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Fortezza Europa, un affare per intelligence, militari e soliti noti
È ormai passato un mese dall’ecatombe sulle coste di Lampedusa. Va ricordato, 369 vittime accertate, il più grave disastro marino nel Mediterraneo dalla Seconda Guerra Mondiale. Si è parlato con clamore dell’operazione Mare Nostrum che ha portato l’Italia ad agire unilateralmente per poter mettere in campo strumenti atti al salvataggio di vite umane, a Lampedusa i superstiti, alcuni bambini, alcuni orfani, dormono ancora nella sporcizia di un centro strapieno. Il 25 ottobre, dopo l’incontro a Bruxelles, il Presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta annunciava trionfante: tutte le nostre richieste sono state seriamente prese in considerazione. Una bugia colossale. Per comprendere la portata della menzogna, basta andare più a Sud.

“Back to Libya”
Nessuno o pochi si domandano cosa accade dall’altra parte del Mediterraneo, ad esempio in quella Libia “liberata e democratica” in cui alcune aree sono ancora controllate da milizie armate e con cui il governo italiano e l’Europa intera stringono accordi sempre più impegnativi. Chiaramente in ballo ci sono gli immensi interessi connessi alla ricostruzione, alla realizzazione di infrastrutture, alle risorse energetiche di tale Paese, allo stesso tempo e neanche tanto sottobanco le richieste di apertura di corridoi umanitari sono state sostituite dal ritorno all’esternalizzazione delle frontiere. Si titola tranquillamente sui giornali di lingua inglese Back to Libya (ritorno in Libia) per ingressi considerati indesiderati. E su questo filone dall’Europa e dall’Italia spuntano come funghi risorse economiche per intensificare le collaborazioni, si aprono progetti e agenzie, si assume personale.

Agenzia Eubam, il controllo nelle retrovie
Lanciata il 22 maggio scorso è ora operativa una agenzia denominata EUBAM (European Union Border Assistence Mission) Libia. Scopo dichiarato dell’Agenzia è quello di formare personale e definire programmi per un maggior controllo ai confini libici, sia quelli terrestri, verso i paesi del Sud sia quelli marittimi. Nei giorni scorsi è stato dato ampio risalto al fatto che l’Eubam avesse elogiato la Guardia Costiera della Marina Libica che ha salvato 150 migranti bloccati in un gommone. Sulla suddetta imbarcazione erano stati poi ritrovati vestiti tanto da far temere l’ennesima strage, invece due motovedette da 12mt che avevano intercettato il gommone in panne a 120 miglia al largo dalla costa libica erano prontamente intervenute. «Vorrei lodare le azioni della Guardia costiera e gli equipaggi coinvolti in questo salvataggio - ha detto il trainer della Guardia costiera di Eubam David Aquilina- Nonostante le funzionalità limitate hanno mostrato coraggio e impegno, e rischiato la propria vita, nello svolgimento di questa azione».

Finanziamenti Ue, progetto Usa
Eubam Libya ha numerose particolarità è finanziata dall’Europa (per quest’anno 30 mln di euro) ma è stata voluta dagli Usa; è ufficialmente una agenzia civile ma le assunzioni, almeno in Italia passano per il vaglio del ministero della Difesa. La sede a Tripoli è condivisa con gli operatori di FRONTEX, difficilmente per diminuire le spese. Eubam sarà fino al maggio 2014 guidata da un dirigente delle dogane finlandese, colonnello della riserva finnica, Antti Juhani Hartikainen e ha base presso l'Hotel Corinthia di Tripoli, lo stesso sito da cui è stato prelevato, in una azione di guerriglia ancora mai chiarita il premier libico Zeinadi. Entro dicembre 2013, dovrebbe essere aperto un "normale" Hq entro il 1° dicembre. Lo staff completo prevede di avere 80 dipendenti dell'Ue entro marzo 2014 e 111 a regime; avranno a disposizione anche 54 assistenti locali e 54 guardie del corpo. L'appalto Eubam dice che l'uso della forza dovrà essere in linea con la legge libica e con la convenzione delle Nazioni Unite sulla sicurezza privata. Il loro lavoro, secondo il servizio esteri dell'Ue, non è quello di fare pattuglie o ricerche sul campo, ma di aiutare il governo libico a creare una «strategia di gestione delle frontiere» e di «migliorare il quadro giuridico e istituzionale di gestione delle frontiere (…) potranno anche insegnare le "competenze tecniche" ai doganieri libici».

