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Roma-Ostia, si va verso la privatizzazione: il no del Comitato pendolari Roma Ostia
E’ ufficiale, e l’ha annunciato la Regione nel corso dell’incontro con il Comitato Pendolari Roma Ostia di mercoledì 9 dicembre:
la ferrovia Roma Lido verrà ceduta ad un raggruppamento di imprese capeggiato dalla francese RATP e con dentro anche Ansaldo. L’annuncio ufficiale è stato dato oggi. Formalmente la cosa si prospetta come un progetto di Project Financing, quindi senza costi per la cosa pubblica, ma non è affatto così. I pendolari, in un comunicato, fanno sapere che non staranno certo alla finestra a fare il tifo per questo o per quello, e continueranno a portare avanti le proprie proposte. "E crediamo che anche i lavoratori - scrivono - avranno qualcosa da ridire".

La cordata di aziende preparerà un progetto per rilevare la gestione della linea, attualmente mal gestita da ATAC S.p.A. con un contratto scaduto da anni prorogato più volte e pure per i prossimi due anni grazie al Giubileo. Il progetto sarà presentato alla Regione, proprietaria della linea che potrà richiedere qualche modifica prima di dichiararne la Pubblica utilità. A valle dovrà essere convocata la Conferenza dei servizi con tutti gli enti pubblici coinvolti per apportare eventualmente ulteriori modifiche al progetto. Quindi, dopo l’approvazione della Conferenza dei servizi, la Regione bandirà una gara in cui però la cordata guidata da RATP avrà diritto di prelazione. Questo il film previsto.
La dichiarazione di Pubblica utilità è prevista per febbraio del prossimo anno.

"Basta? No. La linea verrà ceduta con la dote dalla Regione. La quale ha chiesto al governo un finanziamento di 180 milioni per investimenti e manutenzione straordinaria (p.es. treni nuovi). 

Sempre nello stesso comunicato i pendolari della Roma Ostia fanno le seguenti considerazioni.

a) La Regione, incapace di far funzionare a dovere il servizio attraverso ATAC, non vede l’ora di disfarsi della linea, che le ha generato moltissimi problemi e danni di immagine, così ha deciso di alzare bandiera bianca ed arrendersi;
b) la sorte delle altre due ferrovie ex-concesse pare segnata, a questo punto, una volta dismessa la linea più appetitosa è impensabile che Zingaretti e Civita si tengano le altre due, d’altra parte le privatizzazioni di beni pubblici sono un’asse portante dell’amministrazione regionale così come lo sono state dell’amministrazione comunale;
c) l’assegnazione diretta, anche se sotto la forma mascherata di gara con prelazione, ci pare assai discutibile;
d) il Project Financing è un bluff. In Italia se ne parla da anni, ma non esiste nessun progetto portato a realizzazione con tale modalità. Sembra che i privati mettano i soldi e per il pubblico non ci siano costi. Ma non è così.
e) I 180 milioni di dote messi sul piatto (se il governo li concede) sono la dote pretesa dai francesi per entrare nel business. Sull’entità dell’importo se ne parlava da un anno ma poi, siccome i soldi non erano stati reputati sufficienti dall’azienda, non se n’era fatto di nulla.
f) ATAC S.p.A. sta capitolando, incapace di una gestione decente del servizio, ma in grado solo di piagnucolare argomenti risibili di difesa d’ufficio; si vede portar via una parte importante delle sue attività, senza essere in grado di reagire sul piano industriale e di miglioramento dell’efficienza;
g) ATAC resterà molto indebolita; questo è un pericolosissimo precedente che potrà vedere ulteriori spezzatini nei servizi erogati;
h) tra il binario 1, percorso in questi anni da Ferrovie dello Stato, ed il binario 2, rovinosamente seguito da Alitalia, ATAC si sta avviando sul binario morto delle aziende pubbliche decotte, per le quali solo altre iniezioni di soldi di tutti i cittadini, come quelli ricevuti a Agosto scorso dal Comune di Roma col bilancio di assestamento (40 mln liquidi + 140 mln di euro di valori patrimoniali “conferiti” dal Comune) può salvare dal Tribunale Fallimentare;
i) la privatizzazione del 20% delle linee di bus verso Roma TPL si è rivelata un flop spaventoso, con danni ai lavoratori e all’utenza, come dimostrano anche le cronache degli ultimi tempi;
j) noi cittadini abbiamo pagato la linea Roma Lido con le nostre tasse, come pendolari paghiamo due volte, sostenendo anche il costo dell’abbonamento, e concedendo un finanziamento extra (i citati 180 milioni) pagheremo una terza volta;
k) che succederà con il costo del biglietto e dell’abbonamento? RATP non è ATAC e quindi deve garantire profitti all’azionista, la qual cosa si ottiene solo in due modi: aumentando i ricavi o riducendo i costi. O tutte e due. Non si scappa.
l) Ci domandiamo “Chi ci guadagna?” Facile. La cordata imprenditoriale, che si prende carico della linea a costo zero, si prende i soldi del finanziamento straordinario e ovviamente quello della bigliettazione. Soprattutto, senza prendere impegni certi per investimenti su binari, treni e segnalamento, senza sottoporsi al vaglio di organi di controllo veramente indipendenti, senza doversi impegnare a rispettare seri, certi e misurabili standard di qualità e quantità del servizio, riceverà ogni anno, per 20-25 anni, un canone di concessione, certo e sempre da lui esigibile, che non sarà inferiore a quanto già oggi paghiamo ad ATAC tramite la Regione;
m) che succederà ai lavoratori della linea? Saranno ceduti da ATAC a RATP con uno spin-off? Oppure saranno ricollocati in ATAC perché il nuovo gestore porterà del personale proprio?
n) Il Comune ha qualcosa da dire in proposito? Improta, finché era assessore comunale, cercava di rivitalizzare ATAC e non voleva sentir parlare di privatizzazione, Civita invece ha sempre sostenuto la pensata del concessionario. Da qui molti degli attriti fra i due enti. Esposito nei pochi mesi da assessore voleva percorrere un’altra via: “privatizzare” si ma verso Trenitalia.

Questo è lo scenario.

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