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Vittorio Mantelli, un ricordo di Eliana Como: "Quegli anni indimenticabili appresso alla pratica dell'inchiesta sociale"
Ho conosciuto Vittorio oltre 10 anni fa, quando coordinava il gruppo inchiesta di Rifondazione. La sua perdita mi svuota dentro, perchè Vittorio mi ha dato tanto, sia dal punto di vista personale che politico.
E' stato un caro amico, abbiamo condiviso gioie e dolori e mi è stato vicino quando ne ho avuto bisogno. Ho l'impressione che Vittorio si prendesse cura degli altri, assai più di quanto poco si prendeva cura di sé.
Quando conobbi Vittoro lavoravo all'Ires e all'università e lui mi chiese di collaborare con il gruppo inchiesta di Rifondazione. Fu lui a farmi capire come la mia professione potesse diventare strumento politico. Di questo gliene sarò grata per sempre. Tutto il resto, per me, venne dopo, compreso il fatto di lasciare l'università per il sindacato.
Sono certa che nella mia vita incontrare Vittorio è stato un momento decisivo e gli riconoscerò sempre di avermi insegnato con la pratica del lavoro molto più di quanto non potessero insegnarmi i libri all'università.
Vittorio credeva davvero nell'inchiesta, alla maniera e sull'esempio – con le dovute differenze e con i pochi mezzi che avevamo - di Raniero Panzeri e di Vittorio Rieser, cioè non tanto o non soltanto come mezzo di conoscenza ma soprattutto come strumento di partecipazione diretta e di coinvolgimento delle persone interessate nella pratica politica.
L'inchiesta come la intendevamo doveva rispondere prima di tutto a una domanda di ascolto e di visibilità delle lavoratrici e dei lavoratori. Il tentativo era di non considerarli oggetti passivi, ma coinvolgerli in iniziative che permettessero loro di parlare e soprattutto, dove era il caso, di denunciare le loro condizioni di lavoro in prima persona. L’inchiesta doveva fornire, oltre che un punto di vista, uno strumento e una pratica concreta di intervento sulla realtà.
Con questa idea partimmo un giorno per Melfi, poco dopo i 21 giorni, per parlare con i delegati della Sata e costruire con loro una inchiesta per provare a capire da dove fosse scoppiata improvvisamente - e apparentemente quasi per caso - la loro straordinaria lotta. Questa fu la prima delle tante cose che facemmo insieme e fu grazie a lui che, con Fabio Sebastiani, pubblicammo nel 2008 a puntate su Liberazione i risultati dell'inchiesta della Fiom, a cui nel frattempo avevo partecipato e che di quello spirito era interamente permeata.
Vittorio non aveva le competenze tecniche "istituzionali" della ricerca sociale. Ma aveva la cosa più importante che serve per fare inchiesta, quella che raramente ho ritrovato in professori universitari pieni di titoli: la grandissima capacità di capire gli altri e di immedesimarsi con loro e il grande - grandissimo - rispetto per le lavoratrici e i lavoratori, sempre e comunque. Vittorio aveva una profonda cultura proletaria, di classe, in qualche modo operaia, nel senso più profondo del termine e da questa partiva. Non era soltanto il fatto di riconoscere la centralità del lavoro. Era proprio la capacità di rispettare le lavoratrici e i lavoratori e di pensare che qualsiasi decisione politica si prendeva dovesse partire dai loro bisogni e dalle loro condizioni di vita e di lavoro e soprattutto a loro dovesse ritornare.
Questa, credo, è stata la cifra più importante di quello che provò a fare Vittorio con il gruppo inchiesta, tentando faticosamente - a volte una fatica di Sisifo - di permeare anche il resto del partito di questa cultura.
Negli anni, ognuno prese la sua strada, io feci altre scelte e il contesto politico cambiò come tutti sappiamo. Ma quella idea dell'inchiesta, la dedizione assoluta alla militanza di base e l'entusiasmo di Vittorio in quegli anni non le dimenticherò mai e resteranno per me sempre un insegnamento di vita e di pratica politica.
Di Vittorio ricorderò questo, ma ancora prima la sua immensa umanità e la sua grandissima generosità. Così come ricorderò la capacità che aveva di farti ridere, fino alle lacrime a volte. Spesso, più tentava di essere serio, più riusciva a farci ridere.

Già, raramente mi sono divertita così tanto a fare politica come con te, caro Vittorio! Grazie di tutto! Mancherai a tutti!

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