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Campania, quasi inesistente la recidiva tra gli ex detenuti che seguono un percorso condiviso di riabilitazione. Il vero dramma nelle carceri è il sovraffollamento
“In Campania ci sono 1100 detenuti più del previsto, rispetto alla capienza massima di 6100 posti. Il sovraffollamento riguarda soprattutto Poggioreale e il carcere femminile di Pozzuoli dove in una stanza ci sono 8,12, perfino 14 donne. E c’è un unico bagno“. A lanciare l’allarme, in un’intervista alla DIRE, è Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania. A lavoro da circa un mese nella struttura del Consiglio regionale, Ciambriello racconta di aver firmato due protocolli d’intesa “per il rimpatri forzati degli immigrati e sul tema della tortura” e ora la sua azione si concentrerà soprattutto per garantire ai detenuti una permanenza più dignitosa negli istituti della Campania.
“Occorre favorire relazioni umani e rapporti sociali. Nei penitenziari – afferma il garante – mancano figure che si occupano di sociale, che facciano da ponte tra chi è in cella e chi fuori. Alle persone che sbagliano va tolta la libertà ma non la dignità: i colloqui durano un’ora, una volta a settimana. Così non alleviamo le loro sofferenze”.
“Quando un detenuto nelle carceri incontra associazioni e realtà che fanno iniziative, quando un detenuto, dopo aver scontato la sua pena, sta in una comunità di accoglienza o incontra la Pastorale carceraria di Napoli, non torna in carcere. Il 90% di loro, coinvolti in iniziative, non è recidivo”, commenta Ciambriello.
“Coinvolgerli è positivo, per loro e per la società. Aiutarli è anche un risparmio economico oltre che un dovere costituzionale: per l’articolo 27 della Costituzione – ricorda Ciambriello – il carcere è un luogo di rieducazione“.
Per promuovere attività alternative in carcere, il garante dei detenuti annuncia anche l’avvio di un nuovo percorso realizzato in collaborazione con l’assessore regionale alla Formazione, Chiara Marciani: “Abbiamo avuto un incontro molto costruttivo – dice – e presto partiranno corsi di formazione e di avviamento al lavoro. Sarà un percorso strutturato sulla base delle singole competenze dei detenuti. Fare attività in carcere semplicemente per‘intrattenere’ i detenuti non basta: dobbiamo creare delle zattere tra loro e la società, tra i detenuti e il mondo del lavoro”.
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