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Musica. Van Morrison, nato per cantare

Ero molto indeciso se poteva essere interessante recensire il nuovo 35° album di Van Morrison, Born To Sing No Plan B oppure dedicarmi ad altro, magari a qualche altro album di qualche nuovo artista. La mia indecisione è legata ad un attacco di schizofrenia che mia ha preso dopo vari ascolti del disco. Potrei, infatti, parlarne molto male, evidenziando la scarsa vena dello scorbutico cantante di Belfast e una certa ripetitività che contraddistingue le 10 tracce dell’album. Potrei parlarne, invece, in termini positivi , mettendo in risalto il bellissimo suono, molto più jazzy del solito e la solita bellissima e potente voce di Mr.George Ivan Morrison. Come vedete ho scelto di parlarvene, 4 anni dal suo ultimo lavoro sono tanti e confesso che mi mancava sentire il brontolio dell’irlandese. Lui è un Marchio di Fabbrica. Un Suono brevettato ed unico e quindi…Quindi ve ne parlo anche bene.

Il Cowboy di Belfast è sempre stato tra i miei preferiti ed alcuni suoi album sono davvero da Isola Deserta ma sicuramente le sue ultime cose le ho abbandonate abbastanza velocemente preferendo dedicarmi al riascolto di Moondance, Astral Weeks, Hymns Of Silence e tanti altri…

Morrison ritorna ad incidere per la prestigiosa etichetta “Blue Note” con la supervisione di quel volpone di Don Was. Sono solo 10 tracce per una durata superiore all’ora, dunque pezzi lunghi in cui si assaporano colori molto jazzati con grande uso di fiati, peraltro suonati splendidamente dalla band di Morrison (come l’ultimo album di Dylan, non ci sono super-ospiti).

Morrison è vicino ai 70 e, anche per carattere, preferisce “giocare in casa”, la sua musica è autarchica, senza troppi belletti, è prendere o lasciare.mL’apertura è affidata a Open The Door (To Your Heart), un organo ed una chitarra introducono un cantato che è una firma. I fiati accompagnano in un pezzo che sale dopo vari ascolti.

Nulla di nuovo così come la successiva Going Down To Montecarlo, splendida ballata, magari anch’essa poco originale, ma balsamica. La tromba è fantastica e, dimenticando il passato, fingo di non aver mai sentito prima questi suoni e me li godo…

Born To Sing, molto “retromania”, potrebbe essere un pezzo dei “Bang Masters” incisi alla fine dei 60, post Them.

Ma ecco il Van Morrison che preferisco, quello spirituale, intimo End Of The Rainbow investiga, nel testo, sul capitalismo, sul materialismo ed altre politiche, niente di impegnativo ma l’atmosfera rimanda a dischi come Into The Mystic o Common One e allora grazie a Van the Man.

La stessa cosa succede per Mystic of The East, sarà perché adoro il cantato del Nostro quando sembra recitare scandendo le parole arricchendole di spiritualità, mentre tralascio la precedente traccia Close Enough For Jazz, non mi fa impazzire la trovo un po’ troppo scolastica.

Retreat and view, If money we trust e Pagan heart, i brani più lunghi dell’album, ci portano quasi alla conclusione. Pagan Heart sembra uscito dalle sessions con John Lee Hooker e dal vivo farà faville: «Il mio cuore pagano, devo raggiungere qualche crocevia, devo andare ai boschi dell'Arcadia, il mio cuore pagano, la mia anima pagana»; mentre la mia preferita If money we trust è il motivo che mi ha spinto a parlarvi di questa nuova uscita. Insomma avrà perso la creatività ma la classe rimane enorme e anche se spero sempre in un suo album più “cantautorale” e meno manieristico, credo di poter consigliare l’acquisto. Lui è davvero Nato per Cantare e noi per ascoltarlo.

«Suoniamo quello che dobbiamo senza tanti fronzoli. Nessun trucco di fumo, specchi o luci, solo canzoni, sono un cantante, non un ballerino di tip tap». Questa dichiarazione di intenti la dice lunga sulla visione dell’Arte di uno degli artisti più significativi degli ultimi decenni.

Un classico e come tale buono per tutte le stagioni.

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