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Spartacus, la Cassazione conferma sedici ergastoli per i Casalesi

La prima sezione penale della Cassazione ha confermato tutte le condanne inflitte dalla Corte d'Assise d'appello di Napoli nel 2008 nei confronti dei vertici del clan dei Casalesi nel processo Spartacus. Confermate quindi per i 24 imputati i 16 ergastoli e le 8 condanne a pene inferiori dai 2 ai 30 anni.

Dopo quasi quattro ore di camera di consiglio i giudici della prima sezione penale, presieduta da Edoardo Fazioli, hanno convalidato in modo integrale il verdetto emesso dalla Corte d'Assise di appello di Napoli nel giugno del 2008 nei confronti dei capi storici del clan campano. Il processo riguardava varie accuse tra cui associazione mafiosa, omicidio, porto abusivo d'armi e estorsione.

Nel processo Spartacus erano imputati diversi boss e killer del clan dei Casalesi tra i quali i capi Francesco Schiavone, detto Sandokan, e Francesco Bidognetti, detto cicciott 'e mezzanotte, per i quali è stata confermata la condanna all'ergastolo. Confermato il carcere a vita anche per i boss Antonio Iovine, Michele Zagaria e Mario Caterino, tutti attualmente latitanti come Corrado De Luca, per il quale è stata confermata la condanna a nove anni. Nella scorsa udienza, tenutasi il 15 dicembre scorso, anche il sostituto pg Mario Fraticelli aveva chiesto la conferma di tutte le condanne nei confronti del clan che aveva esteso la sua influenza anche in alcune zone del basso Lazio.

«Una giornata da ricordare» per il giudice Raffaele Magi, estensore della sentenza di primo grado di Spartacus I, il primo maxiprocesso contro il clan dei Casalesi, quello in cui per la prima volta dopo la sentenza Bardellino nel 1986, venne contestato il 416 bis ai vertici dell'organizzazione camorrista, ricostruendo la scalata al potere di Francesco Schiavone fino al 1993 e la forte struttura della 'famiglià simile a quella della mafia siciliana. «Sono molto contento, sono più che soddisfatto - dice Magi  - eravamo in attesa sia noi del collegio giudicante di primo grado sia i magistrati che allora condussero le indagini. Ero teso, perchè è naturale fino a quando non c'è la parole fine. Ora sappiamo di aver lavorato bene».

«È una buona notizia che conferma il massimo impegno degli inquirenti nella lotta a tutte le mafie che hanno attraversato questi ultimi anni il Meridione e che oggi risultano sconfitte», è il commento immediato del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

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