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Roma, il processo sull'asilo degli orrori. Se un circolo Prc sostiene i famigliari dei bambini...
È al circolo di Rifondazione comunista di via monte Favino (terzo municipio della capitale) il compagno Emiliano Matassi, presenta la signora Barbara Malatesta, mamma di una delle bambini dell’asilo di Rignano, al centro di un processo per pedofilia. Un tema inconsueto per un circolo del Prc? Può darsi. “Ma non potevamo che essere sensibili alla vicenda che coinvolge aspetti giuridici soggetti a pressioni politiche evidenti”, rispondono i compagni. Non a caso, in questa vicenda rispunta il deputato Carlo Giovanardi che in questi processi generalmente mira a fare sempre la parte della primadonna (come nei casi Cucchi e Aldrovandi) conquistandosi titoli a scatola con affermazioni provocatorie e al limite della denuncia. Il tema della pedofilia, spiegano i compagni, rischia di entrare a far parte di quel rimosso sociale già carico di drammi. Rischia di prendere piede il cliché di una società violenta verso i deboli e devastante nella percezione di un corretto equilibrio nelle relazioni.

Barbara é la mamma di una bimba che nel 2005, a soli tre anni, ha vissuto un’esperienza che l’ha profondamente segnata, impedendole di crescere serenamente. La piccola frequentava l’asilo “Olga Rovere” di Rignano Flaminio. Le sue maestre sono state accusate delle infamie peggiori.A breve ci sarà il secondo appello del processo che in primo grado, il 27 maggio del 2012 al Tribunale di Tivoli, ha visto tutti gli imputati assolti. Barbara parla dell’angoscia che vive da anni e della sua sete di giustizia, affinché l’eco della sua rabbia verso una sentenza iniqua non si spenga.«A mia figlia é stata rubata l’infanzia. Il giorno della sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, per me é stato come rivivere “l’11 settembre”. La mia vita e quella della mia famiglia da quel giorno é cambiata. Ne deduco che in questo paese la legge non è uguale per tutti» afferma Barbara. Non ha pace, perché i giudici non hanno dato risposte limpide sul delicato caso che sconfina nella pedofilia, Ad oggi tutti i suoi interrogativi e dubbi sulla vicenda sono ancora aperti e misteriosi.

La rivelazione dei bambini alle famiglie sulla “casa delle streghe”
Sette anni fa la sua bambina le ha raccontato di essere stata a casa della maestra e in un altro luogo diverso dalla scuola, definiti poi dai colpevolisti la “casa degli orrori e il castello delle streghe”. La medesima realtà la rivelano alle loro famiglie altri 18 piccoli allievi della stessa scuola. La casa delle streghe, da indizi rilevati dai Ris(reparto investigazioni scientifiche), é la casa di una delle loro maestre. Il castello degli orrori, un casolare nascosto, dove, addirittura, potrebbero essere stati celebrati, alla presenza dei bambini, riti esoterici. Le prove? Tutti i bambini interrogati riferiscono gli stessi particolari degli ambienti in cui sono stati portati. Prove provate? La conferma la forniscono gli addetti alle indagini. In quelle case ci sono oggetti che corrispondono perfettamente ai racconti dei bambini. I bambini dell’asilo “Olga Rovere” di Rignano, quindi venivano portati in quei luoghi. Il motivo non è ancora acclarato, ma il fatto dovrebbe essere inconfutabile. il Tribunale di Tivoli, però, con la sentenza di primo grado ha prosciolto da ben cinque capi d’accusa, fra cui il sequestro di minori”, tutti i cinque imputati. Tre maestre, un collaboratore scolastico e il marito di una delle insegnanti. Per i giudici sono innocenti.

Le denunce e le indagini
Estate 2006. I genitori di alcuni bambini iscritti all’asilo “Olga Rovere” sporgono denuncia per maltrattamenti a minori contro le maestre: Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, la bidella Cristina Lunerti e l’autore tv Gianfranco Scancarello, marito della Del Meglio. Si aprono le indagini e gli imputati finiscono sotto processo con capi d’accusa terribili: violenza sessuale di gruppo, atti osceni, sequestro di persona, , sottrazione d’incapace, turpiloquio, sevizie e crudeltà. «Nel luglio 2006 le prime quattro famiglie hanno sporto denuncia, ma non si era ancora divulgata la notizia-dichiara Barbara-A ottobre c’é stato il blitz dei carabinieri all’interno della scuola che in seguito viene chiusa. Molti di noi erano all’oscuro di tutto, solo allora ci siamo resi conto della situazione. Mia figlia in quel periodo dormiva eccessivamente e al risveglio scoppiava a piangere. Evidenziava anche comportamenti sessualizzati». E prosegue:«Dagli interrogatori si evince che tutti i bambini hanno dichiarato di essere stati a casa della maestra e in un altro luogo che si è poi rivelato un casolare nascosto. Tutti i piccoli hanno descritto gli stessi particolari di quei luoghi»

