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Cucchi, c'è un nuovo mistero. Stefano scrisse una lettera che non è mai arrivata (LIBERAZIONE)


Scrisse una lettera Stefano Cucchi, la scrisse alla comunità terapeutica che aveva frequentato. Scrisse dal repartino penitenziario del Pertini, dal letto dove sarebbe morto alcune ore dopo. Ma quella lettera non è mai arrivata. Nè tantomeno figura agli atti dell'inchiesta sull'omicidio del trentunenne romano arrestato per droga sei giorni prima dai carabinieri. Si potrebbe ipotizzare che potrebbe non averla scritta ma - a spulciare la relazione dell'Inchiesta amministrativa del Dap - si trovano le dichiarazioni di una vicesovrintendente della Polizia penitenziaria, capoposto del repartino dal 2005, dall'apertura della «struttura complessa di medicina protetta». L'agente è stata sentita il 2 novembre da una dirigente del dipartimento, ma è ancora in lista tra le persone informate dei fatti che la procura ha intenzione di ascoltare. La donna riferisce che, durante il turno pomeridiano del 21, un collega le fece presente «che il detenuto chiamava in continuazione, chiedendo sigarette, di parlare con un'assistente volontaria e di parlare con qualcuno della comunità». «Io ritenni opportuno di andare a parlane direttamente con lui suggerendogli, a fine di accelerare i tempi, invece di compilare il modulo con la richiesta (che avrebbe dovuto ottenere l'autorizzazione del magistrato in quanto lui era giudicabile), di scriver direttamente alla comunità e a tal fine gli consegnai una busta col francobollo che spesso gli assistenti volontari ci lasciano in consegna per le esigenze dei detenuti». Ancora: «La lettera ho visto che la scriveva, non so se però è stata inoltrata in quanto ho finito il turno alle 23 e poi la mattina successiva il detenuto è morto». La relazione degli ispettori del Dap, lungi dall'assolvere il corpo degli agenti di custodia (tre dei quali sono indagati assieme a sei medici), si conferma un pozzo di informazioni utili quantomeno a porre domande sugli ultimi sei giorni di vita di Cucchi. Ma il documento fatica a suscitare l'interesse degli addetti ai lavori. Il caso Cucchi, da alcune settimane, fa notizia solo per il suo riverbero sulla contesa elettorale. In molti hanno offerto (e inutilmente) alla sorella Ilaria un posto in lista. Eppure il rapporto del Dap è accessibile in rete. Chi l'ha letto con attenzione è certamente la famiglia del ragazzo ucciso che ha già segnalato le formidabili incongruenze del verbale d'arresto dei carabinieri (vedi Liberazione del 24 dicembre) e ora esprime sconcerto su alcune dichiarazioni della capoposto quando afferma che parla coi parenti di Cucchi, ma solo dalla stampa avrebbe compreso che si trattava dei genitori. Come se fosse possibile entrare in un carcere senza mostrare i documenti.
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