30 milioni di euro l’anno, un affare per intelligence e società private
L'operazione avrà un costo di 30 milioni di euro all'anno. Essendo la Libia un importante punto di transito per i migranti africani verso l'Europa, riporta EUobserver, Eubam «dovrebbe, a tempo debito, rafforzare le autorità libiche nella capacità di gestire i crimini di frontiera, compresa la tratta di persone e la migrazione illegale». Si legge poi che l'agenzia di controllo delle frontiere dell'Unione europea, Frontex, ha anche in programma una serie di «concrete (…) attività» in Libia sotto la bandiera proprio di Eubam. Il nuovo quartier generale Eubam a Tripoli diventerà una risorsa per intelligence europea. Si tratta di un incarico che fa gola a molte società. Page Groups , Argus Security e una manciata di altri giocatori di medie dimensioni starebbero concorrendo per gestire la sicurezza dell'Ue. Oggi il mercato è più competitivo: numerosi operatori di sicurezza privati che non hanno più affari in Iraq e presto dovranno uscire dall'Afghanistan sulla scia del ritiro militare di Isaf, stanno rivolgendo le loro attenzioni all'UE, che dipende totalmente da operatori privati per proteggere le sue ambasciate, le missioni di osservatori elettorali e i posti di monitoraggio delle migrazioni.

Interessi Ue a tutto campo in Libia
La missione oggi ospitata al Corinthia Hotel è ancora custodita da Argo, una piccola ditta francese, che si occupa anche di proteggere l'ambasciata Ue in Libia. L'Ue sta valutando due società: Aegis, società britannica di sicurezza, o GardaWorld, azienda canadese, per proteggere EUBAM con un contratto del valore di 6.200.000 euro l'anno a partire dal 1° novembre 2013. Secondo il documento di gara comunitario, la società dovrà creare e gestire «una sala operazioni e controllo funzionante h24 e 7 giorni su 7» per fornire «analisi di alta qualità sulla situazione di sicurezza" e di presentare «rapporti di sicurezza quotidiana, settimanale, mensile e semestrale» per le strutture dell'Ue. Insolitamente, la società privata vincitrice dovrà ottenere il nulla osta dai servizi di intelligence nazionali per gestire i file che verranno classificati "SECRET UE". Richard Dalton, ambasciatore britannico in Libia nel periodo 1999-2002, ha detto che la missione dovrebbe lavorare a stretto contatto con l'élite post-Gheddafi tramite un comitato di alti funzionari libici di Giustizia e Interni, magistratura, società petorlifere e servizi di intelligence per dare loro la "proprietà" del progetto svolto da Eubam. Per Nick Witney, ex capo della sicurezza dell'Agenzia europea per la difesa di Bruxelles, Eubam può promuovere i più ampi interessi dell'Ue nel paese ricco di petrolio: «È un modo di creare contatti e influenza. In ultima analisi, è quello che la Pesdc dovrebbe fare». In termini di costruzione dell'influenza in Libia, L'Ue sta camminando sul filo del rasoio. Nel 2012, ha infastidito Tripoli con l'assunzione di una società di sicurezza britannica, la G4s, a guardia all'ambasciata comunitaria senza chiedere il permesso al governo. Sembra assente l’Italia nonostante i forti legami storici e culturali con la Libia e la sua posizione strategica verso quanto rappresentato da Tripoli. Curioso notare come l'Italia avrebbe tutte le competenze e le professionalità per essere in testa al processo ma resta indietro perché impegnata a guardarsi l'ombelico della politica nazionale. Intanto società petrolifere inglesi, francesi e spagnole, prima assenti o poco presenti in quello scenario, scorrazzano tra i pozzi di petrolio libici.

