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Droghe, la frontiera delle Nps: l'Italia secondo mercato in Europa. Intervista ad Alessandro Vento
Il boom? Forse ancora non si vede ma c’è, eccome. Certo non quello economico ma delle ‘nuove’ droghe. E il binomio dipendenze-psicopatologie va già configurando il futuro prossimo venturo. Facile prevedere una società in cui ansia panico e depressione per gradire, e a seguire demenze precoci, malattie psichiatriche piuttosto che disturbi neurologici e patologie internistiche, richiederanno la mobilitazione dei professionisti della salute e l’aggiornamento della medicina come della psichiatria. La società ipermoderna soffre di dipendenza, in particolare dalle droghe di ultima generazione in forte espansione negli ultimi 3 anni: il mercato italiano delle Nsp, le nuove sostanze psicoattive, è il secondo in Europa.

Sono centinaia: 700, quelle già catalogate dagli esperti. Complice la facile reperibilità on line e il basso costo, attraggono i consumatori, soprattutto d’età compresa tra i 13 e i 30 anni. In aumento dipendenza e poliabuso, ovvero associare droghe vecchie e nuove con alcol e farmaci. Secondo l'Osservatorio sulle dipendenze, circa il 4% della popolazione italiana tra 13 e 30 anni ha utilizzato NPS nell'ultimo anno. L'età del campione mostra una media di 25 anni; i consumatori di solito appartengono a una classe socio economica media o medio-alta ma non solo.
Sono questi alcuni dei dati emersi in occasione del convegno internazionale sulle nuove droghe organizzato a Roma dallo psichiatra Dario Carrus dell’università La Sapienza di Roma e dall’Osservatorio sulle dipendenze di cui è responsabile il medico psichiatra e psicoterapeuta Alessandro Vento che abbiamo interpellato. La nuova emergenza sociale pone in ballo molte questioni: non ultima la necessità, sottolineata dall’esperto, di aggiornare la formazione di medici e psichiatri istituendo una scuola di specializzazione in medicina delle dipendenze.

- Quali sono i dati più allarmanti emersi nel corso dei lavori?

La III conferenza internazionale sulle Nuove Sostanze Psicoattive (NPS), tenuta recentemente a Roma, è stata l'occasione per confrontare i dati di molti paesi diversi in merito alla diffusione di queste molecole. Il dato più allarmante è che la tendenza in tutti i paesi dimostra una crescita del consumo di NPS (con caratteristiche diverse che cambiano da paese a paese), particolarmente tra i giovani con età compresa tra 13 e 30 anni, e questa tendenza sembra essere connessa all'acquisto di alcuni prodotti psicoattivi sul web (i cosiddetti “Legal Highs”). L'Osservatorio sulle dipendenze che io coordino, istituzione indipendente connessa al circuito accademico, studia il fenomeno qui in Italia. I nostri dati sono tendenzialmente in linea con quelli presentati alla conferenza.

- È vero che al momento le nuove sostanze censite sono già 700 e che il mercato italiano è il 2 in Europa grazie alla facilità con cui si possono comprare on line?

È assolutamente vero. Il professor Fabrizio Schifano, docente di Farmacologia e Psichiatria in Inghilterra, con cui noi quotidianamente collaboriamo, ne ha contate circa 700 diverse. Ma dobbiamo presumere che questo numero sia costantemente in aumento perché in tutto il mondo esperti in chimica disegnano nuove molecole psicoattive con lo scopo di venderle online. Ricordiamoci che fin quando non vengono dichiarate illegali dagli organi istituzionali di controllo, la vendita di queste nuove molecole è lecita e pertanto ciò costituisce un mercato interessante per la criminalità.

- Che caratteristiche hanno queste nuove sostanze? Cosa contengono? Come e dove vengono realizzate?

In realtà le categorie a cui appartengono sono molto diversificate ed eterogenee. Molte di queste sono sostanze psicostimolanti sintetiche e quindi danno un effetto simile a quello di cocaina o amfetamine. A titolo esemplificativo potremmo citare i catinoni sintetici come il mefedrone e altre molecole appartenenti alla stessa famiglia. Per lo più queste molecole vengono sintetizzate in laboratori clandestini all'interno di abitazioni private e poi venduti su Internet o sul mercato di strada.

- A che punto è la ricerca?

Attraverso diverse modalità di studio i ricercatori acquisiscono molto rapidamente informazioni su questi prodotti e potremmo dire che la ricerca scientifica è a buon punto. Purtroppo però la rapidità con cui compaiono sul mercato nuove molecole rende difficile il compito e la sensazione dei ricercatori su questo argomento è di non smettere mai di imparare nuove cose sulle NPS.

- Cosa si sa al momento dei sintomi e degli effetti che producono queste sostanze, sui rischi per la salute?

