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"Milano Pastis", il romanzo d'esordio di Davide Pappalardo

Anni ’60, Milano, le bande criminali, gli inseguimenti della polizia. Scene da film insomma ben ricordate da chi ora ha i capelli bianchi. E ben affiancate in quegli anni da un clima politico pieno di aspettative, le lotte operaie e studentesche e l’avanzata della sinistra, e di rischi grossi per il Paese, rappresentati dalla strategia della tensione e dalle tentazioni golpiste.
E’ in questo contesto che Davide Pappalardo, un giovane siciliano trasferitosi poi a Roma e infine a Bologna, appassionato di noir, che non ha vissuto quell’epoca così difficile e nel contempo densa di aspettative ma che conosce bene sia pure di riflesso per un proprio impegno culturale e politico, ha ambientato il suo romanzo d’esordio “Milano Pastis” (Nerocromo, pp. 190, euro 15,00).

Lo spunto, reale, è la rapina di via Monteleone, strada dove anche recentemente sono avvenuti altri furti importanti, avvenuta nel 1964 ad opera del Clan dei Marsigliesi in modo così magistrale tanto da far dire a Dino Buzzati, allora cronista del Corriere della Sera, che quella era stata “una signora rapina” e gli autori “dei tipi in gambissima”. Il giovane scrittore, per la verità quarantenne anche se non li dimostra affatto, già autore nel 2014 del racconto “Respira a lungo, Francesca” inserito in una antologia letteraria, coniuga questo grande e leggendario episodio criminale con il quadro politico che prima abbiamo descritto. Senza dimenticare di “umanizzare” un contesto che al contrario sarebbe duro e sanguinoso. Così nel corso della storia c’è anche il tempo di costruire una storia d’amore, quella tra tra il bandito Robert e la giovane e bellissima ballerina tunisina Sherazade. E ovviamente di raccontare i numerosi conflitti che agitano l’attività criminale della banda come quello tra il capo carismatico Robert Bresciani e suo fratello maggiore che soffre questa inferiorità gerarchica frutto anche della sua incapacità a stare al mondo.

Oppure tra Jo Le Maire, il grande capo della criminalità parigina e il giovane emergente Robert. Come si evince da queste informazioni sono Milano e Parigi le città protagoniste del romanzo di Davide Pappalardo. In una recente intervista a Bologna Today l’autore racconta la genesi della sua prima avventura nel campo della narrativa: “ci sono arrivato quasi per caso – racconta lo scrittore - qualche anno fa mi sono appassionato alla serie Romanzo Criminale, mi sono documentato sulla banda della Magliana ed ho scritto alcuni articoli sui nessi tra politica e criminalità organizzata a Roma, anticipando pure qualcosa rispetto a Mafia Capitale. Sono poi entrato in contatto con uno degli sceneggiatori di Romanzo Criminale e, in un bar nei pressi della stazione Termini, è nato il progetto per una nuova serie tv. Insieme ad Elisa, all’epoca mia compagna e oggi mia moglie, ho compiuto un accurato lavoro di documentazione. Poi il progetto si è arenato ed ho deciso di utilizzare parte del materiale per un romanzo.” Come dice giustamente Pappalardo la lettura di questo noir “può servire come spunto di riflessione per chi volesse approfondire la lettura storica di quel periodo.” Non ci resta che augurare a tutti buona lettura nell’attesa di nuovi lavori che l’autore ha già annunciato.

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