Domenica 22 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento 18:26
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Giornata della memoria, non solo Ebrei ma anche Rom e Sinti

Il 27 gennaio ricorre una data importante, la “Giornata della Memoria”, in commemorazione delle vittime del nazismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. Il 27 Gennaio 1945 ci fu, infatti, la liberazione da parte dei sovietici del campo di concentramento di Auschwitz. In Italia, tale ricorrenza è stata istituita con la L. 211/2000, di cui riporto l’articolo 1: “ La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.”

Al pari della Shoah, il Porrajmos – lo sterminio delle popolazioni Rom e Sinti – fu deciso sulla base delle teorie razziste che caratterizzavano il nazismo. Porrajmos in romanì significa, appunto, devastazione e indica perfettamente ciò che hanno subito queste popolazioni, indicate come Zingari. È difficile stabilire quanti Rom e Sinti morirono nei campi di concentramento tedeschi, perché i gruppi romanì non erano organizzati quanto quelli ebraici e, quindi, non censiti. Secondo lo studioso Ian Hancock, dell’Università del Texas, furono tra i cinquecentomila e il milione e mezzo i romanì sterminati. Per Sybil Hamilton, storica dello Holocaust Memorial Museum, è più plausibile che le vittime siano state dalle duecentoventimila alle cinquecentomila.

La deportazione di Rom e Sinti nei campi di sterminio iniziò nel 1934, un anno dopo la promulgazione delle Leggi di Norimberga. Spesso agli zingari era destinata una zona separata rispetto agli altri internati, con condizioni ancora più umilianti. I prigionieri Rom e Sinti venivano usati dai nazisti come vere e proprie cavie da laboratorio per esperimenti scientifici. Sterilizzati con pratiche brutali, venivano tenuti in gabbie per diversi giorni. Venivano iniettati nei loro corpi germi e virus patogeni per osservare le reazioni dell’organismo, oppure veniva fatta ingerire loro una quantità di acqua salata tale da farli morire. Anche qualora riuscissero a sopravvivere alle sevizie degli esperimenti, i prigionieri erano consegnati alla morte dalle condizioni disumane del campo.

Tra gli episodi della Seconda Guerra Mondiale dimenticati dalla memoria comune rientra anche un fatto accaduto nel 1944. Tutti voi certamente ricorderete la rivolta degli ebrei relegati nel ghetto di Varsavia, nel 1943. Ma in pochi ricordano dell’insurrezione avvenuta l’anno successivo: nel 1944 anche i prigionieri Rom e Sinti del campo di Auschwitz si ribellarono – con scarso successo – nell’estremo tentativo di sottrarsi ai forni crematori. In Italia gli zingari non conobbero un trattamento migliore. Le mete dei rastrellamenti tra le popolazioni romanì italiane erano i campi di Agnone (Isernia), Berra (Ferrara), Bojano (Campobasso), Bolzano, Ferramonti (Cosenza), Tossicìa (Teramo), Vinchitauro (Campobasso) e Perdasefogu (Ogliastra) e nelle Tremiti. Erano Rom italiani, ma anche di altre nazionalità; in particolare un gran numero erano Rom slavi, fuggiti in Italia dalle persecuzioni in patria. Molti di loro riuscirono a fuggire e si unirono alle bande partigiane.

Al termine della guerra, il Porajmos fu dimenticato, tanto che non venne mai citato nei processi per i crimini contro l’umanità, come quello di Norimberga, e solo di recente si è cominciato a parlarne. Se l’Italia non ha mai dato valore allo sterminio di Rom e Sinti, nel 1980 sulla spinta del Verband Deutscher Sinti und Roma (Unione di Sinti e Rom tedeschi), il Governo tedesco riconobbe ufficialmente la persecuzione razziale della quale furono vittime le popolazioni romanì tra il 1934 e il 1945.

Prc Roma

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi