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ZERO TITULI. Supermario (ma forse no)
Indefesso, commosso viaggiatore di qua e di là dei mari, volenteroso frequentatore televisivo anche se non buca il video, presentatore di libri. I suoi. Due in un colpo solo, appaiati - Le parole e i fatti e La democrazia in Europa (quest'ultimo a quattro mani con Sylvie Goulard), entrambi per Rizzoli, entrambi con elegante copertina bianca - sono la prova provata di quanto l'attuale presidente del Consiglio sia un gran secchione fin dalla tenera età. Non si è risparmiato niente, anzi - con buona pace della apparente flemma (più varesotta che inglese), che lo distingue - ha sempre gettato il cuore oltre l'ostacolo. Peggio di Sandokan. Una sfilza di incarichi, mansioni, alti uffici, amministrazioni, partecipazioni, promozioni da lasciare interdetti. Non c'è un buco, una pausa, una mora, Mario Monti c'è, Mario Monti non stacca.
Nell'impressionante elenco, del recente senatore a vita, nonché presidente del consiglio per superiore volontà, c'è di tutto, un elenco che è poi la sua vita intera. Se non ce n'è sfuggito qualcuno, i suoi alti incarichi risultano essere oltre una ventina. Da quando, fresco di laurea, è docente alla Bocconi (anni Ottanta), passando per la commissione Sarcinelli, il comitato Spaventa, il cda della Fiat e della Banca Commerciale Italiana, la Commissione europea per la Concorrenza, la presidenza del comitato Bruegel, sbarca alla Trilaterale e al gruppo Bilderberg (quelli che hanno in mano il mondo). E poi anche international advisor della Goldman Sachs, nonché di Moody's. Nonché advisor della Coca Cola (non si butta via niente).
Di roba scritta, una quantità: libri ("tecnici") e una messe di prefazioni, postfazioni, introduzioni (tutte diligentemente elencate).
E' quindi con una certa inquietudine che apriamo l'ultima fatica di Mario Monti, il libro dalla copertina bianca. Niente di nuovo sotto il cielo, ma la presentazione è del tipo importante, come si conviene al Grande Autore. Il libro, ben vero, non è che la raccolta dei 71 articoli a sua firma apparsi sul Corriere della Sera esattamente dal 31 gennaio 1992 al 5 dicembre 2011, quando ormai è già premier da quasi un mese.
Roba d'antan, va bene. Ma con il corredo di un'intervista di Federico Fubini, giornalista dello stesso Corriere, quale introduzione di qualità con lo scopo di attualizzare la materia; e soprattutto con il rinforzo di un accorto lifting.
Un intervento operato non sui testi, no, quelli non cambiano di una virgola; bensì sui titoli, rinverditi e aggiornati. Così lontani così vicini, uno sguardo profondo, si direbbe da veggente. Per esempio, l'articolo del 29 ottobre 1993 uscito col titolo originale "Ciampi non ceda alle pressioni", nel nuovo libro è reso con un più corrivo "Governo Ciampi: i "tecnici" sotto tiro in Parlamento", con l'aggiunta di un sottotitolo che fa: "Perché bisogna resistere alle pressioni" (pare oggi...).
Per esempio, pag. 161, il titolo "Le riforme al centro", 28 agosto 2005, diventa "Riforme, centro, grande coalizione", con sottotitolo "Dibattito sul bipolarismo in difficoltà", Mario Monti profeta in patria.
E per esempio, pag. 200, quello che nel libro suona come "I tecnici e la ragion politica", nell'originale è sparato senza fare una piega come "Sono i tecnici i veri politici" (e non era certo un lapsus freudiano).
Mario Monti non nasce ieri, anzi - il libro ne è testimone - viene da lontano, ha illustri percorsi e gode di cospicue contiguità come si è visto. Uno strutturato ad hoc. Uno che sotto il Loden porta un'eccelsa opinione di sé e che a ben vedere è tutt'altro che propenso a farsi da parte (lui, una tal risorsa per il Paese, quale altamente si percepisce...).
E però a far pubblicità al suo libro - pensieri e pensierini - va da Fazio come un Vespa qualsiasi.
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