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Tragedia Lampedusa, la memoria corta dei politici che hanno sfilato davanti alle bare dei migranti

Le recenti immense tragedie delle ultime settimane hanno portato la situazione dei migranti che giungono sulle coste italiane al centro dell’attenzione mediatica e sociale.

L’Europa di Frontex ha condannato i respingimenti

Alfano ha affermato che l’Europa non ha fatto abbastanza e ha abbandonato l’Italia da sola. In questi anni l’Europa ha sostenuto il pattugliamento delle coste con il programma Frontex. Ma l’Europa non è solo Frontex, l’Europa non è solo pattugliamento delle coste. Nelle pieghe del diritto comunitario, nelle sentenze della Giustizia Europea, il rispetto e la tutela dei diritti umani e civili si son sempre ritagliati uno spazio. Quando l’ex ministro Maroni rimpiange i suoi accordi con Gheddafi e i respingimenti in mare del suo governo “dimentica” che non sono stati interrotti per una decisione “politica” italiana e per volontà del Governo Italiano. Quei respingimenti son stati stoppati dall’Europa, che l’anno scorso ha condannato l’Italia per aver violato i diritti di alcuni migranti respinti in mare dai pattugliatori italiani. Maroni “dimentica” che quei respingimenti non erano un programma di massima efficienza che avevano risolto il “problema”, ma erano solo un’impianto ideologico che avevano solo allontanato il problema dagli occhi e dalle coste italiane e che avevano permesso disumane violazioni dell’umanità dei migranti che tentavano di giungere in Europa. Se qualcuno è riuscito, o riuscirà, a guardare il documentario d’inchiesta “Come un uomo sulla Terra” fino all’ultimo fotogramma senza che il proprio cuore trabocchi di dolore e ogni fibra del proprio animo ne sia sconquassato è pregato di comunicarlo. Quel film mostra e documenta la realtà dei respinti in mare, di chi si è messo in viaggio da distanze immense con la speranza di un futuro ma che ha trovato solo lager, stupri e altre violenze il cui solo pensiero fanno impazzire qualsiasi persona civile.

I centri per migranti ideati dal centro sinistra. Le denunce di Stefano Mencherini, dal centro di Lecce allo sfruttamento dei migranti

Il primo ministro Letta sabato, dalla platea di Repubblica, ha espresso due volontà: abolire la Bossi-Fini e lanciare una campagna di pattugliamento rinforzato del Mar Mediterraneo. Letta “dimentica” che, quando lui era già ministro del governo di centro-sinistra della seconda metà degli Anni Novanta, fu varata una legge sull’immigrazione. Quella legge fu la prima che trasformò l’approdo dei e delle migranti in Italia in una pura questione di ordine pubblico e sicurezza. Nacquero dall’articolato di quella legge i Centri di Permanenza Temporanea (trasformati dieci anni dopo dai “pacchetti sicurezza” di Maroni in CIE, Centri di Identificazione ed Espulsione). In pochi anni quei centri divennero veri e propri lager, luoghi dove i diritti umani venivano sopraffatti da gabbie e violenze. L’anno scorso la Giustizia Europea condannò (nel giudizio già citato poc’anzi) l’Italia non solo per i respingimenti ma anche per questi centri. Il regista RAI Stefano Mencherini realizzò un documentario su quanto avveniva nel Cpt di Lecce, gestito da Cesare Lodeserto (allora segretario particolare del vescovo locale) Cosmo Ruppi, Mare Nostrum. La politica ufficiale, da D’Alema a Fitto, per anni non vide le denunce di Stefano e il suo documentario. Mentre un noto settimanale cattolico “familiare” arrivò a definire il suo documentario, un video di denigrazione realizzato nei centri sociali dell’estrema sinistra. Anni dopo sentenze di tribunale condannarono Lodeserto, dimostrando che Stefano non si era inventato nulla e aveva pienamente ragione. Oggi Lodeserto non vive più in Italia, si è trasferito in Moldavia. Dove la sua Fondazione continua nei suoi affari.

