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MUSICA. Tornano i Dirty Projectors, bella prova!

Le mie ultime recensioni descrivevano album di vecchi e nuovi musicisti che giocano con classici temi musicali: covers di canzoni epiche e antiche rivisitati con spirito iconoclasta o rispettosi di illustri radici. L’album della settimana è invece un album di brani originali interpretati e suonati da un gruppo davvero originale: The Dirty Projectors, titolo dell’album: Swing lo Magellan.
Non sono dei novellini, molti li conosceranno, ma il disco esce a tre anni di distanza da uno dei migliori album Folk-Indie (odio le etichette) usciti nel decennio, lo strepitoso Bitte Orca che vi invito a cercare se non lo conoscete. Se non sbaglio sono al loro sesto album esclusi Ep o raccolte di demo e B sides. Il primo era del 2003 e, secondo me, questa è la loro migliore prova.

David Longsteth è il leader del gruppo, con molte affinità con il geniale David Byrne, se non altro per l’intento di rendere più esotico e libero da stereotipi certo pop-rock indipendente. La musica africana, come per Vampire Weekend, altro grande gruppo Usa, si mescola con matrici folk con qualche, magari involontaria, reminiscenza zappiana.

Il nuovo album è una riuscitissima miscela di colori e suoni con uso di strumentazioni semplici ma mai scontate. Tutti i brani dimostrano una solida e originale capacità di scrittura. L’apertura affidata a “Offspring Are Blank” si apre come un gospel moderno, con battito elettronico per poi aprirsi improvvisamente verso chitarre garage e suoni sporchi. Cambi di ritmo e atmosfere che caratterizzano tutto il lavoro del gruppo.
Con “About To Die” siamo in un’Africa metropolitana, i Talking Heads meno schizofrenici con soluzioni giocose di ritmi sghembi e free. Ancora cori ad accompagnare “Gun Has No trigger”, il singolo apripista dell’album, con la voce del leader che guida ad una melodia quasi da crooner moderno. Una melodia con echi da anni ’60 ma con un tappeto “a la Bjork” (cantante che peraltro ha già collaborato con i Nostri).

La title track si apre lenta e avvolgente poco più di due minuti di languide carezze. Riecco sonorità newyorkesi, ancora rimandano al gruppo di Byrne, con uso di chitarre in levare e battito di mani per “Just from Chevron”, pop song per nottambuli. Ma niente è banale con Dirty Projectors e allora ci si stupisce per le scelte musicali e il canto diventa ipnotico ed è una danza circolare intorno a luci al neon. “Dance For You”, ancora le mani che battono e che preludono a suoni d’archi, fiati, una piccola sinfonia con una chitarra e basso che appaiono all’improvviso a disegnare immagini urbane. Un piccolo gioiellino. I brani migliori sono “Impregnable Question”, la già citata “The Gun Has No Trigger” e “Irresponsible Tune”.

Non tutto è, giustamente, perfetto ma avercene di album come questi. E’ l’esempio di come la creatività sia necessaria, unitamente ad un po’ di genio, ormai raro fra i musicisti più giovani, per realizzare qualcosa che si avvicini ad essere originale e innovativo. L’apparente semplicità dei brani colpisce e a tratti stupisce. La miscela di radici gospel e folk con rock urbano funziona alla grande. Chiudere un disco con un brano come “Irresponsible Tune” è già geniale, uno dei migliori brani dell’anno. Disco consigliatissimo dunque!

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