In guerra con l’Africa
Intanto il 2 dicembre, entrerà in funzione negli Stati dell’Europa meridionale un programma di sorveglianza alle frontiere denominato Eurosur (European Exeternal Border Surveillance System) destinato, come confermato da un rapporto di Frontex, a “Ridurre il numero di coloro che entrano irregolarmente in Europa; ridurre il numero di decessi di migranti irregolari, salvando più vite in mare, incrementare la sicurezza interna in Europa, contribuire alla prevenzione della criminalità alle frontiere” Indicazioni generiche che spesso cozzano le une con le altre ma che si traducono sostanzialmente in una rete di sistemi militari e di comunicazione, del valore di diverse centinaia di milioni di euro, che setaccerà e controllerà l’intero bacino del Mediterraneo, mettendo in correlazione gli Stati europei con Frontex. Nonostante tante alte personalità che ne difendono l’operato, dal Presidente Napolitano alla Commissaria europea Malmstrom, passando per l’attuale premier Letta, l’agenzia militare istituita nel 2005 per pattugliare le frontiere e respingere gli immigrati ritenuti “illegali” è stata accusata più volte, dalle organizzazioni non governative, di violazione dei diritti umani Di fatto, pur intervenendo raramente in operazioni di salvataggio- ad esempio due unità spagnole di Frontex erano ancorate a Lampedusa il giorno prima del naufragio e non si sono neanche mosse – l’agenzia ha reso solamente più rischiosi e costosi i viaggi, più spietati i trafficanti, tanto che le morti in mare sono cresciute esponenzialmente. Eurosur servirà ad incrementare le risorse economiche e i poteri che l’agenzia Frontex possiede; l’agenzia dispone già di un ricco portafoglio (85 milioni per il solo 2013), che è servito e serve tuttora a mantenere attive le diverse missioni nel Mediterraneo, che hanno portato al respingimento di decine di migliaia di uomini, attraverso specifiche missioni: Poseidon, nel tratto di terra tra la Grecia e la Turchia, segnato dal fiume Evros; Indalo e Minerva, nello stretto di Gibilterra; Hermes, realizzata per “fronteggiare i flussi migratori eccezionali” conseguenti alle primavere arabe, nel tratto tra la Tunisia, la Libia e le coste italiane. Si tratta di agenzie di vero e proprio business, tanto onerose quanto inutili di cui è piena la storia dell’U.E. e non solo. Pochi ricordano che nel 2002, la NATO aveva disposto un piano di pattugliamento nel Mediterraneo per intercettare eventuali carichi illeciti di armi e uomini. L’operazione, denominata Active Endeavour, è stata finanziata dall’Italia con ben 230 milioni di euro, sono state perquisite quasi 100mila navi merce, ma non ha prodotto alcun risultato concreto. E ancora la missione Seahorse, in collaborazione con i Paesi dell’Europa mediterranea e con gli Stati del Maghreb, progettata con lo scopo di addestrare nuove reclute in Libia, Egitto Tunisia e Algeria. A detta del rapporto realizzato dall’associazione Lunaria Costi Disumani, le cifre stanziate soltanto dallo Stato italiano, nell’arco di tempo che va dal 2005 al 2012, per la sorveglianza delle frontiere e il respingimento dei migranti irregolari si aggirano attorno agli 1.3 miliardi di euro. Cifre estremamente alte stanziate per finanziare missioni che non solo non hanno affatto, come prevedibile, fermato i traffici umani nel Mediterraneo, ma che, anzi, hanno messo gli schiavisti nelle condizioni di avere nuova “merce” da spedire in Europa ad ogni giro, grazie al gioco dei respingimenti.