Partner privilegiato l’ambasciata italiana
E’ la legalità invocata, il rispetto umanitario di cui la nostra classe politica dirigente parla in queste settimane. I migranti sono considerati da lor signori(e da chi li vota e li appoggia) un fastidio (per la serie “sti neri sono troppi”, “abbiamo già tanti problemi noi” et similia), un problema di ordine pubblico. Ma poi i troppi migranti tanto troppi non diventano quando serve manovalanza a basso prezzo, quando l’onesto imprenditore e lavoratore italiano non vuol pagare il dovuto agli operai. In moltissime zone d’Italia siamo in periodo di vendemmia, di raccolta dell’uva. Pagati meno che gli “italiani”, sfruttati e senza alcun contratto, migliaia di migranti stanno lavorando per le aziende agricole italiane, ore e ore chini a spaccarsi la schiena. In questi momenti non sono troppi… E’ uscito da poche settimane un nuovo documentario di Stefano Mencherini dall’eloquente titolo “Schiavi”( http://www.stefanomencherini.org) . Stefano documenta le “rotte del nuovo sfruttamento”, le condizioni di “lavoro” dei migranti nella nostra civilissima Italia.

La rotta è l'ideologia sicuritaria
Nella seconda volontà espressa a Repubblica Letta ha dimostrato di non voler cambiare rotta, di volersi continuare ad affidare all’ideologia sicuritaria e a mettere l’ordine pubblico davanti a tutti. Voler inviare navi da guerra a pattugliare il Mediterraneo, pensare che la risposta sia una missione armata, dimostra quanto siano autentici la commozione e l’interesse umanitario tanto sbandierato in queste settimane. I migranti non vanno respinti, catturati, pattugliati. Vanno accolti, rispettati, tutelati. Parafrasando le parole del sindaco Giusi Nicolini nell’augurio di buon anno del gennaio scorso, la solidarietà e l’accoglienza non sono colpe e nessuno “deve essere costretto ad arrivare fin qui coi barconi, trovando troppo spesso la morte in mare”. E sul volto militarista e armato del sicuritarismo e dell’ideologia anti-migranti che l’anima c’è una “coincidenza”(che poi coincidenza non è) tra la Sicilia di oggi e la Puglia di inizi Anni Novanta, quella sulle cui coste approdavano i primi albanesi: allora la Puglia si stava battendo contro nuove installazioni militariste e basi di guerra, oggi la Sicilia si sta battendo contro la costruzione del MUOS. Respingono le vite e costruiscono strumenti di morte.

Diritto alla dignità
Non possiamo più accettare di farci governare da leggi che considera criminale chi scampa ad una tragedia (e ipocritamente consente di dare cittadinanza invece se si muore) o chi rispetta la millenaria “legge del mare” che impone di salvare la vita in pericolo. Nessuna barriera, nessuna soluzione militarista e di respingimento (non) umanitario può colmare il mare, può ingabbiare ciò che dell’umanità è più libera e meno reprimibile: il diritto alla dignità, a cercare il proprio futuro, ad essere padroni del proprio destino. Frontex e l’esercito italiano potranno pattugliare ogni centimetro quadro del Mare Mediterraneo, potranno erigere tutte le barriere che vogliono. Ma alle porte le istanze dell’umanità del Sud del Mondo continueranno a bussare. La solidarietà e l’internazionalismo, la collaborazione con i fratelli e le sorelle migranti già in Italia (una vecchia lezione del mai abbastanza compianto Dino Frisullo, lottare con i e le migrant*!), abbattere le barriere, smetterla di destinare capitali ingenti in armi ed eserciti, guerre economiche e politiche armate dalle cancellerie occidentali e dalle multinazionali capitaliste.

*Associazione Culturale Peppino Impastato, PeaceLink - Telematica per la Pace, Associazione Antimafie Rita Atria

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