



(ANSA) - ROMA, 29 LUG - «Com'era ovvio, Fiat, Confindustria, Cisl e Uil sono completamente d'accordo tra loro. Certo, oggi hanno qualche piccola divergenza sul 'comè salvaguardare i reciproci ruoli e poteri, ma non hanno alcun dissenso sul 'cosà, cioè sullo smantellamento del Contratto nazionale, prima in Fiat e poi per tutti i lavoratori italiani e sul trasformare Pomigliano nella regola da applicare fabbrica per fabbrica, territorio per territorio». È quanto sottolinea il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi precisando che «già si avvertono i primi segnali in questa direzione, oltre la Fiat». «L'associazione industriali di Brescia - precisa - ha convocato Cgil, Cisl e Uil e ha proposto un patto territoriale che riproponga i contenuti del diktat di Pomigliano. Solo uno sciocco può pensare che quello che vuole ottenere la Fiat non lo pretendano tutti gli altri industriali italiani. Sarebbe davvero un'agevolazione di mercato per una sola azienda». Secondo Cremaschi, «siamo di fronte al più grave attacco ai diritti sindacali, anzi ai diritti puri e semplici dei lavoratori dal 1945 ad oggi. E questo attacco avviene con il totale consenso di Cisl e Uil». «La Cgil deve muoversi e decidere - conclude il sindacalista della Fiom -. A metà settembre ci sarà il direttivo nazionale della confederazione, che prima di tutto dovrà assumere un orientamento politico: quello di considerare la vicenda Fiat una questione che riguarda tutti i lavoratori italiani e di accollare non solo a Marchionne, ma alla Confindustria tutte le responsabilità. Il che significa scegliere una via di rottura con la Confindustria, abbandonando ogni velleità di ricostruzione unitaria con gli attuali gruppi dirigenti di Cisl e Uil. Queste sono le scelte vere, tutto il resto rischia di portare la Cgil in una posizione di assoluta marginalità».
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