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CHI SIAMO
Siamo un collettivo di giornalisti di Liberazione e di compagni e compagne che vi hanno collaborato. Per le note vicende legate al taglio dei finanziamenti pubblici per l'editoria il quotidiano del Prc è stato costretto a sospendere le pubblicazioni dal primo gennaio 2012. Nel frattempo si è aperta in Italia una crisi generale dell'informazione. In assenza di sostegni al pluralismo sopravvivono soltanto i media legati a grandi gruppi proprietari. All'interno di questo processo c'è un problema relativo al campo della sinistra che si trova sprovvista di strumenti editoriali. Senza Liberazione nelle edicole viene a mancare non solo una voce dell'informazione critica, ma anche un luogo di dibattito politico-culturale prezioso per Rifondazione comunista e il campo organizzato della sinistra di alternativa. Abbiamo deciso di dare vita a un settimanale online che possa supplire, in questa fase di transizione e a titolo gratuito e militante, alla mancanza di un giornale del Prc. Ombre Rosse sarà un sito di informazione, di inchieste, di approfondimento politico-culturale. Ma anche un collettivo il cui sforzo sarà indirizzato a promuovere ogni iniziativa che possa favorire il ritorno di Liberazione in edicola.

POTERI FORTI E OMOLOGAZIONE. CHE FINE HA FATTO L'INFORMAZIONE?
Il drastico taglio dei fondi pubblici lascia in vita soltanto le testate giornalistiche appartenenti a gruppi economici forti. Quanto più il legame con i poteri finanziari è essenziale per la sopravvivenza di un giornale, tanto più la sua linea editoriale rischia di assoggettarsi alla tutela degli interessi di quegli stessi poteri. Nella mappa dei proprietari di quotidiani figurano ormai soltanto giganti dell'economia: la Fiat, Mediobanca, Confindustria, Berlusconi, De Benedetti, Caltagirone, il gruppo Angelucci, solo per citarne alcuni. Un altro colpo all'editoria “fuori dal sistema" lo ha inferto il peso crescente della pubblicità nei bilanci dei quotidiani. Più che le copie vendute - che diminuiscono al calare dei lettori - è l'accesso al mercato pubblicitario la fonte principale degli introiti. I giornali che riescono ad accaparrarsi le maggiori quote di pubblicità risultano più competitivi delle testate minori. Non a caso, i giornali di orientamento critico rischiano più degli altri di essere esclusi dalle concessioni pubblicitarie proprio a causa delle loro posizioni politiche non acquiescenti ai poteri forti. La stessa riforma del finanziamento pubblico all’editoria, per come si va definendo, finirà col delimitare il campo delle voci che avranno mezzi e strumenti per farsi sentire senza essere sottoposti al ricatto del mercato.

LA CRISI DELLA POLITICA E I GIORNALI DI PARTITO
All'interno di questo scenario si colloca la vicenda specifica delle testate di partito e a forte orientamento politico. Questi giornali non possono non risentire della crisi della politica e dello scarso tasso di popolarità dei partiti, sprofondato a uno dei punti più bassi dai tempi di Tangentopoli a oggi. La questione morale, l'occupazione spregiudicata del potere, l'omologazione, la subalternità al capitale finanziario sono all'origine del crollo di rappresentatività delle forze politiche. Probabilmente a essere più colpita è la stampa che si rivolge al “popolo della sinistra” che in questi anni non è stata neanche sufficientemente in grado di percepire i mutamenti in atto e svolgere un ruolo egemonico. Una inadeguatezza culturale e politica che ha portato ad un impoverimento e ad una subalternità ideologica che sovente ha coinvolto tanto chi scrive quanto chi legge. Non a caso, una parte non trascurabile di questa specifica fascia di lettori è stata conquistata dal Fatto quotidiano, un giornale che spesso parla il linguaggio dell'antipolitica.

IL WEB CAMBIA TUTTO
Quali caratteristiche deve avere un prodotto editoriale online, aggiornato alle nuove modalità di costruire informazione sul web? Il collettivo di Ombre Rosse viene dall'esperienza di Liberazione. Nel passaggio al web dovrà sperimentare un diverso linguaggio giornalistico, più congeniale alla rete: chiaro, sintetico, elegante, non superficiale. Le abitudini di lettura e i consumi culturali stanno cambiando e, con essi, lo sguardo sulla realtà. Ma soprattutto i processi della rete stanno scardinando il giornalismo tradizionale. I ruoli dell'emittente e del destinatario sono molto più interscambiabili che in passato. La notizia non può più essere opera di un giornalista che opera in solitudine, ma si costruisce in una modalità orizzontale e partecipata (o, perlomeno, internet lo rende possibile in linea di principio). Twitter è il caso più eclatante di news network in cui gli utenti contribuiscono a costruire l'agenda e i contenuti delle notizie. È un meccanismo simile al principio fisico del feedback che agisce all'interno di un sistema quando questo si modifica in virtù di una retroazione. Le implicazioni politiche della rivoluzione del web sono oggi un tema di discussione. La rete offre ai partiti la potenzialità di un'informazione politica più orizzontale e decentrata che ridefinisce l’intera gerarchia comunicativa.

GIORNALISMO E POLITICA. IL PROGETTO DI OMBRE ROSSE
Esiste un pregiudizio nei confronti dei giornali di partito. Noi pensiamo, al contrario, che giornalismo e politica debbano camminare insieme. Ombre Rosse è uno strumento culturale, un luogo di dibattito e di riscoperta della politica nella sua dimensione più alta. Ma la politica vive se si ridà un senso al conflitto e alla scelta tra alternativa diverse. Muore, invece, se cede il passo all'omologazione. Nei confronti dei partiti c'è un clima di sfiducia. I populismi, più o meno autoritari, più o meno tecnocratici, incombono. La democrazia soffre i limiti della rappresentanza e della delega. Bisogna ripristinare il nesso tra politica e trasformazione della realtà. Ma per riuscirsi occorre costruire una visione alternativa al pensiero unico. Leggere il mondo con altre lenti. Decifrare la crisi economica con chiavi diverse e alternative da quelle del neoliberismo. Un atto di resistenza culturale, se si vuole. E' una sfida che si può vincere solo se saremo in grado di costruire strumenti di analisi adeguati nei confronti della forma attuale di capitalismo: un capitalismo finanziario globalizzato che produce assetti di potere ad esso funzionali, condizionando o delegittimando i governi dei singoli paesi. In Grecia come in Italia la politica è espropriata. Da un lato, agisce il potere e il richiamo all'ordine della Bce, dall'altro si assiste a un processo di omologazione del sistema dei partiti. La crisi economica, paradossalmente, diventa una strategia di governo e di gestione del consenso. In nome dell'emergenza si legittimano i tagli al welfare, ai diritti, alle garanzie un tempo prerogative della democrazia borghese, come se non vi fossero alternative, come se esistesse un'unica ricetta “scientifica". Il vecchio Marx ce l'ha insegnato: il comunismo, in fondo, comincia con la critica dell'economia politica e con la demistificazione del mondo di feticci del capitale. La pensiamo ancora così. Chissà che un giorno si possa, di nuovo, dire: “ben scavato, vecchia talpa".

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