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Guantanamo, il Pentagono ammette: "Per 46 detenuti non abbiamo le prove per il processo"

"Detenuti a tempo indeterminato", così vengono definiti dal governo americano 46 “ospiti” del lager antiterrorismo allestito dagli Usa davanti a Cuba. La categoria vale per persone di cui le autorita' Usa non dispongono di prove sufficienti per istituire un processo, ma che sono considerati troppo pericolosi per essere rilasciati. Ergo, siamo in pieno sequestro di persona. Intanto, a Guantanamo continua lo sciopero della fame proprio contro il duro regime di detenzione e senza processo. In un appello pubblicato sulla rivista Lancet oltre 150 medici chiedono che almeno ci sia l’intervento di professionisti indipendenti che verifichino lo stato di salute.

Il Dipartimento alla Difesa ha consegnato la lista dei detenuti ad un quotidiano locale, inviandola anche alle commissioni Difesa della Camera e del Senato Usa. Secondo la lista, i detenuti "a tempo indeterminato" sono 26 yemeniti, 12 afghani, 3 sauditi, 2 kuwaitiani, 2 libici, un kenyota, un marocchino e un somalo. Altri due afghani presenti nell'elenco sono deceduti: uno a seguito di un attacco cardiaco, mentre l'atro si e' tolto la vita. La detenzione di questi detenuti, ricorda il quotidiano, e' consentita in base alla legge approvata dal Congresso nel 2001 per l'"Autorizzazione all'uso della forza militare". Alcuni dei prigionieri presenti nella lista sono tra coloro che attualmente stanno afcendo lo sciopero della fame e vengono alimentati a forza. Tra loro, i kuwaitiani Fawzi al Odah, 36 anni, e Fayez al Kandari, 35 anni, e lo yemenita Abdal Malik al Wahab, di circa 43 anni, che a marzo, secondo quanto riferito dal suo avvocato, David Remes, annuncio' di voler digiunare finche' non avesse lasciato Guantanamo "vivo o morto".

Nell'appello pubblicato su Lancet, rivolto al presidente degli Stati Uniti Barack Obama, si ricorda che almeno 100 prigionieri stanno protestando contro la loro detenzione e contro il trattamento che ricevono a Guantanamo, rifiutando il cibo. Una lettera scritta in precedenza da 13 detenuti segnalava l'impossibilita' di fidarsi dei medici militari. Gli avvocati che rappresentano alcuni dei reclusi in sciopero della fame dicono che la protesta sta causando continui collassi. Nell'appello su Lancet si segnala che i detenuti hanno "ragione" a non fidarsi di medici americani, tenuti a seguire gli ordini dei comandanti militari. "Senza fiducia, e' impossibile accettare cure mediche". "Questo rende imperativo" garantire loro accesso "a visite e consulti indipendenti, come chiedono loro stessi, e come richiesto dalle Nazioni Unite e dalla World Medical Association". Lo sciopero della fame, iniziato a febbraio scorso, e' il piu' lungo - ricorda la Bbc online - nella storia del carcere militare.

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