Riforma dell'Università, primo sì del Senato alla tagliola della Gelmini

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News imageL'aula del Senato ha approvato con 152 sì, 94 no e 1 astenuto il ddl Gelmini di riforma dell'università che ora passa alla Camera. Hanno votato a favore, insieme alla maggioranza, Pdl e Lega Nord, anche l'Api di Francesco Rutelli e l'Svp.

Il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, accoglie con "grande soddisfazione" l`approvazione del ddl sull`università in Senato. "Si tratta di un evento epocale che rivoluziona i nostri atenei e che permette all`Italia di tornare a sperare", commenta in una nota.

"L`università - sottolinea Gelmini - sarà più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale. Il ddl segna la fine delle vecchie logiche corporative: sarà premiato solo chi se lo merita. L`approvazione di questo provvedimento costituisce la base per il rilancio del sistema universitario italiano, finalmente si potrà competere con le grandi realtà internazionali".

Il ministro considera "importante che una parte dell`opposizione, come Rutelli e l`Api, abbia votato a favore del provvedimento"; "Questa è la dimostrazione che, sui grandi temi del riformismo, maggioranza e opposizione possono lavorare insieme per modernizzare il Paese".

Lega soddisfatta per le novità recepite su richiesta del Carroccio dalla riforma dell'Università approvata oggi dal Senato.. ''Si avvia l'introduzione del costo standard per studente, operazione ispirata al Federalismo fiscale per assegnare le risorse in maniera più corretta. Per la prima volta ci sono fondi concreti per coprire parte del sottofinanziamento delle Università del Nord. Una fetta ogni anno più consistente delle risorse per gli Atenei, sarà assegnata in base a merito e qualità. Inoltre sarà rideterminato il numero dei posti disponibili nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, che vede penalizzate alcune regione padane. Come Lega Nord non possiamo che esprimere soddisfazione'', spiega il capogruppo della Lega in commissione Istruzione del SenatoMario Pittoni, dopo l'approvazione a Palazzo Madama della Riforma universitaria.

"Ci sono due riforme dell'università: quella Gelmini e quella Tremonti. La riforma Gelmini è un compendio di buone intenzioni prive, però, di concreta utilità. La vera riforma è quella fatta da Tremonti che, in questi due anni di Governo, ha tagliato 1,5 miliardi di euro al sistema e ha bloccato le assunzioni di docenti e ricercatori. Il testo Gelmini è solo l'apprezzabile tentativo di incidere sul sistema dell'alta formazione attraverso una serie di "vorrei ma non posso" per l'assenza di risorse e per la impossibilità di abbattere le forti resistenze interne al mondo sindacale e baronale dell'università.". E' quanto afferma il presidente dei senatori dell'Udc, Gianpiero D'Alia, confermando il voto contrario del suo gruppo in Senato alla riforma dell'Università del Governo.
"Ci sono troppe università e poche risorse. A fronte di questa oggettiva condizione salta la possibilità di una efficace valutazione degli atenei, con due rischi ulteriori: o di concedere tutto a tutti o di favorire le università forti a scapito di quelle deboli. E' il caso di sottolineare, poi, che gli effetti della riforma dipendono da un elemento esterno e cioè il nuovo sistema di valutazione nazionale degli atenei che non si sa come e quando entrerà in vigore".
"Per queste ragioni - conclude D'Alia - l'Unione di Centro vota contro una riforma che somiglia sempre più all'ennesimo spot governativo. Uno spot che, in maniera gattopardesca, finge di cambiare tutto senza che nulla cambi".

"Non vedo motivi sostanziali per cui ci si dovrebbe contrapporre a questa riforma, perchè, pur con i suoi limiti, è una riforma che migliora l'università italiana". Lo ha detto il leader dell'Api Francesco Rutelli prendendo la parola nell'aula del Senato, che sta esaminando il Ddl Gelmini, e spiegando che "voteremo convintamente a favore di questa riforma". "Il ministro ha chiarito che l'inaccettabile taglio lineare all'università non ci sarà più entro la fine dell'anno, se quei tagli permanessero, infatti - ha spiegato Rutelli - non ci potrebbe essere nessun patto nazionale. Proprio l'approvazione della riforma impone di imboccare la strada opposta rispetto ai tagli lineari". Infine Rutelli ha osservato che "se le riforme si fanno da una maggioranza contro l'altra non sono vere riforme" ribadendo di voler "accogliere la sollecitazione del ministro a un patto nazionale per l'università" che comporta "scelte" per il governo e "responsabilità per l'opposizione".

"Questa non è una riforma ma una procedura di implosione. Mancano le risorse e Tremonti una parte dei fondi che dovrebbero andare all'università pubblica li destina all'Istituto italiano di tecnologia, una struttura che è l'università privata del ministero del Tesoro". Con queste parole il senatore dell'Italia dei Valori Francesco Pardi ha annunciato il voto negativo dell'Idv al ddl Gelmini di riforma dell'università.
Secondo Pardi la riforma "blocca il ricambio generazionale" ed è ispirata a una "filosofia aziendalistica che si manifesta anche dentro il processo di rovesciamento gerarchico tra senato accademico, che certo non è la settima meraviglia del mondo, e Consiglio di amministrazione". "In questa riforma - ha concluso Pardi - non ci sono nè risorse nè autonomia".
Fonte: www.unita.it

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