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Pino Daniele, quell'inno alla contaminazione napoletana che trasmette l'eredità di un artista
Ora è così e non poteva essere altrimenti. C'è il dolore, la grande emotività e ogni volta che ci pensi e ci entri un po' più dentro ci sono le lacrime. E' morto un amico fraterno, questo è Pino Daniele per milioni di persone, quel tipo di amico che alla fine a fare i conti ha saputo solo dare.
Ha cantato Napoli, anche Napoli, così intimamente che ora i napoletani confondono la propria passione e il proprio affetto con il possesso, con la smania di stringere, di toccare, di dare un po' di materialità all'immenso patrimonio di emozioni che ci ha lasciato.

Ci ha raccontati senza retorica, in maniera viscerale senza mai subordinare l'artista al successo finanche nella sua stagione più lontana dal Pino Daniele che in tanti abbiamo amato. Le contraddizioni di Napoli e del Mezzogiorno, stordito da un modello di sviluppo artificiale e imposto, vivono nei testi di Daniele con una disinvoltura nel racconto pari a quella delle dita sulla chitarra.
Contraddizioni che vivono tutt'oggi e che la sua voce, sempre dolce, mai sguaiata, continuerà a cantare. Sì, perchè 'o masto continua a nceˉ piscià 'mmano e 'o popolo a volere strade nove o a pretendere di comprare la felicità con un leasing o una cambiale. Nell'immagine collettiva Daniele non è la star, è l'amico che suona, uno come noi che sa maneggiare note e parole quando alla sera si vede in sala prove a cantare che adesso noi restiamo qui, a sud l'aria ci fa bene oppure a evocare un ferryboat che ci porti lontano.

Uno come noi che da queste parti è sempre nella lotta se andare o restare; uno come noi pure quando sul palco si destreggiava con mostri internazionali della musica. Pino Daniele è figlio di quegli anni in cui mentre si stava bene grazie allo sviluppo economico effimero, si determinavano le condizioni per la crisi futura, lui lo sapeva e lo cantava con la convinzione che 'a musica è 'na botta quando arriva adda sparà.
Probabilmente sono quegli anni ad essere morti, lui no, lui è immortale. Oggi, quando pure il diritto alla speranza deve essere riconquistato, ancora stentiamo a raccogliere l'eredità di Daniele, quel Tarumbò che rappresenta un inno all'agire, alla contaminazione, alla ricerca e alla crescita continua che troppo spesso accantoniamo per rifugiarci nell'oblio della lamentela. Ora, che sei un po' più lontano, per scelta, contingenza o altre questioni che non ci appartengono... saglie 'a voglia d'alluccà / ca nun c'azzicche niente tu / vulive sulamente dà / l'alleria se va...

*segretario Prc Napoli 
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