Giovedì 23 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento 07:57
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


"Quel giorno al bar della Rca che Pino provava 'A tazzulella 'e café". Intervista a Goran Kuzminac
"Nel 2014 già se ne sono andati un bel po'. Il 2015 comincia proprio male". Goran Kuzminac, il cantante originario dellaSerbia che ha dato un grande contributo alla musica italiana, commenta così la prematura scomparsa di Pino Daniele. 
A lui lo legano tanti ricordi; uno in particolare, quello che li vede chiacchierare al bar della Rca, al tempo una tra le maggiori case discografiche mondiali, e tra una "schitarrata" e l'altra ecco uscire "A' tazzulella 'e café". "Sono tornato a Trento riflettendo molto su quanto avevo ancora da faticare". Goran non solo ha legato il suo nome a una idea della musica "non per farci i soldi" a un marcato impegno politicoe sociale, pur affrontando nei suoi testi, tutti molto curati dal punto di vista poetico, argomenti apparantemente personali e disimpegnati. Come è il caso di "Ehi ci stai", oppure di "Stasera l'aria è fresca". Senza parlare della bellissima "Stella del Nord", o di "Tempo". Un modo di cantare e di comporre che ha avuto alcuni grandi come Ivan Graziani. Kuzminac ha sempre prestato il suo volto e la sua fama ad alcune battaglie politiche come la solidarietà alla Serbia nel periodo immediatamente seguente ai bombardamenti. 
Goran è ancora in attività. Ormai al sedicesimo album, "Massimo intrigo". Gira l'Italia "dalla Val d'Aosta alla Puglia", e non solo, portando in giro poesia, umanità e fantasia. 

Oggi di musica impegnata non si può più nemmeno parlare. Decide tutto il mercato. Eppure l'Italia è stata una grande fucina. Cosa è cambiato da allora?
Beh, innanzitutto, il fatto che non c'è più il confronto. Non esistono più posti e situazioni dove scambiarsi esperienze ed emozioni. E questo vuol dire tanto. Pino Daniele viene da un ambiente, quello napoletano, in cui la jam session era un fatto assolutamente normale. Oggi abbiamo laboratori del tutto asettici e televisivi come "X-factor". Da 25 anni si è andato illanguidendo un modo di fare musica che non guardava all'urgenza di fare i soldi. Se venivano bene, ma l'artista era ancora una persona. L'ultimo è stato Ligabue. Oggi abbiamo i Modà. 

Il tuo contributo alla musica intesa come un "raccontare storie"?
Continuo a fare concerti in cui da solo sul palco e con un impianto acustico cerco di trasmettere emozioni e, appunto, raccontare storie. La gente mi segue perché evidentemente c'è un gran bisogno di far funzionare, in un'epoca di omologazione, quella stupenda nicchia che abbiamo nel cervello e che risponde al nome di fantasia. Non è sognare nel senso più ordinario del termine, è semplicemente andare oltre le convenzioni percepite, che sono tante e ci soffocano. Oggi il mercato è una cosa lontanissima da tutto questo. Come dico sempre, la musica è una cosa troppo seria per lasciarla in mano alle case discografiche. Comporre un pezzo vuol dire trasmettere emozioni e non c'è nessuna casa discografica che può farlo. 

Quella di cui tu parli si chiama solo in un modo, cultura.  
Beh,allora ti dico una cosa. Da noi c'è un governo che ci ripete ogni volta che non si mangia con la cultura. In Europa, in Francia, tanto per fare un esempio, una affermazione del genere non sarebbe concepibile. Non capisco perché la gente non si ribella a questo. Eppure abbiamo tante belle menti creative che possono dare tanto, ma non vengono messe nelle condizioni di farlo.
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi