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Un Premio Strega al conformismo

Il libro di Francesco Piccolo, Il desiderio di essere come tutti, ha vinto il Premio Strega. Come è noto, al centro del racconto (autobiografico, almeno in parte) è il rapporto dell'autore, semplice iscritto comunista e militante di base, con la figura e la politica di Enrico BERLINGUER. Attenzione però: la narrazione, accattivante e interessante come ricostruzione (sia pure parziale e tendenziosa) degli anni 70, propone una lettura della politica di Berlinguer che si rivela pian piano nel corso del libro e che in definitiva è ributtante. In primo luogo, il Berlinguer che piaceva a Piccolo era solo quello del compromesso storico, politica che permetteva a lui, di famiglia borghese, di sentirsi parte di un progetto che non lo escludeva a priori. Già su questo vi sarebbe ovviamente molto da dire, ma credo si colga così anche una parte (molto parziale) di verità, nel senso che il compromesso storico ha anche sfondato al centro per la sua capacità di tranquillizzare i ceti medi rispetto a ipotesi di cambiamento più radicale e meno graduale. E' però la seconda parte del libro che risulta indigeribile: in essa Piccolo viene a scoprire che il secondo Berlinguer, che pure continua ad affascinarlo per molti versi, è inesorabilmente perdente rispetto a un Craxi che incarna i valori della modernità: il leader socialista appare antipatico, portatore di esigenze non condivisibili a volte, ma inesorabilmente vincente.

Così Piccolo può tornare nel suo mondo borghese. Come comunista esce sconfitto, ma il suo desiderio di essere come tutti viene premiato. Berlinguer invece pensava, come è noto, che i comunisti erano per molti aspetti DIVERSI. A ciascuno i suoi ideali, le sue aspirazioni, i suoi modelli. Le scelte di Piccolo lo hanno portato allo Strega, e forse non è un caso. Comunque, i premi letterari non mi sono mai piaciuti. Dopo il Viareggio dato lo scorso anno al pessimo libro di Lo Piparo su Gramsci e i quaderni scomparsi e questo premio dato al conformismo di Piccolo, meno che mai!

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