anni è divenuto improvvisamente "inutile", perché così è stato deciso, nonostante per anni si sia autofinanziato e abbia prodotto risultati importanti nel campo della salute pubblica, della prevenzione degli infortuni sul posto di lavoro, della medicina sociale e dell'analisi economica.C'è questo e molto altro dietro le sigle degli enti pubblici di ricerca soppressi dalla manovra finanziaria:, ISAE, ISPESL, ENSE, INSEAN, IAS, solo per citarne alcuni.
 "La nostra protesta non è corporativa, non stiamo difendendo il nostro posto di lavoro, non vogliamo sovrapporci al lavoro dei sindacati o dei partiti - spiega Federica De Luca, portavoce della Rete di ricerca pubblica - A noi non interessa avere un'etichetta politica, siamo una realtà apartitica e indipendente, con il solo obiettivo di parlare alla gente, per informarla di quanto sta succedendo. L'opinione pubblica deve sapere - continua De Luca – che dietro la soppressione degli enti e i tagli alla ricerca c’è un problema di democrazia violata, che è d’interesse nazionale e non corporativo, se le funzioni e i compiti degli enti di ricerca vengono assegnati ai Ministeri, come nel caso dell'’Isae, si sta violando la terzietà, l’indipendenza e l’autonomia della ricerca".
Di conseguenze, la soppressione di un ente di ricerca pubblico ne ha parecchie. Anzitutto il valore stesso della ricerca: solo l'ambito pubblico garantisce il rispetto di determinate direttive e linee guida, estranee alla mera logica aziendale di profitto, affrontando nel lungo periodo investimenti in perdita che l'ambito privato non potrebbe permettersi. Tradotto in altre parole, potrebbe fermarsi la ricerca su malattie considerate rare e quindi poco "convenienti" dal punto di vista di un'impresa privata. Interi campi di ricerca rischiano quindi di essere abbandonati, nonostante i risultati a beneficio dell'intera collettività. Togliere ad un ente la sua veste giuridica, inoltre, significa impedirgli la possibilità di partecipare a progetti e finanziamenti internazionali con perdita, questa si, di futuri introiti economici. "Per non contare le situazioni a dir poco paradossali che rischiano di crearsi - commenta De Luca - quando gli enti soppressi vengono accorpati ad altri istituti che, in realtà, dovrebbero svolgere funzioni di controllo. Si pensi all'ISPELS: è stato accorpato all'INAIL che, per statuto, liquida il danno da infortunio sul lavoro. Proprio ciò che studia l'ISPELS. Noi pensiamo ci sia il rischio di un serio conflitto di interessi che riguarda tutto il Paese".
Per non parlare del personale precario degli enti che, in molti casi, rischia di non veder rinnovato il contratto oppure di essere accorpato al ministero di riferimento, ma con mansioni assolutamente estranee al proprio percorso di studi. Si immagini uno CTER (collaboratore tecnico di ricerca) che si ritrovi, improvvisamente, a svolgere mansioni amministrative. Una situazione al limite del grottesco. "Siamo riusciti ad ottenere una diretta dalla trasmissione Annozero - aggiunge De Luca - e per noi è già stato un grande successo portare a conoscenza di tutti le nostre problematiche. Abbiamo lanciato un video-appello su internet che ha avuto migliaia di contatti. Abbiamo realizzato un grande evento a Roma il 17 Luglio (“Echi Cosmici”) e ci stiamo coordinando con il mondo universitario. Quello che ci proponiamo di fare adesso è un passo ulteriore e cioè far capire che l'autonomia della ricerca pubblica è uno dei principi costituzionali su cui si fonda l'impalcatura democratica del nostro Paese e non lo facciamo solo perché amiamo il nostro lavoro, ma soprattutto perché amiamo la nostra Costituzione. Senza ricerca non c'è futuro, e non ci sarà fuoriuscita dalla crisi".
E uno stato che non ha a cuore la ricerca pubblica, preclude il diritto al benessere e alla libertà dei propri cittadini. 

 


Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

seguici su
Vai sulla pagina Facebook Vai sulla pagina di Twitter Vai sulla pagina FriendFeed Iscriviti al feed RSS

Il Pd, Bonanni e l’asino di Buridano
09-09-2010
di Anna Maria Bruni / / “Non facciamo confusione: non c’è mai stata alcuna contiguità e alcun rapporto tra il Pd e i centri sociali. Su questo non c’è ambiguità”. Così il sindaco di Torino e dirigente del Pd Sergio Chiamparino risponde in un’intervista dalle colonne del Corri...
[Leggi tutto]


Notizie piu' lette nelle ultime 24h
photo MO BASTA!! Licenziano i lavoratori, calpestano i diritti, precarizzano la vita e pretendono pure che dobbiamo stare zitti
  Contestazioni a Bonanni. Ieri quasi tutti i commentatori politici si sono espressi condannando il gesto. Il compagno Italo di Sabato dell'osservat
Leggi tutto...


photo PD E MOVIMENTO 5 STELLE, LA DIFESA DEL CONTRATTO NAZIONALE E DELLO STATUTO DEI LAVORATORI NON VI INTERESSANO?
  Due giorni fa abbiamo proposto alle forze democratiche e progressiste della nostra regione una manifestazione unitaria contro le politiche economi
Leggi tutto...


photo Prezzo della Crisi del 09-09-2010: 'Il Pd, Bonanni e l’asino di Buridano '
di Anna Maria Bruni “Non facciamo confusione: non c’è mai stata alcuna contiguità e alcun rapporto tra il Pd e i centri sociali. Su questo non
Leggi tutto...


photo L'etica della diseguaglianza
Chi con entusiasmo e chi con rabbia, tutti prendono atto del mutamento di scenario determinato dallo strappo storico di Federmeccanica. Non cambiano
Leggi tutto...


photo Riaffermare che il lavoro è bene comune
di Paolo Ferrero (Editoriale Liberazione del 10 sett 2010) L’esplosione della maggioranza di centrodestra monopolizza per intero l’attenzione poli
Leggi tutto...


photo ALAIN BADIOU: NÉ TOPI NÉ DEPRESSI. UN PUNTO REALE SUL QUALE NON RECEDERE
In tempi di crisi, non solo economica, è bene prenderla con filosofia non nel senso di rassegnarsi ma di ragionare senza lasciarsi assuefare dallo sp
Leggi tutto...