Giovanardi a favore degli imputati
E Giovanardi, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alle politiche della famiglia(governo Berlusconi), si schiera totalmente dalla parte degli imputati. Invita pubblicamente le famiglie che hanno esposto denuncia a ritirarla. Assume una linea difensiva verso i presunti colpevoli, ma viene indagato perché proietta video dei colloqui tra una bimba dell’asilo e i suoi genitori, in una sala di palazzo Chigi. È il pm Maria Anna Cordova ad accusarlo per aver offeso la reputazione della famiglia della piccola sostenendo di averle estorto le dichiarazioni. Con questo gesto, Giovanardi si attira anche le ire dei suoi colleghi di partito, Mussolini e Barbareschi.«Chi ha dato a Giovanardi quei video che non sarebbero mai dovuti uscire dalle mani degli avvocati?» si chiede Barbara

Il processo e la sentenza di primo grado
Il 12 gennaio 2007 le persone implicate vengono iscritte nel registro degli indagati. Sono sei, fra loro c’é anche in benzinaio cingalese, Weramuni Kelun De Silva. Iniziano gli interrogatori di garanzia degli arrestati. Il 2 maggio 2007 il gip di Tivoli, Elvira Tamburelli, respinge le istanze degli indagati e conferma la custodia cautelare in carcere. Il 9 maggio 2007 si riunisce il Tribunale del Riesame, presieduto da Bruno Scicchitano, per decidere sul ricorso presentato da cinque dei sei indagati. A sostenere l'accusa è il pubblico ministero di Tivoli, Marco Mansi, che, in apertura di udienza, deposita quattro consulenze riguardanti altrettanti bambini, mentre altre nove relazioni sono in via di deposito. Per la difesa gli avvocati Franco Coppi, Giosuè Naso e Roberto Borgogno.
Il 10 maggio 2007 il Tribunale del Riesame rimette tutti in libertà.”Gli indizi sono "insufficienti" e "contraddittori" –così si esprimono i giudici-in un caso nel quale invece, per escludere un "processo di auto o di etero-suggestione" o "di esaltazioni o di fantasia", le accuse vanno sottoposte a una verifica particolarmente attenta”. Il Tribunale del Riesame fa poi riferimento al materiale che i genitori hanno predisposto (filmati ed altro) a sostegno delle denunce. La questione finisce in Corte di Cassazione. È sempre il pm Marco Mansi ad impugnare il provvedimento. Il 26 marzo 2012 il consulente della procura Marcello Chiarotti in un’udienza nel tribunale di Tivoli riferisce che sui capelli di due bambine sono state trovate tracce di benzodiazepine. Un farmaco che viene utilizzato nei reati di natura sessuale. Nell’aprile 2012, nella requisitoria del processo il pm Mansi chiede dodici anni di reclusione per Marisa Pucci, Silvana Magalotti, Patrizia del Meglio e Gianfranco Scancarello. Il 27 Maggio 2012 il tribunale di Tivoli assolve con formula piena tutti gli imputati.

“Salta con Delfy” associazione contro la pedofilia
La pedofilia é una patologia difficile da individuare e misurare direttamente . Si deve necessariamente risalire a indicazioni e reati connessi al fenomeno. I più diffusi si riferiscono ai reati di tratta delle persone, sfruttamento della prostituzione minorile, fruizione di pedopornografia via internet, turismo sessuale. Per avere un’idea sull’entità del fenomeno ci si può riferire a ricerche di esperti nello studio della perversione. I risultati tratti da indagini su studenti di in liceo milanese indicano che il 20% delle ragazze e l’8% dei ragazzi, ha subito un abuso sessuale nell’infanzia e nell’adolescenza. Le persone denunciate per la legge n..66\96 appartengono, per la maggior parte dei casi all’ambito familiare, seguito da quello scolastico e da quello sociale(medici, baby sitter e sacerdoti). Tutti conoscono e approcciano le vittime conquistando la loro fiducia. Se si pensa al pedofilo generalmente ci si immagina un uomo solo rozzo e ignorante. In realtà le caratteristiche di un pedofilo sono ben diverse. Si tratta di un individuo giovane, attivo nel sociale, di età media introno ai 30\35 anni. Il pedofilo non avverte affatto la sua patologia e non si sente quindi malato. Sostiene di voler educare il bambino e di procuragli il piacere perche é la vittima che provoca e glielo chiede. Difficilmente si rivolgerà spontaneamente ad uno psicologo per essere curato. Barbara, a seguito di questa triste vicenda che l’ha toccata davvero da vicino, ha creato una “onlus”. È un’associazione, nata da pochissimo, contro la pedofilia. Chi é colpito da questo problema, rivolgendosi all’associazione già legalmente costituita, può avere informazioni su come muoversi in questo delicatissimo terreno. “Salta con Delfy”, rappresenta la spinta per uscire dall’acqua. Per saltarne fuori a testa alta con coraggio e fiducia, proprio come fa un delfino” spiega le finalità questa coraggiosa mamma

E l’appello di Barbara alle famiglie e alle istituzioni
«A tutte le mamme che come me hanno subito queste tristi vicende che riguardano la pedofilia chiedo di non smettere mai di lottare e di prendere per mano i figli per tirarli fuori dal tunnel. Ai giudici chiedo di imparare a credere ai bambini, perché i bambini di Rignano non si sono inventati niente, ma non sono stati creduti. Ai politici chiedo di rifiutare manipolazioni che vengano dall’interno della classe politica, come ha fatto Giovanardi in vari processi e di fare leggi molto più severe riguardo la pedofilia. Qualsiasi adulto arrivi a rubare l’infanzia deve essere punito da una giustizia pulita, limpida e non di parte».

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