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Omicidio razzista di Torpignattara, la Cassazione conferma che Shahzad fu ucciso dietro istigazione del padre dell'omicida
La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha emesso oggi la sentenza con cui riconosce la colpevolezza di Massimiliano Balducci, la persona che il 18 settembre del 2014, nel quartiere diTorpignattara a Roma, aveva istigato il figlio allora 17enne a picchiare, fino poi a ucciderlo, Khan Muhammad Shahzad, pakistano di 28 anni.

La Corte ha condannato l’imputato a dieci anni di reclusione, rispetto all’originaria condanna a ventuno anni, modificando il titolo di reato da concorso anomalo in omicidio volontario a concorso in omicidio preterintezionale. La sentenza si discosta in tal modo dall’interpretazione del fatto cui era pervenuto il Tribunale per i minorenni, che aveva condannato l’allora minorenne D. B. per omicidio volontario.

Massimiliano Balducci è stato condannato al risarcimento dei danni nei confronti del padre, della madre, della moglie e del figlio di Shahzad, rappresentati dagli avvocati di Progetto Diritti Mario Angelelli e Arturo Salerni.

La vicenda dell’uccisione di Shahzad è una di quelle che maggiormente hanno scosso e diviso l’opinione pubblica e segnato l’immaginario della capitale e dell’intero Paese, irrompendo con la sua brutalità nei discorsi intorno alla convivenza e ai conflitti nelle nostre periferie. Gli avvocati di Progetto Diritti hanno rappresentato la famiglia di Shahzad costituitasi parte civile nel processo al padre dell’omicida. Nel gennaio 2016, in occasione della presentazione del libro di Giuliano Santoro “Al palo della morte” (Ed Alegre), l’associazione ha promosso un dibattito insieme anche a rappresentanti delle comunità pakistana e bengalese in un incontro dal titolo “Shahzad, uno di noi. L’omicidio di Shahzad a Tor Pignattara: diversità, conflitti e convivenza”.

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