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«Affonda, amico mio, affonda», parola di Sciascia
Perfette. Attualissime. E perciò le trascrivo, sono solo diciassette righe. «Mezzo milione di emigrati, vale a dire quasi tutta la popolazione valida; l'agricoltura completamente abbandonata; le zolfare chiuse e sul punto di chiudere le saline; il petrolio che è tutto uno scherzo; gli istituti regionali che folleggiano; il governo che ci lascia cuocere nel nostro brodo...Stiamo affondando, amico mio, stiamo affondando... Questa specie di nave corsara che è stata la Sicilia, col suo bel Gattopardo che rampa a prua, coi colori di Guttuso nel suo gran pavese, coi suoi più decorativi pezzi da novanta cui i politici hanno delegato l'onore del sacrificio, coi suoi scrittori impegnati, coi suoi Malavoglia, coi suoi Percolla, coi suoi loici cornuti, coi suoi folli, coi suoi demoni meridiani e notturni, con le sue arance, il suo zolfo e i suoi cadaveri nella stiva: affonda, amico mio, affonda...».
Perfette per la Sicilia di oggi, quella di cui tanto si parla su giornali tv blog e simili. Subito dopo però mi prende un colpo: ma si tratta di un brano preso da A ciascuno il suo, il romanzo di Sciascia uscito nel 1966, dicesi 1966!
Eppure è così, quasi cinquant'anni dopo di quelle parole si potrebbe non cambiare nemmeno una virgola, l'abbaglio non è nostro, è la realtà che ci ha tratto in inganno. Quella descritta da Sciascia è infatti ancora, nelle sue sembianze generali, la Sicilia d'oggi (e anche peggio, sotto diversi aspetti).
Basta un'occhiatina ai dati, a piacere. Rapporto sulla qualità della vita, quello che da vent'anni viene stilato a cura del "Sole24Ore”. Su tutte le città e provincie italiane monitorate, la classifica di pressoché tutti i grandi centri siciliani è uniradiddio. Palermo giù al 106mo gradino, Messina al 93mo alla pari con Catania, Caltanissetta è a quota 106 e Agrigento - la ex splendente Agrigento! - tristamente al 107mo.
Fondi Ue e loro buon uso (o buona fine): peggio che andar di notte. Per esempio congelati da Bruxelles medesima 600 milioni del Fesr (Fondo europeo per lo sviluppo regionale) sotto la voce «gravi carenze di gestione e di controllo». Così, per inettitudine amministrativa e cattiva politica, sono rimasti all'asciutto voci come: reti e collegamento, valorizzazione e difesa del paesaggio, ricerca. Per non parlare del Cefop (sta per Centro formazione professionale), con 12 milioni in fumo e i dipendenti in cassa integrazione; o della "strada della morte", la Palermo-Agrigento, 4 milioni dilapidati e nemmeno un'unghia di miglioramento conseguito.
Giovani. Nel quadro nazionale di una drammatica disoccupazione under 35 che sfiora il 35%, la nobile Trinacria vanta il finora indiscusso primato del 50%.
E dove stanno le donne siciliane? Stanno a casa, anche se loro non vorrebbero (niente lavoro per un 40% di loro, a prescindere).
Mal comune. Infatti ai maschi non va meglio, stando che, secondo l'Istat, la disoccupazione globale tocca in Sicilia livelli considerevolmente più alti di quelli nazionali. Così come il numero dei siciliani che oggigiorno si trovano al di sotto della soglia di povertà.
Cercasi Pil disperatamente. E mentre anche l'ultimo congresso delle Acli denuncia il tangibile degrado della società siciliana, il depauperamento delle famiglie, lo scandaloso divario tra ricchi e poveri, «le istituzioni folleggiano», proprio così, come scriveva Sciascia quarantasei anni fa.
Ci limitiamo a citare gli ultimi dati della Corte dei Conti, secondo i quali i dipendenti della Regione Sicilia sono 20.288, i dirigenti 1835 più 82 esterni (un capo ogni dieci persone occupate). Ne risulta che il costo del personale ammonta a 1 miliardo e 84 milioni, a cui vanno aggiunti i 639 milioni per i pensionati (998, a tutt'oggi, quelli baby). Occupy Regione, appunto.
Si affonda, amico mio, si affonda. Ma il business della mafia è salvo, anzi, ovviamente prospera. Non lo dice mica Sciascia, lo dice Rita Arrigoni, che è il presidente della stessa Corte dei Conti, anno 2012. Aperte le virgolette. «Grava il peso della criminalità organizzata e della corruzione, che infiltra le amministrazioni pubbliche, inquina l'andamento del mercato, fa accrescere il costo della vita economica e civile». Per aggiungere: «Il debito della Regione, oggi di 5 miliardi e 300 milioni, è in crescita, così come i residui passivi, passati da 5 a 7miliardi». E per aggiungere ancora: «La Sicilia è la regione che ha perso più imprese di tutto il Mezzogiorno: 4500 tra il 2007 e il 2011». E per infine concludere che in Sicilia si è ormai davanti a «segnali di inarrestabile declino».
Claudio Fava ti vogliamo bene. Queste cose le conosci bene e le conosci tutte (non da ora, non lo dimentichiamo...), e sai bene perché in Sicilia è così, perché è andata così. Prima e dopo questi cinquant'anni.
E' dura, ma ti tocca.
"Ci" tocca.
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