Queste sostanze producono effetti desiderati dal consumatore ma anche molti effetti indesiderati. Il grosso problema è che, a differenza delle prescrizioni di farmaci sotto controllo medico, nel caso dell'assunzione di NPS, inclusa la cannabis di nuova generazione, il consumatore non ha conoscenze in materia di farmacologia clinica e pertanto senza averne coscienza si assume dei rischi sperimentando “alla cieca” su di sé queste molecole. In alcuni casi ciò può produrre gravi conseguenze sul sistema nervoso e sull'intero organismo. Frequentemente l'assunzione di queste sostanze desincronizza il ritmo del sonno, induce disturbi d'ansia e attacchi di panico, depressione dell'umore con perdita del piacere, in circa un 10% dei consumatori produce manifestazioni psicotiche (come deliri o allucinazioni), che talvolta conducono al suicidio. Oppure le NPS possono produrre conseguenze su altri apparati: un esempio significativo è la fibrosi della vescica urinaria (che diventa molto piccola) a seguito del consumo di ketamina. Purtroppo una quota significativa di consumatori di queste sostanze muore per intossicazione acuta (ad esempio con l'MDMA-ecstasy), soprattutto se si assumono più sostanze contemporaneamente.

- Sono state avviate iniziative di informazione e prevenzione, politiche sanitarie volte a contrastare anche a livello di iniziative comunitarie questo boom di droghe a quanto pare senza precedenti?

Le iniziative per fare informazione sull'argomento ci sono ma sono tuttora insufficienti rispetto all'entità del fenomeno in espansione. La conferenza che abbiamo tenuto come “Osservatorio sulle dipendenze” è un esempio di informazione d'eccellenza rivolta ai professionisti della salute. Teniamo poi interventi di informazione e prevenzione nelle scuole, formiamo famiglie su questo argomento, negli ultimi 5 anni abbiamo anche addestrato personale che lavora nelle carceri per identificare fenomeni connessi all'uso di NPS e prevenirli. Teniamo spesso incontri di formazione con varie istituzioni. Ci fa particolarmente piacere che ci sia un interessamento dei mass-media nei confronti di questo fenomeno. Questi mezzi di diffusione potrebbero aiutarci molto rispetto a messaggi di informazione e prevenzione. Il nostro gruppo di lavoro è anche impegnato nella ricerca di fondi per potenziare programmi di informazione e prevenzione sulla popolazione generale e di formazione degli addetti ai lavori.

- Si hanno già dei dati epidemiologici per quanto riguarda l’Italia? Chi sono i consumatori? Quanti anni hanno? Quale è la loro condizione socio-economica?
Esistono dati epidemiologici attendibili, come quelli recentemente pubblicati dal CNR di Pisa (ESPAD), tuttavia la stima riguardante il tasso di prevalenza del consumo di NPS è particolarmente difficile da fare perché gli indicatori statistici tradizionali (come il numero di sequestri di sostanze, oppure richieste di trattamento presso i servizi clinici) sono poco sensibili per queste nuove sostanze. Inoltre, queste molecole non sono rintracciabili nelle urine con i test tossicologici rapidi. Pertanto i dati attuali tendono a sottostimare il fenomeno. Secondo l'Osservatorio sulle dipendenze circa il 4% della popolazione con età compresa tra 13 e 30 anni ha utilizzato NPS nell'ultimo anno. L'età del nostro campione mostra una media di 25 anni e i consumatori di solito appartengono a una classe socio economica media o medio-alta. Tuttavia si aggregano al consumo anche individui appartenenti a una classe socio economica bassa. Non si apprezzano grosse diversità di genere nel consumo delle NPS.

- Queste sostanze vengono assunte con altre, o abbinate a alcol, psicofarmaci? Che dati ha l’Osservatorio sulle dipendenze?

In effetti la modalità di assunzione di queste sostanze è sempre quella del poli-abuso. Infatti si tratta di un consumo ricreazionale, per di più nel fine settimana, dove ci troviamo di fronte a un vero e proprio pacchetto di sostanze nell’arco della nottata. Nicotina, alcool e psicostimolanti nella parte iniziale e centrale della serata associate a psicofarmaci e altri inibitori del sistema nervoso centrale alla fine della serata. L'effetto sinergico dell'intossicazione di queste diverse sostanze combinate naturalmente aumenta i danni per il cervello e per il resto del corpo e talvolta risulta fatale, oppure conduce a incidenti causati dallo stato di coma che esse producono.

- Medici e psichiatri sono attrezzati a farsi carico di una nuova tipologia di pazienti? Se aumentano gli assuntori di droghe, di questo tipo di droghe, che tipo di realtà dobbiamo aspettarci nei prossimi decenni? Un aumento di popolazione con precoce invecchiamento cerebrale? E quale l’evoluzione della psichiatria?

La maggioranza degli operatori della salute e dei professionisti socio-sanitari conosce poco le NPS e in ogni caso meno degli stessi utilizzatori di queste sostanze. Ciò è assolutamente paradossale in medicina. La psichiatria classica e gli attuali servizi per le dipendenze non sono attrezzati ad accogliere questa tipologia di utenza e lo scenario futuro (ma già quello presente) sarà quello di una sottopopolazione molto più estesa con problemi di dipendenza da queste sostanze e con molte conseguenze internistiche e neuro-psichiatriche (già oggi largamente presenti). Pertanto è assolutamente necessario rivedere il sistema formativo dei medici e degli altri operatori addetti ai lavori. Sarebbe utile definire una scuola di specializzazione o un indirizzo della psichiatria in medicina delle dipendenze.

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