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Macao meravigliao, messa in comune dei mezzi di produzione attraverso la cultura
Cultura: messa in comune dei mezzi di produzione. Questo è l'#apparecchio messo in piedi dagli attivisti di Macao per il premio per la cultura CheFare2. Controlacrisi.org li ha intervistati

La cultura che si mobilita e si auto organizza, Macao nasce nella primavera del 2012 a Milano, un movimento trasversale di artisti, operatori culturali, pezzi organizzati della società civile e cittadinanza attiva mettono a tema il rapporto fra produzione culturale e speculazione ediliiza, controllo della spesa pubblica, e interessi della finanza. Che cosa si è sviluppato da allora?

La nascita di Macao con l'occupazione del grattacielo Torre Galfa fa parte di una serie di mobilitazioni che negli ultimi due anni sta costruendo in modo partecipato spazi di produzione culturale e di nuova socialità. Da allora Macao è un luogo di produzione artistica in continua trasformazione, attraversato da percorsi teorici e pratiche condivise di ricerche e di sperimentazioni che intrecciano diversi ambiti della cultura e del lavoro, dall’arte performativa alla musica, dal teatro al cinema, dall’architettura alla letteratura, dall’economia alla pedagogia. Macao si inserisce nel tessuto urbano come catalizzatore di socialità attivate da nuove forme di creatività e coproduzione dove confluiscono in molteplici linguaggi delle arti contemporanee. È un luogo di incontro accessibile e attraversabile da tutti, basato sul confronto assembleare e non sulla presa in gestione dello spazio. Progetti, seminari, produzioni artistiche e performative sono la messa in atto di processi di partecipazione aperta, basati sull’autorganizzazione e la condivisione sia dello spazio, e della cura costante che esso comporta, sia dei mezzi di produzione e del loro potenziamento. L’intento è quello di scardinare le logiche verticistiche che hanno portato all’erosione dei diritti di cittadinanza attiva, favorendo il dilagare di una crisi sociale, prima ancora che economica, imposta dal sistema capitalistico fondato sulla competizione, l’isolamento, l’alienazione e la mercificazione del lavoro come valore di scambio piuttosto che valore d’uso. Macao è uno dei tanti nodi attivi di una vasta una rete di centri di produzione artistica autogestiti che in questo ultimo decennio si è diramata a livello territoriale interessando forme di urbanità diverse per cultura, densità abitativa, geopolitica. Le forme aperte di condivisione e progettazione, nonché i temi politici affrontati nelle pratiche e nei processi di teoria-azione, hanno favorito l’infittirsi di una rete che travalica i confini nazionali, con alcuni caposaldi come Napoli, Catania, Palermo, Roma, Venezia, Milano, per estendersi sul territorio transnazionale, allargando il ventaglio della discussione e potenziando la messa in comune di competenze e mezzi di produzione. La rete dei centri di produzione artistica autogestiti si è rivelata una forma concreta fondata sulla riappropriazione di spazi comuni, sul mutualismo, la cooperazione, il libero accesso e la condivisione delle conoscenze. Proponiamo ad artisti, musicisti, ricercatori, studenti, cineasti, teatranti… di avere libero accesso a spazi attrezzati in cui poter incontrarsi, progettare, realizzare e esporre il proprio lavoro. Molti di questi spazi possono essere concepiti come multidisciplinari, facendo coesistere, sale teatrali, musicali, studi di registrazione e multimediali, archivi e biblioteche. In un momento in cui l'accesso alla cultura come diritto e welfare è sempre più limitato anche dalle politiche pubbliche, la rete è il luogo dove le persone si autorganizzano per garantire in modo cooperante il diritto a conoscere e a esprimersi.

Sviluppare ricerca e innovazione in campo culturale è un nodo strategico per rilanciare il mercato del lavoro. Questo settore è in continua crescita nonostante sia il più precarizzato e invisibile nel dibattito pubblico. Si è passati dal dire che di cultura non si mangia, a piangere la fuga dei cervelli per arrivare a puntare tutto sulla privatizzazione e la svendita del patrimonio storico per rilanciare la mercificazione turistica del paese. Concretamente in che modo pensate che la produzione culturale possa essere sostenibile e laboratorio di trasformazione sociale?

Nel momento in cui mettiamo in comune e a disposizione attrezzature, spazi, allestimenti, competenze, è evidente che chiunque si trova nella situazione di voler produrre qualcosa ha il vantaggio di abbattere parte dei costi e aumentare i redditi diretti. In questo senso queste pratiche si possono considerare un modo per creare reddito indiretto. Ma non finisce qui. I lavoratori promuovono anche iniziative dove si sostengono a vicenda, si crea un vera e propria rete in cui ciascuno riesce a distribuire, raccogliere fondi e dare visibilità a ciò che si produce. In questi spazi inoltre si moltiplicano le proposte e le iniziative, si discute su come far fronte alla manutenzione e alla programmazione, si ripensano anche gli spazi di vita e il rapporto con il territorio: le persone non pensano solo al lavoro, ma ritrovano anche modi e tempi per vivere “un tempo di non lavoro”. Questo è molto importante perché in questo modo si ricompone anche una riflessione per ripensare collettivamente all’abitare e a trasformare il territorio, come bene comune.

Apparecchio per aprire dal di sotto, è il titolo di un progetto di piattaforma on-line e off-line per garantire e sviluppare l'accesso a questo modo di produrre che Macao sta già praticando con Ex-Asilo Filangeri di Napoli e Sale Docks di Venezia, come sviluppo di una rete come luogo e strumento di copruduzione mettendo a disposizione e scambiandosi le proprie competenze, con banche del tempo e nuove forme di economie.

CheFare2 è la seconda edizione di un premio per la cultura di 100.000 euro promosso da Doppiozero. Sappiamo che sono arrivate molte proposte da cui sono stati selezionati 40 finalisti. Tutti i progetti, più che proporre la produzione di un opera, mettono in questione un'idea di fare cultura, ripensando il rapporto con i territori, l'economia e le nuove tecnologie. L'ultima fase si basa sulle votazioni dal pubblico. Come funziona?

Con questo progetto siamo stati selezionati come finalisti al premio per la cultura Che Fare2. In questi giorni, fino al 4 marzo, è aperta una votazione on-line per sostenere i progetti in gara. Invitiamo tutti a votare Apparecchio per aprire dal di sotto: è sufficiente porre il proprio nome cognome e indirizzo mail all'indirizzo: http://www.che-fare.com/progetti-approvati/apparecchio-per-aprire-dal-di-sotto/, e confermare il voto in una mail di conferma. Oltre all'opportunità di vincere un premio in denaro, utile a rafforzare la costruzione del nostro progetto, crediamo che sia importante sostenere con questo premio, l'idea di ricomposizione sociale e di produzione culturale che stiamo proponendo. Quindi, andate a vedere i progetti in gara, e se ritenente sosteneteci con un gesto concreto che ruba pochi minuti. Votate!


link al voto: http://www.che-fare.com/progetti-approvati/apparecchio-per-aprire-dal-di-sotto/

link al pdf che spiega il progetto: http://www.macao.mi.it/articoli/2014/01/24/apparecchio-per-aprire-dal-di-sotto-il-progetto/

link al kit per la campagna social: http://www.macao.mi.it/articoli/2014/01/24/appareccchioper-kit/

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