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"Non ce la faccio più", grido disperato di un imprenditore del cosentino
''Non ce la faccio piu'''. E' il grido disperato d'aiuto di un imprenditore del cosentino recapitato in una lettera al leader del movimento Diritti civili Franco Corbelli, che l'ha resa nota. ''Non conosco quest'uomo, né la sua vicenda processuale. Non entro quindi nel merito di quello che mi scrive, che rendo noto così come mi è arrivato. Sento solo il dovere morale - precisa Corbelli - di chiedere a chi di competenza di intervenire subito, aiutare e salvare questo uomo, prima che sia troppo tardi''. Nella lettera l'imprenditore racconta la sua storia. Si è trovato a dovere ricorrere a un prestito a tassi usurari dopo l'incendio del suo agrumeto di clementine, sullo Jonio cosentino. ''Mi hanno distrutto - scrive - lasciandomi morire di fame. Sono dovuto ricorrere a degli usurai, anzi a dire la verità sono venuti loro da me. Su 35mila euro donati ne hanno preteso 90mila e tutti in contanti. Questo la magistratura lo sa. In più davanti a mio figlio di soli 11 anni sono venuti ed oltre ai soldi hanno preteso la macchina di mia moglie una fiat 500 rossa nuova che ora sta circolando liberamente nel comune''. 
Adesso ''non ce la faccio piu' - scrive rivolgendosi a Corbelli - penso che quando lei avrà la bontà di incontrami io sarò già andato a piedi sulla 106 ex bis a buttarmi sotto un tir''.
E' drammatico il suo messaggio finale: ''Quello che le volevo dire per chiudere è che ho per tanto tempo aspettato di avere giustizia. Non l'ho avuta. Io chiedo adesso a lei di fare giustizia per mia moglie e mio figlio perchè io voglio farla finita e lascio questo messaggio a lei come testimonianza delle mie ultime volonta'''.
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