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“Non ho mai piegato la testa, nemmeno quando sarebbe stato conveniente farlo". In ricordo di Gustavo Manoni
Si è spento a Roma il 16 ottobre scorso, presso l’ospedale Sant’Andrea, Gustavo Manoni. Dirigente della Cgil, negli anni settanta e ottanta, ex consigliere municipale, presidente del centro anziani di Castel Giubileo, ex presidente del “Settebagni calcio”. Avrebbe compiuto ottantasei anni nel prossimo mese di Novembre. Una vita intensa da uomo libero, da cittadino onesto, da fautore del libero pensiero pluralista, Un comunista da sempre, comunista nel senso più vero del termine. Comunista nei fatti. Comunista, perché condivideva il suo “pane “ con tutti. Un uomo che ha saputo davvero creare aggregazione, anche se le idee politiche non corrispondevano. Tante le testimonianze d’affetto nella sua Settebagni dove ha vissuto una vita con la sua grande famiglia. Con Palmira, la compagna di una vita che lo ha preceduto, un anno fa.
I consensi della tanta gente che lo stimava non li ha creati con il suo pensiero di sinistra, ma con la sua rettitudine e con la sua umanità. No, non é un elogio al defunto, sarebbe troppo banale e lui non vorrebbe la compiacenza degli amici post mortem. Gli elogi e i consensi lui li ha ottenuti in vita. L’ultima testimonianza a dimostrarlo risale al giugno scorso, quando in occasione della presentazione del suo libro ”Rosso come il sangue” (a cura della giornalista Luciana Miocchi), si é trovato schierato dalla sua parte un intero quartiere. L’antagonista? Don Giustino, il parroco che ha impedito la presentazione del libro nei locali della parrocchia, in festa per il santo patrono, giudicandolo troppo politicizzato e foriero di malcontenti verso la chiesa. “Sono emozioni forti quelle racchiuse nel libro di Manoni. Ho il dovere di tutelare i miei parrocchiani che hanno bisogno di raccogliersi nella preghiera e seguire la processione e non di provare sensazioni estreme come la politica. Ho il dovere di indirizzare i cuori della gente verso Sant’Antonio”(così è riportata la testimonianza di don Giustino sulla testata “La Repubblica”).
Ne è nata una boutade alla Giovannino Guareschi, con un don Giustino-don Abbondio che pochissimo ha del Don Camillo, prete politicizzato che combatte l’ideologia comunista a favore della sua Dc e Peppone, sindaco comunista che molto rispecchia invece, nel fervore e nell’umanità, della tempra appassionata che aveva Manoni. Una lotta sicuramente impari, a favore di Gustavo che ne é uscito vincitore. Abbandonata la “sacra location” infatti, il libro é stato presentato nella più profana libreria “Mille matite”, presentato dalla curatrice, da Patrizia Ciafrei e dal presidente del consiglio municipale, Riccardo Corbucci. In “Rosso come il sangue” la storia di un uomo, di un politico che non ha avuto bisogno di bandiere, né poltrone, né consensi elettorali per farsi stimare, perché ha saputo dialogare con tutti.
Un’eredità importante tutta la sua vita, ben descritta nell’incipit del libro. “Non ho mai piegato la testa, nemmeno quando sarebbe stato conveniente farlo. Anche se ora il Pci non c’è più, le idee fondanti di uguaglianza e solidarietà rimangono attuali più che mai. Il lavoro dà dignità agli uomini, tutti hanno diritto a costruire il proprio futuro, con sacrificio ma in serenità. Sono comunista, sono rosso. Rosso come il sangue che mi scorre nelle vene. Lo sarò sempre, fino all’ultimo dei miei respiri“(Gustavo Manoni)

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