Giovedì 17 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 22:35
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Da Porto Santo Stefano all'Isola del Giglio: il turismo dell'orrore stavolta è più composto.
Porto Santo Stefano. Puntare l'Isola del Giglio da questo paese oggi è significato soffermarsi su una lunga linea orizzontale bianca: sono i 290 metri della Costa Concordia. E' l'immagine chiara e netta che si ha da ben 26,9 km di distanza quale separa le due mète, generalmente turistiche.
Il traghetto è affollato: pompieri, finanza, protezione civile, moltissimi operatori dell'informazione e diversi turisti con la macchina fotografica immortalano la tragedia dal porto di partenza. Nel traghetto il chiacchiericcio è sopraffatto dal silenzio e dalla compostezza dei passeggeri. E' così che il "turismo dell'orrore" tanto gridato dai media già ai tempi di Avetrana, sembra cedere il posto al "turismo del rispetto" e alla semplice presenza delle persone a un accadimento dei nostri giorni che sarà sempre ricordato come la tragedia italiana del 2012. Alle 13: 00 circa il traghetto affianca la Costa Concordia. Sembra avvicinarla come fanno gli autobus nelle gite turistiche nelle grandi città vicino ai monumenti. Lo spettacolo è surreale: la nave sembra immobile, il mare è piatto, il sole è alto, ma non ci prendiamo in giro, la Concordia non è monumento. Intorno a essa il sole non brilla abbastanza da schiarire le tonalità cupe di questo disastro e il mare non è abbastanza calmo da smorzare gli animi. Il tempo favorisce solo il duro lavoro degli operatori e dei sommozzatori.

La tristezza, in questo caso, è in un'altra verità: è inevitabile non passare così vicini alla Costa Concordia perché la nave con le sue gigantesche misure è quasi dentro il porto. Questo fa rabbia, forse ancora di più: morire a pochi metri dalla terra ha un sapore ancora più crudele e ingiusto per l'innocenza di chi viaggiava nella nave semplicemente alla ricerca di svago.

Queste navi sono inutili, vien da dire. Solo un cospicuo giro di soldi. Dovrebbero essere abolite.
Alle 13: 30 con il ritrovamento del cadavere il numero dei morti sale a 12 e scende a 21 quello dei dispersi.

Sale. Scende. In entrambi i casi, tuttavia, c'è da perdere.
Nell'Isola i familiari delle vittime nascondono il dolore dietro occhiali scuri, i genitori di Giuseppe Girolamo lo cercano così... disperatamente? Ostinatamente? Sono il padre e la madre e hanno tappezzato l'intera isola con foto, un numero di cellulare e un appello per chiunque dovesse trovarlo.
La disperazione, ancora inevitabile ferita di questa tragedia che resterà alla memoria per i lutti e dispersi, ma non solo, è scortata dalla solidarietà di chi ha aperto le proprie attività di ristorazione in questo periodo "Chiuse" in attesa della stagione primaverile.
C'è la madre di Dayana, la bambina di cinque anni. La donna comparsa in tv a Porta a Porta, chiedendo di fare il possibile per cercare la figlia di cinque anni. Eppure al Giglio non vuole parlare con nessuno, "Ma è stata a Porta a Porta" si accanisce una giornalista che vorrebbe a tutti i costi parlarle. Come se una madre non possa decidere quale comportamento assumere, razionale e/o lasciato all'irrazionalità, davanti alla scomparsa di una figlia.
Non fa forse più orrore ricordare quel "Signora sua figlia Dayana si era preparata la valigia da sola, è vero?", curiosità di Bruno Vespa che ha aperto le danze ai suoi balli serali vestito di indiscrezione e un’etica altrettanto curiosa.
Occorre poi pensare all'urgenza affrontando l'emergenza ambientale e umana a cui si va incontro ed è necessario attuarlo "Con approccio scientifico, razionale, senza lasciarsi prendere la mano". Sono le parole di Franco Gabrielli, capo del dipartimento di protezione civile, appena nominato Commissario delegato all'emergenza dell'Isola del Giglio.
I sub dei Carabinieri oggi sono riusciti a prelevare anche la cassaforte dalla cabina di Schettino recuperando anche le sue valigie di Schettino e il suo passaporto, oltre ad alcuni documenti.
Le ricerche non termineranno ancora eppure le decisioni devono essere prese presto, prestissimo, perché da quel relitto può davvero uscire di tutto. “Abbiamo 2.400 tonnellate di carburante - precisa Gabrielli - ma anche oli e solventi, detersivi, tutto quello che serve a una comunità di 4 mila persone. I due comitati avranno carattere consultivo e operativo. Al comitato operativo ho già posto tre quesiti fondamentali”.
Si tratta, nell'ordine, di verificare se le operazioni di search and rescue e di svuotamento del bunker possono «essere sovrapponibili». Il secondo, verificare i tempi e la necessità di implementazione delle forze in campo. Il terzo, verificare la possibilità di imbrigliare la nave per evitarne lo scivolamento.
Gabrielli è chiaro: le risposte ai suoi quesiti dovranno arrivare in un tempo massimo di 48 ore.
A parlare ci penserà il capo della protezione civile: un briefing con i media “perchè una corretta informazione è un servizio che dobbiamo dare». Per il resto, fare e fare in fretta. Le ricerche dei dispersi proseguono. E non cesseranno fino a quando «il direttore tecnico del soccorso non deciderà lo stop. Sarà una decisione difficilissima ma il commissario non sarà lasciato solo: io, in prima persona - ha detto Gabrielli - me ne assumerò tutta la responsabilità”.
Oggi non è mancato neanche il presidente del Senato Renato Schifani che ha appena incontrato i parenti delle vittime.
Insomma al Giglio un'altra giornata tesa e impegnata tra decisioni, incontri, ricerche, riflessioni, visite.
Controlacrisi ha trascorso questo sabato al Giglio per portare la sua solidarietà e continuare a sostenere con orgoglio Uomini come Giuseppe Girolamo, il musicista della nave che la notte della tragedia ha lasciato il suo posto sul battello di salvataggio per cederlo a un bambino. Poco dopo di lui non si è saputo più nulla. E' ancora tra i dispersi. Le ricerche continueranno ancora.


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