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Caso Cucchi, la testimonianza di chi ieri era in aula. "Esperienza che lascia il segno"

Vivere in diretta un’esperienza di questo tipo è di quelle che lasciano il segno e che fanno capire in che direzione scorra la giustizia del nostro malato paese. Ci si chiede se si possa ancora affermare che il nostro è uno stato diritto e se la famosa dicitura “La legge é uguale per tutti” stampata a caratteri dorati sul banco dei sentenzianti e rappresentanti la giustizia sia ancora attuale o obsoleta da tempo. Che senso ha quell’affermazione, se non trova riscontro nella realtà dei fatti? Da cittadina e da giornalista ho trascorso una giornata accanto a coloro che hanno subito la perdita di un familiare in modo misterioso e che hanno chiesto allo Stato, avviando un percorso giudiziario, che potesse essere fatta chiarezza sui fatti e sulle responsabilità della vicenda. Stefano Cucchi, come emerge dalle dichiarazioni dei suoi familiari, e dalle terribili foto da morto, è stato pestato selvaggiamente e abbandonato nel suo letto da un personale sanitario che avrebbe dovuto salvargli la vita. La madre stessa , vedendolo in quelle condizioni ha stentato a riconoscere suo figlio. Quelle persone che ieri hanno atteso un verdetto più equo da parte dei giudici, ieri, alle 17,e 33 in una sterile aula di tribunale, hanno visto morire il loro congiunto per la seconda volta. E la visione di tanta disperazione e impotenza, da cittadina che crede ancora nella Costituzione e nei valori della giustizia, mi ha profondamente accomunato al loro dolore e alla loro comprensibile rabbia. Raccogliendo le testimonianze e le proteste accorate di Ilaria e della sua famiglia, dopo la sentenza, mi sono sentita profondamente partecipe della mortificazione, parte della rabbia delle tante persone che reclamano i loro sacrosanti diritti e che non ottengono che sconfitte e ingiustizie. Quei giudici che ieri dopo otto ore di camera di consiglio, hanno emesso un verdetto iniquo e quegli imputati che si sono sentiti assolti dalle loro inconfutabili colpe, dovranno fare i conti con la propria coscienza. Spero che questa aberrazione pesi su di loro, e che emerga la verità sulla triste e insoluta vicenda, Lo spero per tutte le vittime dello Stato. Per Stefano Cucchi, per Giuseppe Uva, per il giovane Aldovrandi,. Lo spero per Valerio Verbano e per Carla, sua madre, che ha lottato per conoscere la verità sull’assassinio di suo figlio, fino al suo ultimo respiro. Lo spero come cittadina, perché ancora , ma non so per quanto ancora, credo nei valori fondamentali della Costituzione e auspico che la legge possa davvero essere uguale per tutti. Oggi di certo non é così.

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