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Esce “Tempest". Un Dylan in stato di grazia
Ed ecco che i media ricominceranno ad investigare sui significati nascosti, supponendo simbologie, analogie, cercando, insomma, di carpire fantomatici segreti a quel mago della parola e non solo, che è Mr.Bob Dylan. Il pretesto è la pubblicazione del suo 35° album ufficiale. Una discografia unica che parte dal lontano 1962. Un cammino lungo 50 anni , un eterno pellegrinaggio sapendo che, con Lui, non ci sarà nessun arrivo, nessun santuario in premio, solo paesaggi sempre diversi e difficili da fotografare. Questa premessa per parlarVi di Tempest. Nulla a che vedere con Shakespeare (ecco un primo significato inutilmente dato dalle stampe), nessuna coincidenza tra la data di uscita (11 Settembre) e la tragedia newyorkese e per citare un amico Dylaniano: «Niente a che vedere col circo, né acrobati, né mangiatori di fuoco…». Piuttosto un grande album, il suo migliore degli ultimi 30 anni o almeno al livello di “Time Out Of Mind”. Dylan è in stato di grazia: canta bene e scrive benissimo, senza vuoti di ispirazione. Dieci tracce a comporre un quadro intenso e completo.
Autoprodotto , sotto il solito soprannome di Jack Frost, l’album si apre con “Duquesne Whistle” , di cui vi consiglio la visione del divertente e cattivissimo video. Il brano è swingante, è scritto a quattro mani con l’ex Grateful Dead Robert Hunter, con un testo ironico, con allusioni anche sessuali e la musica anni 20 che sbuffa come una vecchia locomotiva. Del resto le train songs sono una splendida tradizione della musica americana. Grande apertura. Il gruppo suona alla grande e, a parte l’ospitata di David Hidalgo dei Los Lobos, già suo compagno di viaggio in altri album, è la sua tour-band: Tony Garnier al basso, Stu Kimball alla batteria, Donnie Herron steel guitar, violino e banjo e lo splendido Charlie Sexton alle chitarre.
Soon After Midnight è il Dylan travestito da crooner, Lui, grande cultore delle musiche di ogni tempo e senza confini, come dimostrato dai suoi bellissimi programmi radiofonici “Time Radio Hour”, adora lo stile delle ballate “bianche” degli anni a cavallo tra i 40 e i 50. Interpretazione straordinaria.
Sette minuti di rock blues accompagnano “Narrow Way”, un brano che troveremo spesso nei suoi live.
Le ballate contraddistinguono “Tempest” ed ecco “Long And Wasted Years”. Con una buona dose di ironia potrebbero essere i suoi lunghi e sprecati anni? Non penso ma comunque è il brano piu’ breve del disco che ci porta, a mio parere, ad uno dei migliori “Pay In Blood”, paga col sangue, sangue sulle tracce, Dylan canta benissimo “I’ll pay in blood, but not my own”. L’espiazione dei peccati. Dylan voleva far uscire un album religioso, non l’ha fatto, ma questo brano si collega idealmente, al suo periodo mistico (Slow Train Coming, Saved, Infidels) .
“Scarlet Town” un altro capolavoro, banjo e violino con una splendida chitarra ci accompagnano in una ballad d’altri tempi. Il Ragazzo ne ha da insegnare! “Early Roman Kings”, anche qui Dylan conferma di aver assorbito e amato la storia della Musica, il Blues di Muddy Waters, Bo Diddley. Cita infatti “Mannish Boy” e “I’m A Man” accompagnato dalla Fisa del Lupo Hidalgo. Blues Is On My Mind…
“Tin Angel” dura 9 minuti, il pezzo è un racconto , un brano da ascoltare più volte per capirne il vero senso. E poi, indispensabile, sarebbe averne le liriche scritte che, al momento, non ho avuto la fortuna di trovare.
L’album si chiude con due brani che lo segnano indelebilmente: “Tempest” oltre 13 minuti di cinema in musica. Il folk irlandese che racconta il Titanic trovando ispirazione, anche qui dalla storia della tradizione americana, dalla “The Great Titanic” della gloriosa “Carter Family". Il brano trova anche riferimenti voluti alla versione cinematografica di James Cameron . Nella tragedia non esistono distinzione di classe sociale. Un lungo valzer, un racconto diretto: «Ho visto le acque diventare sempre più profonde, ho visto il cambiare del Mondo…». Francesco De Gregori nel suo Titanic raccontava l’inizio del viaggio verso la Fine, Dylan descrive la Fine stessa. De Gregori idealmente ci porta anche alla fine dell’album.
Il riff di “Generale”, citazione ritengo voluta, ci porta al brano che chiude “Tempest” dedicato a John Lennon. Citando nel testo alcune liriche di Lennon (“A Day In The Life" e “Come Together"), Bob omaggia un Grande (Dylan ama scrivere canzoni per musicisti, Blind Wille Mc Tell su tutte). Una vera canzone che dimostra anche la grande capacità del Nostro di scrivere anche brani più consueti che poi, qualcuno, potrebbe reinterpretare con arrangiamenti piu’ “popolari” (vedi in tempi recenti Adele) .
Avrei voluto aspettare a stilare la recensione dell’album, per approfondire al meglio il contenuto, ma è tanto l’entusiasmo per la conferma di un’amicizia sulla quale si può sempre contare. Lunga vita al per sempre giovane più grande Artista dell’ultimo Secolo. Lui si incazzerebbe molto di questa definizione, in fondo è solo il vero cantastorie vivente, un Grande Juke Box per musiche senza Fine.
Ciao Bob.
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