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Tav, alta voracità
E’ passato un anno da quando con un blitz degno dei più truculenti film d’azione lo Stato è riuscito a mettere le mani su un pezzettino di territorio difeso permicamente dal suo popolo. Un anno in cui lo Stato non è riuscito a rispondere, se non con la repressione del dissenso, alla domanda che aleggia in sempre più vaste schiere della popolazione italiana: cosa fare di un minoranza che ha ragione? Una minoranza che, tra l’altro, in questo tumultuoso anno appena passato ha ampliato le sue dimensioni infiltrandosi trasversalmente all’interno di ogni appartenenza sociale ed ideologica.

La risposta, come si accennava, è stata esemplare: avanti il controllo del territorio strappato in battaglia con l’uso delle forze di polizia ed anche dell’esercito. E basta. Perché oltre a questo di più non v’è. A meno che per “inizio di lavori nel cantiere” si intenda la costruzione di un recinto degno di una base militare ed il taglio di una decina di castagni secolari. Una inutile dimostrazione di forza dai costi non precisati che impegna ogni giorno decine di militari nella difesa di un deserto dei tartari italiano.

Uno spreco di forze e risorse che ha fatto esclamare ad un alto ufficiale dell’Arma dei Carabinieri: «A Chiomonte sono impegnati troppi uomini che servirebbero maggiormente in città». Gli uomini di cui parla il generale hanno difeso il nulla nei mesi torridi dell’estate, poi hanno visto l’autunno e le sue foglie, poi è arrivata la neve a congelarli fino ad aprile, poi è stato il tempo della nuova primavera e adesso è nuovamente tempo di estate torrida. Sempre lì. A girare per il cantiere, a tener d’occhio i val susini che con ostinazione hanno continuato, col sole o con la pioggia, a disturbare i “lavori”. Uno spreco di risorse che ha reso ancor più dura la volontà di resistenza da parte della popolazione perché mentre il paese fallisce ogni tipo di governo non riesce a svincolarsi dalla logica del buco nella montagna che crea ricchezza. Questo nella migliore delle ipotesi che prevede la buona fede dei decisori.

E, tra pochi giorni, sarà nuovamente tempo di contestazioni pesanti perché il campeggio Notav sta per ripartire e come un anno fa, si svolgerà a pochi metri dalle prime reti che proteggono il “cantiere”. Al di là di ciò, quest’anno è stato invece surreale. Oltre alle continue manifestazioni di protesta, i ricercatori e gli uomini di cultura che hanno sottoscritto l’appello contro la realizzazione dell’alta velocità sono passati da 360 e oltre 1700. Il Portogallo ha cassato la sua parte di tratta sul famoso Corridoio n 5. La Cmc di Ravenna, la cooperativa che realizzerà il tunnel geognostico ha subito un’apertura d’inchiesta a Milano nell’ambito degli appalti relativi all’altra mega opera Expo 2015. La gara al massimo ribasso, le sette offerte più vantaggiose tutte sotto la «soglia di anomalia», sospetti su fughe di notizie segrete, funzionari compiacenti e l'ipotesi di un cartello d'imprese che avrebbe inquinato le procedure e aggiustato l'assegnazione dei lavori. Fin qui, lo scenario. L'accusa, ora: turbativa d'asta. La Procura ha messo sotto inchiesta il primo appalto di Expo, la maxi commessa da 90,4 milioni (più altri 6,8 milioni di oneri sicurezza) per «la rimozione delle interferenze presenti nel sito espositivo», e cioè la pulizia e lo sgombero dell'area che ospiterà i padiglioni internazionali nel 2015. Gli investigatori della Guardia di Finanza hanno messo sotto la lente d’osservazione le buste sono state aperte il 20 ottobre 2011. La vincitrice ha offerto un ribasso d’asta pari al 42,83% rispetto alla base d'asta (58,5 milioni anziché 90,4), al di là quindi del limite imposto dalla società Expo 2015, il 38,396%.

Il criterio del massimo ribasso, voluto dalla precedente giunta milanese, era stato cambiato dall’attuale sindaco Pisapia. La vicenda appare interessante perché i soggetti coinvolti forse saranno gli stessi che eseguiranno i lavori del tunnel di base. Se mai inizieranno.

Poi ci sono le note di colore: il libro Tavsì, finalmente un libro a favore della Tav. Scritto da due esponenti del Partito Democratico torinese è scaricabile da internet. Nonostante la battente campagna pubblicitaria cittadina pare non abbia avuto un travolgente successo di pubblico. Anzi, il Pd ha dovuto ingurgitare palate di veleno perché due comuni storicamente fedeli (Avigliana e Rivalta), sono stati conquistati da liste dichiaratamente Notav. Il caso di Avigliana è esemplare: qui il partito di Bersani nel tentativo di spostare il paese sul fronte dei favorevoli all’alta velocità ha fatto un accordo con Pdl e centro, dando vita a quella che sarà la futura marmellata nazionale. Un accordo tra Notav di ogni schieramento politico (compreso il M5S) ha bloccato questa deriva.

Un anno in cui la lobby pro tav è salita direttamente al governo: il sottosegretario Ciaccia era l’amministratore delegato e direttore generale di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (braccio operativo di Intesa Sanpaolo nel finanziamento delle grandi opere). Corrado Passera non è nemmeno il caso di ricordare il suo curriculum, idem per la Fornero. Tutti pezzi di Intesa Sanpaolo, banca di sistema nella grandi opere per eccellenza. Basti ricordare gli 800 milioni di euro garantiti dallo Stato prestati per le Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Giochi costati sei volte più di quanto preventivato secondo gli studi dell’Istituto Bruno Leoni.

L’avvocato difensore, poi decaduto ovviamente, di Paolo Comastri, amministratore delegato di Lyon Turin ferroviaiere, Paola Severino, è stata nominato ministro della giustizia. L’inchiesta risale al 2005: mentre infuriava la solita battaglia tra la popolazione e le forze dell’ordine per l’occupazione del territorio, la Procura di Torino si trovò a indagare l’allora viceministro delle Infrastrutture, Ugo Martinat, oggi defunto, numero due di Pietro Lunardi. I pm si concentrarono sulle opere stradali legate alle Olimpiadi e, appunto, al Tav. Il processo di primo grado si è concluso nel maggio scorso con otto condanne tra cui quella di Comastri a otto mesi di reclusione. Oggi è in attesa della sentenza di appello.
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