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Reggio Calabria: il Comune sciolto e il super latitante arrestato.

Tempo di terremoti a Reggio Calabria. Ma a scuotere la città della riva calabrese dello Stretto non è la faglia sempre inquieta che corre sotto il mare, ma la cronaca che nel giro di trentasei ora ha fatto registrare lo scioglimento del Consiglio Comunale per contiguità con le cosche, l'azzeramento della seconda società mista che nel giro di pochi mesi viene scoperta in mano ai clan  e l'arresto di una della ultime primule rosse della ndrangheta: il super boss Domenico Condello. Attorno alle 20 di ieri, gli uomini del Ros del Comando provinciale dei carabinieri ha definitivamente stretto il cerchio attorno al boss cinquantaseienne, da tempo inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia, che da quasi vent'anni beffava inquirenti e investigatori. Condello, conosciuto anche come Micu U Pacciu, si nascondeva non lontano dal suo storico feudo, tra Catona e Rosalì, una frazione collinare a pochi km dalla periferia nord di Reggio. Lì, secondo alcune indiscrezioni, lo stavano cercando alcuni mesi fa gli uomini dell'Arma, che all'epoca – pare – lo mancarono di un soffio. In un magazzino della via Emilia, i carabinieri avevano scoperto però un piccolo arsenale: sei fucili (a pompa, Beretta, Kalashnikov, Franci, Sabatti e Marocchi), due serserbatoi per kalashnikov contenenti quasi 40 cartucce cal 7,62, quattro giochi pirotecnici pirotecnici artigianali e un manufatto artigianale composto da un cilindro dell’altezza di 10 centimetri e diametro di 9 centimetri avvolto da nastro per imballaggio di colore marrone completo di miccia.

Un segnale importante, secondo fonti ben informate, non solo della presenza del latitante, ma soprattutto della suo essere ancora perfettamente in attività.  Ma anche della correttezza delle ipotesi investigative che con determinazione il sostituto procuratore Giuseppe Lombardo ha seguito in questi anni, in cui non ha mai rinunciato a mettere fine alla ventennale latitanza della primula rossa della ndrangheta.  Cugino del più celebre Pasquale Condello, il boss conosciuto anche come “Il Supremo”, arrestato nel 2008, e cognato di Nino Imerti, “il Nano Feroce”, secondo diversi pentiti Domenico Condello nel tempo ha assunto nel tempo il  massimo ruolo operativo nell’ambito dell'omonima cosca,  che insieme ai De Stefano e ai Tegano dalla fine della seconda guerra di ndrangheta regge le sorti di Reggio città. Un ruolo divenuto ancor più importante dopo l'arresto del cugino Pasquale, che ha di fatto lasciato a lui le redini del clan. E non solo. Perchè i Condello non sono una delle tante ndrine della città, ma occupano a pieno diritto un posto di primo piano nel gotha delle cosche reggine, all'interno del quale Micu u Pacciu non è uno sconosciuto, ma uno dei boss che  ha  scritto di proprio pugno la storia della ‘ndrangheta reggina.

Il suo nome è legato infatti all'episodio che diede il via alla sanguinosa seconda guerra di ndrangheta, il conflitto che dalla metà degli anni '80 fino ai primi anni 90, trasformò Reggio e provincia in un Far West da quasi settecento morti. Una guerra iniziata con il fallito attentato a Nino Imerti il 13 ottobre dell'85 e l'immediata risposta del clan: l'omicidio di Don Paolino De Stefano, ucciso in un agguato insieme al suo autista e guardaspalle Antonino Pellicanò. E fu proprio Domenico Condello a guidare quel commando.

Condannato all'ergastolo nell’ambito del maxiprocesso “Olimpia” proprio per quest'omicidio, ma ricercato anche per associazione a delinquere e altri reati,  Condello è latitante dal 1993. Condello è più volte sfuggito agli investigatori. L'ultima risale all'aprile scorso, quando con l'operazione “Lancio”,  gli uomini del Comando provinciale dei carabinieri hanno fermato 18 persone direttamente responsabili della latitanza del superboss. Tra loro c'era anche  c'era anche  Giuseppa Cotroneo,  “commare Pina” per Micu u Pacciu, suocera del  fratello Pasquale (omonimo del boss detto il “Supremo” arrestato nel febbraio del 2008) che ne ha sposato la figlia Bruna Nocera. Un arresto che avrà effetti a cascata anche sull'allora Giunta Comunale. Un delle figlie di Commare Pina  è tutt'ora  la compagna di Luigi Tuccio, ex assessore all’Urbanistica del comune di Reggio Calabria, che proprio a causa di queste pesanti parentele acquisite nei mesi scorsi ha rassegnato – a malincuore - le dimissioni.

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