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Ancona, continua l'occupazione della scuola da parte dei senza casa
Sesto giorno di occupazione della scuola materna dismessa "Regina Margherita" ad Ancona da parte di una sessantina di migranti (ma non solo), tra cui richiedenti asilo, senzatetto e due nuclei familiari, con il sostegno di associazioni, centri sociali e alcuni partiti: Sel, Pdci, Prc.
Gli occupanti si sono auto-organizzati, dandosi dei turni per la pulizia e gestendo la raccolta differenziata dei rifiuti: la scuola ha ora una fornitura provvisoria di elettricita' grazie ad un generatore, ed e' dotata di acqua, sia pure fredda. Manca il riscaldamento, a cui si cerca di supplire con stufette e coperte. Intorno all'asilo occupato e' scattata una gara di solidarieta', con interventi da parte della Caritas, dei Salesiani, della Mensa di padre Guido, che hanno offerto brande, materassi, capi di vestiario e pasti caldi. E secondo gli organizzatori, stanno cominciando ad interessarsi della vicenda anche persone comuni: ad esempio - raccontano - alcuni vicini, che prima temevano l'insediamento nella struttura di soggetti pericolosi, "invece dopo avere visto che abbiamo pulito e risistemato il giardino, hanno cambiato atteggiamento. Adesso ci salutano e ci hanno espresso solidarieta'".
Della scuola occupata hanno parlato ieri anche alcuni parroci, durante la messa di Santo Stefano. Le assistenti sociali del Comune di Ancona, che non erano state fatte entrare nella struttura, ne' erano riuscite a parlare con gli occupanti dovrebbero tornare oggi e prospettare una soluzione immediata per le due famiglie: una coppia con un bambino di 22 mesi, una giovane donna con la figlia di 4 anni, che per il momento si sono sistemate in due stanzette. Proprio i due nuclei familiari avrebbero dimostrato le maggiori resistenze ad incontrare le assistenti sociali, nel timore di essere separati dai figli.

E proprio sul confronto con il comune è polemica aspra. "Gli organizzatori - rimarca l'assessore ai servizi sociali, e lei stessa assistente sociale, Emma Capogrossi - non ci permettono di entrare in contatto con gli occupanti. Abbiamo anche distribuito dei volantini, in inglese, francese e somalo, con i numeri di telefono da contattare, ma abbiamo il timore che non siano stati letti, anzi, abbiamo visto qualcuno stracciarli. Dobbiamo sapere quali sono le esigenze di accoglienza degli
occupanti, solo cosi' potremo trovare le soluzioni. Le risposte gia' ci sono. Ci viene chiesta una sede da gestire in totale autonomia, ma questo non possiamo permetterlo, non e' il far west". Il Comune di Ancona "si fa carico dei senza tetto tutto l'anno, abbiamo una struttura, 'Un tetto per tutti', che in un anno - continua la Capogrossi - ha ospitato 450 persone. Tra i richiedenti asilo e i rifugiati, 25 persone sono inserite in progetti per l'alfabetizzazione e l'avviamento al lavoro. Nei
casi di sfratto piu' drammatici, con minori coinvolti, abbiamo requisito appartamenti. Ci stiamo adoperando per cercare strutture alternative per i senza tetto piu' 'stanziali' Quello del Comune, insomma, e' un impegno enorme, e non da oggi".

"Al Comune e a questa giunta - replicano gli organizzatori - facciamo notare che in due giorni con l'autorganizzazione e il sostegno di tante breve persone abbiamo dato un tetto a chi viveva letteralmente in mezzo alla strada. Ribadiamo la necessita' di individuare altri edifici pubblici, che ci sono, inutilizzati, per renderli fruibili ai tanti che non hanno casa e vivono all'aperto o nelle auto. Noi come circuito di associazioni e organizzazioni sociali e politiche ci siamo assunti le nostre  responsabilita'. Il sindaco faccia la stessa cosa. Il resto sono chiacchiere e misere polemichette".

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