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Expo 2015, protocollo di illegalità
Che Expo 2015 non fosse quel carrozzone dorato celebrato a Parigi nel gennaio 2011 in pompa magna dall'allora sindaco di Milano Letizia Moratti era cosa nota. Che fosse più un baraccone politico che non una reale occasione di sviluppo, idem. E, ovviamente, è normale che oggi le dimissioni dell'attuale sindaco, Giuliano Pisapia, dal ruolo di commissario straordinario per il Grande evento occupino le (poche) pagine di cronaca che si dedicano alla manifestazione giunta ormai a poco più di mille giorni dal suo inizio.
Quello che stiamo però per portare alla vostra attenzione non è un problema secondario, tutt'altro. Perché mentre tutti i giornalisti erano impegnati a capire perché Pisapia avesse deciso, proprio ora, di rassegnare le dimissioni dal sempre più scomodo ruolo di commissario, in provincia il 12 giugno il capogruppo della lista civica Un'altra provincia-Prc-PdCi, Massimo Gatti, presentava un'interrogazione urgente al presidente Guido Podestà, all'assessore al Territorio Fabio Altitonante e all'assessore all'Expo, Silvia Granero, avente ad oggetto "Controlli sulla legalità degli appalti per Expo 2015". Come detto, non una cosa da poco.

L'interrogazione di Gatti parte da una premessa e da un protocollo. La premessa è che la Provincia di Milano è azionista della società Expo 2015 Spa con un totale di azioni (del valore di un euro l'una) di oltre un milione, pari al 10% del capitale sociale.
Il protocollo è quello "di legalità" che la Prefettura di Milano e la società Expo 2015 Spa hanno sottoscritto lo scorso 13 febbraio in base al quale la società Expo, «in qualità di stazione appaltante», è «responsabile della sicurezza delle opere che appalta, anche sotto il profilo dell'antimafia, ed ha il compito di garantire verso gli organi deputati ai controlli il flusso informativo dei dati relativi alla filiera delle imprese che, a qualunque titolo, partecipano all'esecuzione delle opere».

Peccato, però, che questo protocollo sia stato firmato con circa quattro mesi di ritardo rispetto all'affidamento del primo appalto di Expo 2015 alla Cooperativa muratori e cementisti - Cmc di Ravenna, sottoscritto il 20 ottobre 2011, per quanto concerne gli interventi relativi alla rimozione delle interferenze presenti nel sito Espositivo Expo Milano 2015, in quel di Rho.

Ebbene, quella gara di appalto è stata aggiudicata con il sempre meno chiaro sistema del massimo ribasso, che nel caso è stato addirittura del 42,83 per cento rispetto alla base d'asta di circa 97 milioni di euro. In quella gara d'appalto si classificò al terzo posto la Locatelli Spa, società balzata agli onori della cronaca nell'inchiesta dello scorso dicembre relativa a una maxi tangente di 50mila euro versata all'allora vicepresidente della Regione Lombardia (si veda Liberazione) Franco Nicoli Cristiani (Pdl) al fine di "ammorbidire" i controlli sulla realizzazione di una discarica di amianto a Cappella Cantone, in provincia di Cremona.

Ed è proprio a partire da questa inchiesta che la Procura di Milano ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di turbativa d'appalto in relazione alla gara vinta dalla Cmc di Ravenna. Il motivo? Semplicemente il classico schema del subappalto. Non si sa come, non si sa perché, alla fine nel giro di soldi mossi dalla "rimozione delle interferenze" nel sito di Rho che ospiterà i padiglioni della Fiera è entrata - come società subappaltatrice - la Testa Battista & C. di Ghisalba (Bergamo), praticamente da sempre socia d'affari del gruppo Locatelli e, come denuncia il consigliere provinciale Massimo Gatti nella sua interrogazione urgente, «coinvolta nell'inchiesta sulla discarica di Cappella Cantone». Primo risultato del primo appalto: vedere tra le ditte subappaltatrici chi è indagato per aver dato mazzette a consiglieri regionali.
Nel medesimo cantiere figura impegnato il Consorzio Stabile Litta, il cui vicepresidente è indagato per una tangente di 30mila euro che risulterebbe pagata all'ex consigliere regionale Angelo Giammario per l'affidamento di appalti per la manutenzione e sistemazione del verde pubblico in Brianza.

Non male per il primo appalto di Expo. Ma non finisce qui.
Sempre in quel di Rho opera la Elios Srl, società piacentina che, spiega Gatti nella sua interrogazione, «è implicata in un'inchiesta nel novarese per traffico illecito di rifiuti con tentativo di infiltrazione mafiosa». A partire dai nomi di queste società coinvolte nell'appalto "numero uno" di Expo, lo scorso 23 maggio la Direzione investigativa antimafia di Milano ha effettuato un sopralluogo nel cantiere pochi giorni dopo che l'Asl di Rho ha bloccato ben tre camion che stavano portando nel cantiere dei carichi di terra di riporto già inquinati. Guarda caso proprio lo stesso sistema applicato nei cantieri della BreBeMi dalla ditta Locatelli (si veda Contropiano).

Per questo il consigliere provinciale Gatti ha posto quattro interrogativi al presidente Podestà e agli assessori competenti: se la Provincia sta verificando l'attuazione del Protocollo di legalità; quali esiti hanno portato i controlli effettuati; quali iniziative verranno prese in futuro; se la Provincia ha intenzione di farsi parte attiva per interrompere i lavori del cantiere e fare una nuova gara d'appalto.

Domande alle quali segue quella di una parte di cittadinanza, riunita nel Comitato No Expo, che si chiede «se esiste un cartello tra i politici che amministrano la Regione Lombardia e le società che lavorano nel cantiere di Rho». Una domanda alla quale sono loro stessi a rispondere: «A guardare gli intrecci tra le società che hanno partecipato alla gara d'appalto, le società subappaltatrici e alcuni politici lombardi già indagati per aver preso mazzette da queste società, sembrerebbe di sì».

Ed è anche per questo che Antonello Patta, segretario del Prc e portavoce della Federazione della Sinistra di Milano, si dice convinto, «anche alla luce delle polemiche dimissioni da commissario straordinario di Giuliano Pisapia», che «sarebbe opportuno che si facesse un passo indietro, rinunciando ad ospitare Expo 2015».

Una scelta dovuta a vari fattori, in primis a quello politico: «Pisapia - spiega Patta - è sceso dal carrozzone Expo in primis per la decisione del Governo di non derogare al patto di stabilità. I costi di Expo, evento di portata nazionale, ricadrebbero quindi solo su Milano e sulle sue disastrate casse». E sulla stessa scia si inserisce la convivenza con Formigoni alla testa dell'evento: «Formigoni va in giro come testimonial di una manifestazione le cui conseguenze negative sarebbero scaricate tutte su Pisapia e sul Comune».

Due motivi per cui «tornare indietro sarebbe quantomai saggio. Che Expo la prenda in carica il Governo». Anche perché, chiude Patta, «quanto avvenuto nel primo appalto di Expo dimostra fino a che livello arrivino le infiltrazioni della criminalità a Milano: c'è un cartello, e l'asse Nicoli Cristiani–Locatelli ne è la prova, tra imprenditoria criminale e politica talmente saldo e radicato che dovrebbe far riflettere. In fondo, la Lombardia è la terza “economia criminale” d'Italia e, stando alle ultime relazione della Direzione distrettuale antimafia, sono ben tredici i politici che sono stati eletti direttamente con i voti della criminalità organizzata».
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