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Stop OPG, la Sardegna si mobilita per far tornare nell'isola i ricoverati
Restituire ai cittadini sardi internati negli ospedali psichiatrici giudiziari il diritto ad essere curati nell'Isola, ma anche impedire che si costruiscano in Sardegna piccoli manicomi dove accogliere chi, a causa di reati legati al disagio psichiatrico, è costretto a vivere di fatto in uno stato di reclusione. E' il tema della giornata di approfondimento che si celebrerà giovedì 26 aprile a Cagliari, all'interno della campagna "Un volto, un nome" organizzata dal comitato "Stop Opg Sardegna". L'iniziativa partirà con un convegno regionale (giovedì alle 9, nella sala conferenza dell'Hotel Regina Margherita a Cagliari) dove verrà fatto il punto sulla situazione dei pazienti sardi ricoverati negli ospedali psichiatrici giudiziari. "Vogliamo restituire identità, storia, cittadinanza ad ogni persona internata - ha detto Roberto Loddo, uno dei responsabili del comitato - con un percorso individualizzato, di rientro nella propria terra e vicino ai propri affetti".

Ma la giornata di mobilitazione, a cui hanno aderito anche molte associazioni che lavorano a stretto contatto col mondo del disagio mentale, vuole anche ribadire la contrarietà di buona parte del mondo del volontariato alla costruzione nell'Isola di strutture che possano, in qualche modo, ricordare i vecchi manicomi, sebbene in dimensione più ristretta. "Come organizzazioni aderenti al comitato sardo Stop Opg - ha proseguito Loddo - chiediamo alla Regione Sardegna, alle Asl e ai Dipartimenti di Salute Mentale, l'impegno per assistere e curare i cittadini sardi ancora internati negli Opg della penisola. Faremo di tutto per evitare che il ritorno di queste persone avvenga attraverso la costruzione di piccoli manicomi mascherati da strutture terapeutiche. Sollecitiamo l'apertura di un tavolo di confronto con Regione e direttori dei dipartimenti di salute mentale". Alla giornata di approfondimento parteciperanno anche la vice presidente della Provincia di Cagliari, Angela Quaquero, l'assessore alle politiche sociali del Comune di Cagliari, Susanna Orrù, Stefano Cecconi (Cgil), Sergio Moccia (Giurista), Giovanna Del Giudice (Forum nazionale Salute Mentale), Gisella Trincas (Unasam) e Padre Pippo Insanna (Cappellano dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto).

Tra gli interventi anche quelli dei direttori dei dipartimenti di Salute mentale di Cagliari e Sassari, Augusto Contu e Donato Posadinu e don Ettore Cannavera (La Collina). Numerose le organizzazioni che hanno aderito al comitato sardo "Stop Opg". Tra queste spiccano: l'Associazione sarda per l'attuazione della riforma psichiatrica, "5 Novembre per i diritti civili", Forum sardo per la salute mentale, Cgil, Sos Sanità Sardegna, Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato, Art Meeting, "I Girasoli", "Asarp Uno", Arci Sardegna, Coloris de Limbas, "Il Giardino di Clara", "Giardino Aperto", Comunità Casamatta, Associazione "Articolo 21", Progrè comitato "A casa mia", comitato "Verità e giustizia per Giuseppe Casu", Unione sindacale di Base, Associazione bambini celebrolesi, Sviluppo e Territorio, Associazione sarda contro l'emarginazione, Unione culturale Islamica (Senegal) in Sardegna, Il Manifesto Sarde e l'associazione "Casa Museo di Antonio Gramsci". A conti fatti, secondo le ultime stime, sono una trentina i pazienti sardi, costretti a stare nelle strutture di Montelupo Fiorentino (in maggioranza) oppure anche a Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere,Napoli e Reggio Emilia. Tutti oltre Tirreno, lontani dall'Isola, gli Opg obbligano le famiglie sarde a lunghe trasferte per andare a trovare i pazienti ricoverati. "Abbiamo, più volte, richiesto all'assessore regionale alla salute Simona De Francisci l'apertura di un tavolo di confronto insieme ai direttori dei dipartimenti di salute mentale" ha concluso Roberto Loddo, "Un tavolo che analizzi ogni singola situazione e proponga percorsi individualizzati di reinserimento sociale per chi ha scontato la misura di sicurezza e percorsi terapeutici riabilitativi per coloro che necessitano di misure più restrittive".

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