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Museo storico della liberazione, provare a salvarlo grazie al tango

Come è possibile che il Museo Storico della Liberazione di via Tasso a Roma, a rischio chiusura per mancanza di fondi, debba poi scoprire che quei fondi ci sono, ma Regione e Comune li hanno bloccati? Per smuovere questo pericoloso e potenzialmente fatale stallo si è resa necessaria una campagna di azionariato popolare promossa dalle cosiddette “Milonghe Popolari” di Roma, che muovendo dal tango argentino hanno organizzato “Libertango- maratona di tango popolare” iniziata alle ore 18 del 21 dicembre e terminata alle ore 6 del 22 dicembre presso il Csoa Intifada a via di Casal Bruciato, il cui intero ricavato andrà a finanziare il Museo e nel cui prezzo del biglietto è incluso un ingresso al Museo. Morale della favola? Grazie a questa iniziativa Comune e Regione hanno sbloccato i fondi già stanziati per il Museo.

Tango e Resistenza si sono dunque incontrati (un paio di anni fa era già stata dedicata una serata di tango popolare a sostegno del Museo della Liberazione), dimostrando come la sensibilizzazione dei cittadini si possa ottenere anche attraverso le più svariate espressioni artistiche e culturali.

Ricco il programma della serata: oltre al susseguirsi di tanghi, performance di danza moderna, a cura della “Scuola Insieme per fare” di Francesca Campitelli, che ha proposto una coreografia su Bella Ciao nella versione dei Modena City Ramblers; lettura di una poesia scritta in occasione del 25 aprile da Simonetta Ramacciani, una delle organizzatrici dell’evento; monologo dell’attore Maurizio Fabbri sul testo di Roberto Lerici: “Mio padre è morto partigiano”, già noto per essere stato portato in scena da Gigi Proietti; riffa popolare che, per omaggiare la memoria delle Staffette della Resistenza che usavano la bicicletta, come primo premio ha messo in palio una mountain bike offerta dalla ciclofficina popolare “Skatenata” del casale occupato Alba 2. Contestualmente, un banchetto di raccolta firme a favore della trasformazione dell’ex manicomio di Roma, il S. Maria della Pietà, in polo culturale, i cui promotori insieme agli organizzatori dell’associazione Ex Lavanderia della Milonga Popolare “Viejo Lavadero” a loro volta hanno contribuito alla serata devolvendo il 30% degli incassi del proprio evento parallelo alla causa del Museo della Liberazione.

Ospiti della serata inoltre, il Segretario tesoriere del Museo della Liberazione, Giuseppe Mogavero, il Direttore del Museo Antonio Parisella e l’Assessore alla Cultura di Roma Capitale Flavia Barca, la quale però ha dato forfait.

Ringraziando e invitando tutti i presenti ad andare al Museo Storico, cui affluiscono visitatori da ogni parte del mondo, Mogavero ha commentato: “Il termine ‘museo’ è riduttivo, perché per noi non è un qualcosa che vedi e te ne vai, ma un elemento di studio, un luogo di memoria che non ricorda solo le efferatezze dell’occupazione nazista, ma dove si tocca con mano la sofferenza di come l’uomo ha voluto imprigionare il suo nemico politico. È un luogo di ritrovo, di studio, di accoglienza.”

Illuminanti e pregnanti le parole del Direttore, che ha sottolineato quanto il quadrante su-ovest della Capitale presenti una ricchezza culturale che rende viva la città e che emerge in situazioni come questa iniziativa. “Il Museo vive di questo rapporto con la società. Venite a trovarci, poi fate come fanno i ragazzi delle scuole, che tornano con i loro genitori”, ha affermato, sostenendo che la serata è solo l’inizio, dal momento che nel 2014 bisognerà “continuare a combattere”.

Parisella ha concluso il proprio intervento riassumendo il valore e il significato che assume oggi un’istituzione come il Museo Storico della Liberazione: “Dalla Norvegia alla Grecia stiamo assistendo al ritorno di organizzazioni e gruppi fascisti e neo-nazisti, di cui non ci si ricorda. Perciò, è proprio in un momento come questo che assume maggiore importanza la Memoria storica dell’Antifascismo e della Liberazione.”

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