Eurosur, cassaforte ricca per altri affari sulla pelle di chi viene respinto
Nel giorno della strage di Lampedusa, la stessa Commissaria Cecilia Malmström ha ricordato che la Commissione ha in programma un ulteriore investimento in Eurosur, dove “sur” sta per “surveillance”, dal costo di 340 milioni di euro fino al 2020. Altri soldi per blindare i confini con apparecchiature sempre più sofisticate, ma sempre esternalizzando il border control ai paesi di transito. Caratteristica comune di questi faraonici e crudeli progetti è che nelle loro linee guida manca qualsiasi concreto riferimento all’accoglienza e alla tutela dei diritti umani. Un approccio esclusivamente securitario, già criticato dalle Nazioni Unite perché si limita a contrastare e reprimere la migrazione, spesso criminalizzando le vittime dei trafficanti, senza considerare le cause degli spostamenti, senza intervenire politicamente sui paesi di origine e di transito, senza strutturare un sistema di asilo comune e condiviso all’interno dell’Unione. Lo ha affermato lo special rapporteur Onu François Crépeau, ad esempio, che studia da anni i flussi migratori nel Mediterraneo e più volte ha accusato la politica europea di esternalizzare la sorveglianza dei confini in paesi che non rispettano i diritti minimi. In Libia, ad esempio, dopo la caduta del regime, gli africani sub-sahariani sono perseguitati e discriminati perché sospettati di avere lavorato come mercenari per Gheddafi. «Se si continua a criminalizzare la migrazione irregolare, senza adottare nuovi canali legali, che permettano di raggiungere una destinazione in modo sicuro, il numero delle persone che rischiano la vita in mare può solo aumentare», ha ricordato Crépeau all’incontro annuale dell’Onu su migrazione e sviluppo che si è recentemente tenuto a New York. Comunque per chi è in cerca di lavoro Eubam assume personale altamente qualificato, 110 posti, e con ottimo stipendio disponibile ad iniziare il lavoro in Libia dal febbraio prossimo. La selezione del personale è effettuata dal SAE (Servizio Europeo per l’Azione Esterna) Indispensabili, come requisiti per ottenere l’impiego, un ottima conoscenza dell’inglese, il nulla osta di “sicurezza” al livello richiesto, l’aver obbligatoriamente seguito un corso HEAT (Hostile, Environment Awareness Training), ovvero addestramento al lavoro in un ambiente ostile e poi altre specificità connesse alle mansioni svolte. Gran parte dei profili richiesti, dei requisiti che bisogna soddisfare per essere ammessi in questa operazione “civile” sembra tratta dal materiale necessario per i contractors i mercenari che vanno per la maggiore, nelle istruzioni si rammenta anche l’equipaggiamento necessario (ovviamente elmetto e giubbotto antiproiettile), torcia con batteria di riserva, passaporto con visto libico e senza timbri dello stato israeliano. Nel tempo necessario alla strutturazione (il termine per la presentazione delle domande è scaduto il 18 ottobre), la Missione ha visitato alcuni siti: Ra Ajdir, Ghadames, Misurata, Nalut e Sebha. E ha anche addestrato e fornito consulenza di gestione delle frontiere in alcuni di questi luoghi, la maggior parte in particolare a Ghadames, vicino ai confini algerino e tunisino. Seminari sulla sicurezza delle frontiere marittime e aeronautiche si sono svolti a Tripoli con i funzionari locali, ovviamente in collaborazione con Frontex. Da notare che le località in cui è transitata la Missione sono molto probabilmente le stesse da cui sono partite le ultime imbarcazioni. Si centinaia di milioni di euro a fronte di 646 vittime accertate in un mese nel Canale di Sicilia, respinti dal proprio Paese, respinti in Libia, respinti alla fine in mare.

 

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